lunedì 28 maggio 2012

Senza pregiudizi


Mi piace pensare che questi episodi accadano anche nella realtà, questa volta non userò aiuti visivi ma lascerò tutto alla vostra immaginazione:

Nonostante l’intervento fosse andato a buon fine il viso di Alessandro aveva cambiato espressione, non era più sorridente e rilassato e adesso giaceva sul suo letto nella camera 15, Era stato ricoverato il giorno prima  per affrontare l’operazione riguardante l’ernia al disco, il suo corpo palestrato ed i muscoli scolpiti andavano in contrasto con il suo viso quasi infantile, bastarono quelle poche parole condivise con il personale di turno per capire che lui era gay, Paolo caposala e Andrea infermiere professionale ci giravano quasi alla larga, come se il paziente costituisse una minaccia, Marina e Graziella invece avevano scambiato volentieri le parole con lui venendo a sapere che nella sua vita esisteva un certo Alberto.

Era tardo pomeriggio quando comparve questo Alberto, vestito di tutto punto e agitatissimo iniziò a fare domande a raffica su Alessandro per capire la sua situazione.
Graziella lo tranquillizzò facendole capire che era tutto ok e che doveva solo riposarsi, Alberto insistette per fare la notte ed assisterlo, Graziella di rimando continuava a sostenere che non era affatto necessaria la sua presenza.
Quando entrò Marina in reparto per dare il cambio a Graziella li vide discutere animatamente, Graziella riferì alla collega le esigenze dell’amico facendo presente le sue opinioni poi salutò la collega e girò i tacchi.
Gli occhi quasi lucidi di Alberto erano una supplica, Marina aveva conosciuto una coppia gay nel passato e si era resa conto della fragilità dei loro rapporti, anche se le loro apparenze davano segno di forza e virilità in realtà erano veri e propri cristalli.

Marina considerò un attimo la situazione, la camera 15 aveva due letti ma era occupata solo da Alessandro, la notte si pronunciava tranquilla e guardando nuovamente negli occhi Alberto si commosse cedette.
Alberto quando comprese le intenzioni dell’infermiera sorrise come un bambino quando riceve il gelato più grosso.
“Grazie Marina… grazie davvero, prometto che non darò fastidio in nessuna maniera”
“Ok Alberto, non occupi però il letto libero, le procuro una poltroncina”
“Mi dia del tu Marina, mi farebbe felice”
“Va bene Alberto, dammi una mano a portare la poltrona… sono pesanti”
Tutte le volte che Marina passava davanti alla camera 15 vedeva Alberto silenzioso con la cravatta allentata e seduto di fianco al paziente dormiente che gli accarezzava dolcemente la mano.
“Lascialo dormire Alberto, è ancora sotto anestesia, dagli il tempo di riprendersi, è normale che sia così, leggi qualcosa”
“Io lo conosco Marina, non sta bene, guarda che faccia che fa, sta soffrendo”
“diosanto Alberto, ti fidi di me? Ti dico che ok… rilassati, non puoi passare la notte così”
Le ore quasi volarono per Marina e quando riguardò l’orologio era notte fonda, le luci erano soffuse nei corridoi e nelle camere solo una piccola lampadina sul muro permetteva di vedere le sagome, il silenzio dominava mentre faceva il giro, la camera 15 era socchiusa, entrò e vide Alberto sempre nella stessa posizione, L’effetto anestesia stava scomparendo ed Alessandro stava scambiando qualche parola con l’amico.

Marina posò le mani sulle spalle di Alberto “Allora come va Superman?”
“fa un male bestia, non posso muovermi” rispose il paziente.
“pensa a qualcosa di carino, distraiti Alessandro” disse Marina, poi aggiunse… “siete insieme vero?”
A quella domanda Alberto alzò il viso verso Marina, il suo viso era rigato di lacrime, Marina comprese che era un uomo davvero sensibile.
“si… da 11 mesi, è cosi evidente?” rispose Alberto.
Nel frattempo il paziente non smetteva di fare versi ad ogni respiro.
“Cosa posso fare Marina? Non ce la faccio più a vederlo così” chiese Alberto con una supplica
Marina rimase in silenzio riflettendo nella mente poi, si avvicinò a porta e la chiuse completamente, ritornò vicino alla coppia e si chinò su Alessandro, dolcemente fece scivolare il lenzuolo, Alessandro indossava solo il camice bianco slacciato dietro la schiena, Alberto vigile osservava ogni mossa dell’infermiera, Marina poi alzò il camice del paziente lasciando senza veli il pene completamente rasato, lo prese in mano con delicatezza e iniziò a massaggiarlo guardando negli occhi Alberto che alternava lo sguardo smarrito da Marina all’amico.
“Dai… però sii dolce Alberto, non devi fare movimenti bruschi” sussurrò sorridendo sinceramente
Alberto sembrava paralizzato e timoroso di fare qualcosa di sbagliato.

