giovedì 31 maggio 2012

Il buongiorno

giovedì, 31 maggio 2012

La nausea non smetteva di tormentarmi, trovavo solo conforto con le vecchie lenzuola ruvide di lino ereditate dalla nonna, amo sentirle accarezzare la mia pelle.
Cambio continuamente posizione nel letto poi, sento la sua mano avanzare, adesso è sule cosce che avanza, poi si ferma, poi riprende il cammino verso i seni, mi giro nuovamente stando a pancia in su, la sua mano desiste e riprende a tastare, la mia testa pulsa, le tempie gridano pietà, la sua mano adesso scende e mi stringe delicatamente l’interno morbido delle cosce, sto quasi per vomitare, sto male davvero.

La sua mano adesso è ferma come un rettile, la raggiungo sotto le lenzuola e prendo il suo polso, lo guido mentre le mie gambe si aprono a rana, il mio ginocchio adesso è sopra la sua coscia, la sua mano sulla figa.
“toccami” gli sussurro “accarezzami le labbra senza entrare” gli dico.
Lui obbedisce e inizia sfiorandomi con i polpastrelli, le piccole labbra sono dischiuse, le sento, sento le sue dita farmi le coccole mentre mi mordo il labbro inferiore, i miei occhi sono chiusi… mi sto rilassando.
Sto adesso aprendo gli occhi, vedo le lame di luce proiettate sulla parete, guardo la sveglia, sono le 6.15, lui dorme serenamente. Faccio mente locale rendendomi coto di essermi addormentata mentre mi masturbava la sera prima, non credo di esser venuta, almeno non lo ricordo. Non c’è più traccia di nausea, per istinto passo la mano sulla vulva, è asciutta, poi la mano va sulla sua schiena, lo accarezzo lentamente più volte, la sua pelle è fresca, mi giro verso di lui e inizio a baciarle il collo, sento i suoi glutei rassodati, lui si sveglia e mi saluta baciandomi.
“sono venuta?”  gli faccio, lui sorride e mi dice non con la testa.
“ti sei addormentata Chiara, eri esausta” mi risponde
“vieni qui dai… vieni sopra”
Lui si mette a cavalcioni su di me, il suo bastone di carne  è straiato sull’ombelico, lo prendo in mano guardando lui negli occhi, è inerme, caldo, riesco a liberare il glande senza problemi.
“vieni più su” lui avanza con le ginocchia “ancora dai, vieni sul mio viso”

Adesso ho la cappella sul mio viso come se mi puntasse il dito, allungo la mano prendendo il suo cuscino, lui capisce immediatamente il gioco che intendo fare e mi solleva la testa per farmelo metter sotto la nuca.
Ho il membro in mano, lo passo sulle guance, il prepuzio è ancora fuori, lo alzo e prendo in bocca i testicoli, la mia lingua li accarezza mentre la mia mano inizia a muoversi, non smetto di succhiarle, le sue palle escono e rientrano di continuo dalla mia bocca. Lui poi solleva leggermente il bacino facendole uscire completamente, io lo guardo negli occhi e abbasso l’asta prendendola in bocca, lui alza la mia nuca con le mani scopandomi letteralmente la bocca, i nostri sguardi rimangono fissi, passano i minuti e io non resisto più, lo voglio, lo desidero davvero.
“prendimi Andreas, prendimi dietro… e non uscire più”
Mi metto a gattoni sul letto, passo mano sulle labbra, sono fradice, infilo due dita per bagnarle, poi il medio scompare nell’orifizio per massaggiarlo e inumidirlo, i tessuti cedono, sento il diametro aumentare, tolgo allora il dito e appoggio le mani sul materasso, lui è dietro di me, lo tiene in mano e lo posa sul secondo canale, lo sento entrare, è rigido, scivola ancora, adesso mi fa quasi male.
Lui mi prende saldamente i fianchi con le mani e li tira verso di sé, io poso la guancia sul cuscino, il mio culo è in aria, il suo uccello entro.
Il ritmo aumenta, i miei occhi sono socchiusi, la mia bocca aperta, mi sta devastando sprigionando la sua carica, dio come mi piace.

