lunedì 13 febbraio 2012

Momenti di gloria


I ghiaccioli pendevano fuori dalla finestra come le fauci di una fiera, lei annoiata sul divano guardava senza interesse il Tg, sempre le solite notizie, nella casa regnava il silenzio perché i bambini avrebbero passato qualche ora a casa di un loro coetaneo che compiva gli anni, non era più abituata da tempo a quei momenti di calma assoluta.

A momenti sarebbe tornato anche lui dal lavoro, avrebbero cenato fuori per l’occasione.
Iniziò a sfilarsi i vestiti di casa ammucchiandoli ai piedi del divano, li avrebbe messi in lavatrice,  indecisa su cosa indossare rimase per un tempo indefinito senza poco o nulla addosso, la caldaia nuova funzionava alla grande e lei quasi stravolta per la giornata movimentata al lavoro voleva godersi quel tepore tranquilla sul divano.

Rilassata sul divano i suoi muscoli si rilassarono, le sue mani fredde iniziarono a scorrere istintivamente sul corpo in cerca di una fonte di calore, rallentarono in prossimità del basso ventre andandosi a posare definitivamente sul pube, le gambe si chiusero imprigionandole e trasmettendo così un caldo piacevole.

Subito sembrò soddisfatta e chiuse gli occhi rimanendo ferma come una statua, poi… poi lentamente le sue dita scoprirono di poter ottenere qualcosa di più confortevole solamente esplorando la zona pelvica, i polpastrelli così presero vita con piccoli movimenti, entravano alternandosi tra le labbra flosce ma bollenti.

Soddisfatte di aver trovato una strada calda e scorrevole nella vagina le sue dita intensificarono i loro movimenti accarezzando la carne viva e irrorata, tutto ciò portò a risvegliare anche il clito che si fece subito tronfio come un pavone, anche lui pretendeva le sue attenzioni e lei non venne meno evadendo così le sue richieste.
Passarono i minuti e i tessuti cedettero del tutto permettendo così alla figa di dilatarsi, le grandi labbra sembravano le ali aperte di una farfalla ferita che ricevevano sollievo dalle sue dita oramai bagnate, il medio tentò di farsi strada imboccando il secondo canale ma in quella posizione l’orifizio non voleva collaborare, lei allora cambiò posa portandosi una mano dietro i glutei, anche loro caldissimi e morbidi, le dita bagnate facilitarono il gioco che lei aveva appena intrapreso, il medio fece pressione e l’unghia scomparve del tutto nel suo culetto, spinse maggiormente facendo entrare anche la seconda falange, tutto scottava tremendamente. Il tessuto si fece più elastico e il secondo dito non perse l’occasione di fare capolino varcando anche lui la soglia nascosta tra le natiche.

Come due ballerini russi le dita si accordarono per fare uniti gli stessi movimenti, gli stessi  passi nell’ano, percepivano la presenza delle dita dell’altra mano impegnata a soddisfare la figa e viceversa le dita che stavano esplorando l’utero sapevano di non esser sole, strusciavano tra loro separate solamente da una sottile membrana che non permetteva di congiungere i canali paralleli.

Gli orifizi colmati le fecero venire in mente a quando praticava occasionalmente giochi con più uomini, sorrise a questi pensieri consapevole che non c’era comunque paragone, ogni volta che lo faceva provava emozioni diverse, sensazioni nuove quando gli uccelli sfregavano tra di loro devastando sì i sentieri ma colmando di soddisfazione tanto lei che li accoglieva quanto i suoi uomini che si imbizzarrivano nelle sue parti intime.

Alcuni lievi rumori meccanici la riportarono alla realtà, comprese che una chiave in quel momento stava girando nella serratura … non poteva esser che lui di ritorno dal lavoro, nulla in quel momento avrebbe interrotto quel gioco.
Una figura si stagliò davanti alla porta del soggiorno, lei ancora con le dita dentro guardò negli occhi quella persona e sorrise, lui ricambiò silenziosamente e posata la borsa sul pavimento si appoggiò al muro davanti a lei.
“Non ti fermare … voglio vederti venire” le sussurrò.
Lei annuì senza smettere di masturbarsi e continuò così il suo gioco, passò un tempo indefinito e comparvero i suoi gemiti, i suoi veri quasi animaleschi, lui le aveva insegnato di non soffocare quelle emozioni, di urlare liberamente durante il sesso e lei comprese col passar del tempo quanto fosse fondamentale dare sfogo a questi amplessi.