Marina continuando a masturbare delicatamente il paziente lo incitò ancora: “Dai prendilo, so che lo desideri, forse lo farà stare meglio, forse lo aiuterà a pensare a qualcosa di bello”
Alberto con lo sguardo fissò negli occhi di lei chinò lentamente il viso, Marina tenne retto il pene di Alessandro e liberò il prepuzio, lo indicò poi con il mento come per invitarlo ad iniziare.
Alberto lo prese in bocca senza toccarlo con le mani, Marina continuava a tenerlo con una mano mentre con l’altra libera strinse con delicatezza i testicoli facendo movimenti fluidi.

I muscoli di Alessandro sembravano finalmente distendersi, i suoi mugolii adesso non esprimevano dolore ma piacere, l’uccello scompariva quasi del tutto nella bocca dell’amico notò Marina affascinata, si rese conto che nemmeno lei era così brava a fare pompini.
Squillò all’improvviso un campanello in lontananza, “devo lasciarvi” disse Marina “mi chiamano, mi raccomando Alberto, fai sempre piano ok? Specialmente quando viene è meglio se non muove la schiena’”
Marina scomparve dalla camera 15 tirandosi la porta dietro per soccorrere una paziente bisognosa di un bicchiere d’acqua.

Quando ritornò alla 15 Alberto era sempre allo stesso gioco, lei varcata la soglia appoggiò la schiena sulla porta chiusa della camera e di calò i pantaloni bianchi di cotone della divisa liberando in seguito la figa dal perizoma, il lumino al muro da poche volt illuminava il suo basso ventre mettendo in risalto le sue labbra bagnate.
Con i pantaloni alle ginocchia iniziò a toccarsi trastullandosi le piccole labbra sensibili e titillando il clito bisognoso di coccole, Alberto abbandonò quasi l’uccello dell’amico per osservarla, lei gli sorrise e lui rispose alla stessa maniera riprendendosi l’uccello in bocca.

Alessandro venne nella bocca del partner facendo versi strani, Alberto non vece spreco di sperma evitando così di lasciare tracce, succhiò più volte la cappella lucidandola completamente.
Quando si voltò verso l’infermiera la trovò per terra seduta sui talloni con le gambe divaricate e la schiena arcuata, nonostante fosse gay trovò magnifica la sua figa aperta, le gambe di lei si aprivano e si chiudevano continuamente, le sue dita si muovevano con grazia, Alberto guardava Marina lasciarsi andare e sussurrava all’orecchio dell’amico ogni movimento, venne anche lei fissando quasi con gli occhi strabuzzati il nuovo amico poi con ancora le dita della figa sorrise, le tolse lentamente dalla vulva portandosele in bocca per leccarle. Si alzò e si ricompose avvicinandosi ai ragazzi.
“Adesso la festa è finita però… dormite tutti e due ok?”  e detto ciò fece per voltarsi quando Alberto la fermò prendendole il braccio, lei si voltò e lui le disse: “Grazie Marina, sei davvero un’amica che capisce”
Marina annuì sempre sorridendo e mentre stava aprendo la porta per lasciare la 15 sentì ancora: “Marina… Alessandro ha detto che ci farebbe onore se ci fossi anche tu a festeggiare il nostro anniversario e anch’io la penso così”
Lei riflettè silenziosa e poi rispose: “Come potrei dire di no a due amici?”

La porta si chiuse e la notte continuò silenziosa nel reparto, le classiche notti che si vivono in ospedale dove c’è chi russa, chi si lamenta ma anche chi mette a loro agio i pazienti assistendoli con il cuore.
Sulla cartella clinica venne scritto che il paziente si era ripreso egregiamente, i particolari in quanto ritenuti superflui non vennero messi a verbale.

1 commento:

  1. forse proprio così realmente non accade ma ..... una gran bella fantasia! brava Acquachiara!

    RispondiElimina