Il nostro letto cigola fortemente, la testiera sbatte continuamente sul muro, ho paura di svegliare i bambini ma non posso smettere ora, non posso interrompere il gioco.
Dai suoi movimenti sento che siamo al traguardo, voglio venire con lui, la mia mano inizia a masturbarmi mentre lui è ancora dentro, pizzico continuamente il clito rigonfio e infilo le dita con violenza.
Il suo colpo di reni mi fa capire che sta venendo, sento il suo liquido irrorarmi lo sfintere, vengo anch’io soffocando il grido col cuscino.

Lui si appoggia sulla mia schiena ansimando, è ancora dentro, vorrei rimanere così all’infinito, lo faccio uscire scivolando lentamente, ci buttiamo entrambi sul letto, le nostre bocche si incontrano, le nostre lingue si intrecciano come un nido di vipere.
Mentre slinguamo sento  rivoli caldi sulle mie cosce che avanzano, probabilmente dovrò cambiare il lenzuolo ma non importa.
Sento lo sciacquone del bagno e istintivamente ci tiriamo su le lenzuola, passano i secondi e arriva il mezzano in mutandine per darci il buongiorno.

Il classico buongiorno che si vede dal mattino.

mercoledì 30 maggio 2012

L'estate sta iniziando

Il caldo sembrerebbe esploso, l’estate è alle porte, nonostante la crisi, i terremoti e i casini al lavoro la voglia di vivere qualche giornata rosolando al sole è sempre crescente.

Spero davvero di evadere i miei desideri e recarmi nelle ultime settimane di luglio all’isola di Pag dimenticando completamente come sono fatti i vestiti e godendomi la spiaggia dove il rosa carne domina, dove le coppie in tarda sera fanno le passeggiate e poi si lasciano andare sulla sabbia quando non ci sono bambini che osservano.
Se passerete da quelle parti cercatemi, passerò volentieri un paio d’ore insieme a voi e, se siete creative in un paio d’ore di “cose” se ne possono fare davvero tante.

Se poi vi presenterete con questo post stampato avrete diritto di spalmarmi l’olio come nell’ultima foto… indipendentemente dal vostro sesso, parola di Chiara.


lunedì 28 maggio 2012

Senza pregiudizi


Mi piace pensare che questi episodi accadano anche nella realtà, questa volta non userò aiuti visivi ma lascerò tutto alla vostra immaginazione:

Nonostante l’intervento fosse andato a buon fine il viso di Alessandro aveva cambiato espressione, non era più sorridente e rilassato e adesso giaceva sul suo letto nella camera 15, Era stato ricoverato il giorno prima  per affrontare l’operazione riguardante l’ernia al disco, il suo corpo palestrato ed i muscoli scolpiti andavano in contrasto con il suo viso quasi infantile, bastarono quelle poche parole condivise con il personale di turno per capire che lui era gay, Paolo caposala e Andrea infermiere professionale ci giravano quasi alla larga, come se il paziente costituisse una minaccia, Marina e Graziella invece avevano scambiato volentieri le parole con lui venendo a sapere che nella sua vita esisteva un certo Alberto.

Era tardo pomeriggio quando comparve questo Alberto, vestito di tutto punto e agitatissimo iniziò a fare domande a raffica su Alessandro per capire la sua situazione.
Graziella lo tranquillizzò facendole capire che era tutto ok e che doveva solo riposarsi, Alberto insistette per fare la notte ed assisterlo, Graziella di rimando continuava a sostenere che non era affatto necessaria la sua presenza.
Quando entrò Marina in reparto per dare il cambio a Graziella li vide discutere animatamente, Graziella riferì alla collega le esigenze dell’amico facendo presente le sue opinioni poi salutò la collega e girò i tacchi.
Gli occhi quasi lucidi di Alberto erano una supplica, Marina aveva conosciuto una coppia gay nel passato e si era resa conto della fragilità dei loro rapporti, anche se le loro apparenze davano segno di forza e virilità in realtà erano veri e propri cristalli.