L’orgasmo la raggiunse e lei come una leonessa che proteggeva i suoi cuccioli inizio a ruggire, la sua schiena si arcuava quasi a spezzarsi, le loro dita lavoravano come forsennate per ottenere il massimo.
Poi il suo corpo cadde sul divano come un peso morto, era esausta e ancora ansimava mentre lui si avvicinava inginocchiandosi ai piedi del divano, le accarezzò il viso sfiorandolo appena, le sue mani erano gelide a causa del freddo subito sulla strada di casa.
Lei staccò lentamente le dita  dal suo corpo e prese il viso di lui tra le mani, le loro bocche si dischiusero e le loro lingue si unirono.
Dopo un lungo bacio passionale prese le mani ghiacciate di lui, le sue cosce come per incanto si divaricarono per accoglierle e donare calore.

Le labbra bavose sembravano non reagire all’impatto, le dita gelide si infilarono nella figa floscia ma appena sfiorato il bottoncino i muscoli di lei si irrigidirono per poi cedere nuovamente.
Nonostante lui ci sapesse fare lui continuò a spingere le dita di lui e nel frattempo stringere le sue mani tra le cosce morbide e calde.
Come un polpo sul fondale le dita di lei avanzarono sulle gambe dell’uomo fermandosi poi sulle protuberanze che tanto cercavano, l’uccello era eretto e pronto al gioco che lei avrebbe offerto.
Con scioltezza lei liberò il pene che quasi scottava, sfoderò il prepuzio che sembrava un porcino appena tolto dal barattolo sott’olio, era viscido e traslucido, coperto completamente da una patina trasparente e insapore.
“Lo voglio… mettimelo in bocca, fammi bere” sussurrò la donna eccitata e detto ciò lo accolse accarezzandolo con la lingua.

L’uccello scomparve quasi del tutto raggiungendo la gola di lei, e mentre succhiava reggeva con una mano i testicoli quasi raggrinziti, li massaggiava lentamente consapevole che a breve avrebbero donato con gratitudine il latte caldo e biancastro.
Lui non smise mai di masturbarla, le sue mani ora riscaldate continuavano ad esplorare le parti intime di lei, la sua figa generosa continuava a sgocciolare la sua essenza mielosa ungendo le dita e permettendo così di soddisfarla.

Esperta in questi giochi comprese che l’uomo stava per venire, prese allora con ambedue le mani l’uccello senza smettere di succhiarlo, lui come in groppa a una puledra ad un rodeo diede gli ultimi colpi di reni e poi successe.
Vi fu prima un lungo fiotto caldo che divise in due il viso di lei disegnando una linea bianca verticale, poi ne seguirono altri più brevi che centrarono la bocca aperta, lei agitò con violenza l’uccello per ottenere il massimo, l’eiaculazione sembrava non finire mai, alcuni rivoli presero strada dalla sua bocca raggiungendo i seni, lei continuò a pulire il glande con ingordigia passando di continuo la lingua sul bastone di carne.
Quando si rese conto che il gioco era finito si rilassò completamente sul divano e gli sorrise guardandolo negli occhi, il suo viso era tutto imbrattato, il rimmel aveva fatto disastri, avrebbe dovuto farsi irrimediabilmente il trucco.

Lui passando il pollice all’angolo dell’occhio per liberarlo completamente dallo sperma residuo le disse con sincerità:
“Ti adoro quando fai la troia con me”
Lei con un sorriso rispose annuendo silenziosamente me nei suoi pensieri una vocina voleva ribattere dicendo che lei non faceva la troia con lui, lei era troia a prescindere perché quello era il suo ruolo in questi momenti gloria e lo sarebbe stata tutte le volte che il suo uomo avrebbe permesso di esaltare questo compito riservato esclusivamente alla donna.