Marina considerò un attimo la situazione, la camera 15 aveva due letti ma era occupata solo da Alessandro, la notte si pronunciava tranquilla e guardando nuovamente negli occhi Alberto si commosse cedette.
Alberto quando comprese le intenzioni dell’infermiera sorrise come un bambino quando riceve il gelato più grosso.
“Grazie Marina… grazie davvero, prometto che non darò fastidio in nessuna maniera”
“Ok Alberto, non occupi però il letto libero, le procuro una poltroncina”
“Mi dia del tu Marina, mi farebbe felice”
“Va bene Alberto, dammi una mano a portare la poltrona… sono pesanti”
Tutte le volte che Marina passava davanti alla camera 15 vedeva Alberto silenzioso con la cravatta allentata e seduto di fianco al paziente dormiente che gli accarezzava dolcemente la mano.
“Lascialo dormire Alberto, è ancora sotto anestesia, dagli il tempo di riprendersi, è normale che sia così, leggi qualcosa”
“Io lo conosco Marina, non sta bene, guarda che faccia che fa, sta soffrendo”
“diosanto Alberto, ti fidi di me? Ti dico che ok… rilassati, non puoi passare la notte così”
Le ore quasi volarono per Marina e quando riguardò l’orologio era notte fonda, le luci erano soffuse nei corridoi e nelle camere solo una piccola lampadina sul muro permetteva di vedere le sagome, il silenzio dominava mentre faceva il giro, la camera 15 era socchiusa, entrò e vide Alberto sempre nella stessa posizione, L’effetto anestesia stava scomparendo ed Alessandro stava scambiando qualche parola con l’amico.

Marina posò le mani sulle spalle di Alberto “Allora come va Superman?”
“fa un male bestia, non posso muovermi” rispose il paziente.
“pensa a qualcosa di carino, distraiti Alessandro” disse Marina, poi aggiunse… “siete insieme vero?”
A quella domanda Alberto alzò il viso verso Marina, il suo viso era rigato di lacrime, Marina comprese che era un uomo davvero sensibile.
“si… da 11 mesi, è cosi evidente?” rispose Alberto.
Nel frattempo il paziente non smetteva di fare versi ad ogni respiro.
“Cosa posso fare Marina? Non ce la faccio più a vederlo così” chiese Alberto con una supplica
Marina rimase in silenzio riflettendo nella mente poi, si avvicinò a porta e la chiuse completamente, ritornò vicino alla coppia e si chinò su Alessandro, dolcemente fece scivolare il lenzuolo, Alessandro indossava solo il camice bianco slacciato dietro la schiena, Alberto vigile osservava ogni mossa dell’infermiera, Marina poi alzò il camice del paziente lasciando senza veli il pene completamente rasato, lo prese in mano con delicatezza e iniziò a massaggiarlo guardando negli occhi Alberto che alternava lo sguardo smarrito da Marina all’amico.
“Dai… però sii dolce Alberto, non devi fare movimenti bruschi” sussurrò sorridendo sinceramente
Alberto sembrava paralizzato e timoroso di fare qualcosa di sbagliato.

Marina continuando a masturbare delicatamente il paziente lo incitò ancora: “Dai prendilo, so che lo desideri, forse lo farà stare meglio, forse lo aiuterà a pensare a qualcosa di bello”
Alberto con lo sguardo fissò negli occhi di lei chinò lentamente il viso, Marina tenne retto il pene di Alessandro e liberò il prepuzio, lo indicò poi con il mento come per invitarlo ad iniziare.
Alberto lo prese in bocca senza toccarlo con le mani, Marina continuava a tenerlo con una mano mentre con l’altra libera strinse con delicatezza i testicoli facendo movimenti fluidi.

I muscoli di Alessandro sembravano finalmente distendersi, i suoi mugolii adesso non esprimevano dolore ma piacere, l’uccello scompariva quasi del tutto nella bocca dell’amico notò Marina affascinata, si rese conto che nemmeno lei era così brava a fare pompini.
Squillò all’improvviso un campanello in lontananza, “devo lasciarvi” disse Marina “mi chiamano, mi raccomando Alberto, fai sempre piano ok? Specialmente quando viene è meglio se non muove la schiena’”
Marina scomparve dalla camera 15 tirandosi la porta dietro per soccorrere una paziente bisognosa di un bicchiere d’acqua.

Quando ritornò alla 15 Alberto era sempre allo stesso gioco, lei varcata la soglia appoggiò la schiena sulla porta chiusa della camera e di calò i pantaloni bianchi di cotone della divisa liberando in seguito la figa dal perizoma, il lumino al muro da poche volt illuminava il suo basso ventre mettendo in risalto le sue labbra bagnate.
Con i pantaloni alle ginocchia iniziò a toccarsi trastullandosi le piccole labbra sensibili e titillando il clito bisognoso di coccole, Alberto abbandonò quasi l’uccello dell’amico per osservarla, lei gli sorrise e lui rispose alla stessa maniera riprendendosi l’uccello in bocca.

Alessandro venne nella bocca del partner facendo versi strani, Alberto non vece spreco di sperma evitando così di lasciare tracce, succhiò più volte la cappella lucidandola completamente.
Quando si voltò verso l’infermiera la trovò per terra seduta sui talloni con le gambe divaricate e la schiena arcuata, nonostante fosse gay trovò magnifica la sua figa aperta, le gambe di lei si aprivano e si chiudevano continuamente, le sue dita si muovevano con grazia, Alberto guardava Marina lasciarsi andare e sussurrava all’orecchio dell’amico ogni movimento, venne anche lei fissando quasi con gli occhi strabuzzati il nuovo amico poi con ancora le dita della figa sorrise, le tolse lentamente dalla vulva portandosele in bocca per leccarle. Si alzò e si ricompose avvicinandosi ai ragazzi.
“Adesso la festa è finita però… dormite tutti e due ok?”  e detto ciò fece per voltarsi quando Alberto la fermò prendendole il braccio, lei si voltò e lui le disse: “Grazie Marina, sei davvero un’amica che capisce”
Marina annuì sempre sorridendo e mentre stava aprendo la porta per lasciare la 15 sentì ancora: “Marina… Alessandro ha detto che ci farebbe onore se ci fossi anche tu a festeggiare il nostro anniversario e anch’io la penso così”
Lei riflettè silenziosa e poi rispose: “Come potrei dire di no a due amici?”

La porta si chiuse e la notte continuò silenziosa nel reparto, le classiche notti che si vivono in ospedale dove c’è chi russa, chi si lamenta ma anche chi mette a loro agio i pazienti assistendoli con il cuore.
Sulla cartella clinica venne scritto che il paziente si era ripreso egregiamente, i particolari in quanto ritenuti superflui non vennero messi a verbale.

lunedì 21 maggio 2012

Anima vagante


Flora fissava quasi estasiata la donna che li aveva accolti in casa, i suoi occhi non riuscivano a staccarsi dalle gambe aperte e divaricate sul divano, la osservava si accarezzarsi con grazia le labbra rigonfie distanziandole fino a mostrarle la parti sensibili traslucide rosa chiaro della vagina.
Mentre la osservava in ginocchio sul cuscino davanti al divano Bruno solleticava le sue cosce velatissime e morbide, la sua mente tornò indietro nel tempo pensando a quando, mesi fa, durante un cena di lavoro con suo marito lei si trovò sul terrazzo del ristorante a fumare una sigaretta in compagnia di Bruno, responsabile del marito.

Flora amava disperatamente suo marito, spesso faceva con lui l’amore, i rapporti erano caldi ma privi di sfumature, lei sentiva il desiderio di provare qualcosa di intenso facendo magari sesso con un secondo uomo in sua presenza, non perché non amasse il consorte anzi, voleva però vivere sulla sua pelle sensazioni che non riusciva a realizzare con lui, desiderava con tutto il cuore godere davanti al marito perché nella mente sua sarebbe stato il modo per trasmettere il suo amore per lui. Bruno fu l’unico a percepire i suoi pensieri, a captarli e registrarli in quanto aveva una mente analoga alla sua, anche lui desiderava disperatamente  vivere momenti paradisiaci per compiacere la moglie, il suo crescente desidero di vederla godere con un altro uomo non gli dava tregua.

Sul terrazzo del locale non ci furono quasi preliminari perché i loro sguardi furtivi durante tutta la cena avevano creato un’intesa silenziosa, dopo pochi tiri appoggiati sulla ringhiera dietro il vaso dei bambù i loro occhi si incontrarono, i sorrisi furono sinceri e silenziosi e mentre osservavano il panorama notturno lui si mise alle spalle di Flora sfiorando appena i glutei, lei invece lentamente si appoggiò a lui piegandosi sulla ringhiera e strofinando il bacino sul pene, il quale reagì prontamente scalpitando, lui fece allora scivolare in alto il vestito succinto di lei iniziando a palpeggiare i glutei, il suo pene fece capolino e venne subito accolto nelle labbra bagnate di Flora.
Flora chiuse gli occhi e ancora con la sigaretta accesa sentì l’uccello farsi strada dentro lei, quante volta aveva fantasticato quel momento nei suoi pensieri!
La scena venne interrotta dalle voci degli altri commensali che si facevano sempre più forti, lui si staccò da lei, il vestito  cadde nuovamente coprendo le parti intime, Flora si girò verso Bruno i loro sguardi espressero dispiacere ma anche promesse.
Si ritrovarono infatti in varie occasioni, facendo sesso senza pregiudizi, i loro orgasmi erano sempre carichi ed appaganti e dopo i giochi di letto non smettevano mai di dialogare sospirando e condividendo i loro desideri inevasi.

Negli ultimi incontri Bruno propose a Flora di vivere qualcosa di originale, qualcosa di mai provato, lei si fidava cecamente di Bruno perché sapeva che non vi erano secondi fini ma solo la voglia reciproca di scoprire emozioni nuove. Accettò quindi la proposta di incontrarsi con terze persone.
I mugolii della donna sul divano la fecero ritornare alla realtà, adesso percepiva anche il profumo acre ma forte della figa intrisa che stava danzando davanti a lei, le labbra si aprivano e chiudevano come la bocca di un pesce tropicale nell’acquario.

Alzò lo sguardo incrociando gli occhi di Bruno sopra di lei, gli sorrise poi posò nuovamente lo sguardo sulla vulva convulsa davanti a lei, avvicinò poi il naso facendo un respiro profondo, voleva sentire ancora quel profumo, il marito di lei si inginocchiò di fianco invitandola con un sussurro a fare ciò che voleva, lei guardò ancora Bruno come per cercare una conferma, lui col mento le fece segno di dedicarsi all’amica appena conosciuta.
Come per istinto allora mise le mani sotto i glutei di lei, li sollevò leggermente e la fece coricare completamente sul divano, la donna posò i piedi nudi sui cuscini, Flora si alzò e sempre con i piedi per terra si posò sul bracciolo del divano facendo aderire il suo basso ventre trovandosi così con il viso sull’inguine di lei e con il bacino in aria.
Posò quasi la bocca sulla figa ma poi si fermò esitando, alzò il viso dandosi un colpetto sui glutei invitò il marito di lei a mettersi dietro, lui obbedì e le sfilò il perizoma nero, lei alzò maggiormente il culetto per fargli capire che voleva essere montata.
Iniziò così a scoparla nella figa viscida e dilatata, passarono alcuni secondi e Flora capì che era il momento opportuno per fare quel passo.. posò completamente la bocca sulla figa di lei, con le mani allargò leggermente le labbra e la sua lingua iniziò a saettare sul clito.
Il vecchio divano non smetteva di cigolare, adesso Flora beveva da quel fiore appena esplorato rendendosi conto di quanto fosse surreale quel momento, assaporava con gusto quella carne morbida e saporita raccogliendo gli umori appena donati.

La donna sul divano ansimando allungò il braccio richiamando l’attenzione di Bruno, con la mano gli fece cenno di avvicinarsi, il suo viso era posato sull’orlo del divano, Bruno mise allora il cuscino dove prima si era adagiata Flora sotto la nuca di lei per sollevarle il viso poi fece uscire il suo uccello che si godette però pochissima libertà in quanto fu subito intrappolato dalla bocca di lei.
Vennero tutti alla spicciolata, le posizioni vennero scambiate più volte, lo sperma venne anche condiviso dalle due donne finendo il gioco appena imparato con un intenso 69 tra Flora e l’amica.

Flora ritornò a casa con la mente ancora in subbuglio ma deliziata per quelle nuove emozioni che avrebbe voluto condividere un giorno anche con suo marito, la donna sul divano non seppe mai se i desideri di Flora andarono in porto o meno perché non ebbe più occasione di rivederla, sicura in ogni caso di aver iniziato un’altra anima vagante su nuovi orizzonti e nuove prospettive.

martedì 15 maggio 2012

Pensieri condivisi


Perdonatemi davvero se non compaiono tanto spesso i miei scritti ma il tempo è tiranno e io sono decisamente presa dal lavoro.

Volevo però invitarvi a condividere i vostri pensieri, le vostre fantasie, capire quali sarebbero i vostri primi desideri se vi capitasse l’occasione di condividere una serata con un’altra coppia, una serata particolare con le inibizioni lasciate fuori dalla porta.
Sapere insomma cosa solleciterebbe il vostro cuore e la vostra mentre in compagnia di una coppia desiderosa di vivere emozioni nuove.
I miei credo che li abbiate già compresi da tempo.

Esprimetevi dunque, non volgarmente o banalmente ma sinceramente perché in quei momenti tutto diventa lecito: