giovedì 15 dicembre 2011

Una sola regola


Era l’una passata, la città era immersa nel sonno, solo qualche bagliore di luce  isolato qua e là mostrava segni di vita.
I bambini erano da ore sui letto a farsi sogni tranquilli, anche il bimbo piccolo degli ospiti giaceva sul lettino da campeggio blu con le sponde montato in soggiorno.
“Voi fatevi qualche birretta in soggiorno, vi chiameremo noi quando sarà ora”
Detto questo ai nostri uomini Anita ed io ci recammo in camera da letto.
Ci mettemmo comode sul letto, le scarpe volarono e i nostri piedi ripresero a respirare, indossavamo entrambi le autoreggenti e un gonnellino, lei aveva anche un perizoma bianco io… nulla.
“Anita… rilassati” le dissi sorridendo, poi spinsi con dolcezza le sue spalle sul cuscino.
“Chiara io…”
“Shhh… lascia fare a me” Mi misi dunque in ginocchio seduta sui talloni davanti alle sue gambe piegate, le divaricai spingendo le ginocchia e inizia a sfiorare con i polpastrelli la sua vulva velata, lei irrigidì nuovamente i muscoli.
“Così non va Anita… ti voglio molle molle, devi lasciarti andare”
Lei obbedì, non vedevo nulla ma percepivo il disegno delle sue labbra, sentivo la protuberanza del clito e il calore che emanava il suo inguine.

Le mie dita ripetevano dolcemente lo stesso percorso e ad ogni passaggio la pressione aumentava, la prima medaglietta fece capolino sul tessuto bianco, stava funzionando, la macchiolina di umori si fece largo aumentando il diametro, era il momento di aprire i balli.
Scostai quindi il perizoma osservando per la prima volta la sua figa, l’avevo vista nelle foto che aveva inviato via mail ma vista dal vivo rendeva giustizia.
Anche per Lisa era la prima volta che metteva sotto gli occhi estranei le sue labbra, ricordavo pienamente le sensazioni che si provano quando ti senti esposta, quando terze persone osservano e scrutano la tua carne, gli umori che si sprigionano.

Avvicinai il mio viso sentendo così l’essenza che emanava, con le dita accarezzai nuovamente le labbra ora libere, le allargai e senza preavviso posai la mia bocca.
La sua reazione fu quella di posare le sue mani sulla mia testa, io rimasi ferma in attesa di qualche messaggio, passarono i secondi e le sue mani iniziarono ad accarezzarmi i capelli, il messaggio era forte e chiaro. La mia lingua fece capolino serpeggiando nell’umida caverna, sentivo le sue labbra dilatarsi, i tessuti cedere.
Strofinai il mio viso su quelle meraviglie, sentivo i suoi liquidi sulla mia pelle, i suoi gemiti ci accentuarono e le sue unghie non smettevano di graffiare il mio cuoio capelluto. Non volevo che finisse subito il gioco, sapevo perfettamente che le prime volte che una donna veniva leccata godeva quasi subito.
Interruppi quindi il gioco mettendomi a gattoni sopra di lei, le mie mani erano ai suoi fianchi,  il mio viso sopra il suo, le nostre labbra si avvicinarono, feci sentire il suo profumo che aveva impregnato il mio viso poi la mia lingua aprì una breccia sulla sua bocca.
Ci baciammo prima lentamente poi la passione si accese, Anita prese il mio viso tra le mani comprimendolo sul suo, la mia mano sinistra intanto coccolava i suoi capezzoli turgidi.

Mi coricai affianco a lei dicendole”Fallo tu adesso” Anita mi guardava con aria interrogativa “Fai sulla mia figa gli stessi giochi che fai con le mani sulla tua”
Le mie gambe erano aperte e pronte ad accogliere la novizia, le labbra infradiciate lacrimavano generosamente forse immaginando già le prospettive di quella notte, Anita davanti a me posò le mani calde sulle mie cosce interne, i suoi occhi studiavano le mie labbra dilatate, lentamente poi posò le dita su di loro, i nostri occhi si incontrarono di nuovo e io le sorrisi annuendo, aprì e chiuse più volte la mia vulva indecisa sul da farsi.
“Entra Anita, entra con le dita”
Lei obbedì e due dita si fecero strada scomparendo del tutto, il pollice della stessa mano iniziò a lavorare sul clito rigonfio mentre l’altra mano accarezzava dolcemente le cosce interne e l’inguine. Lo faceva mordendosi il labbro inferiore.
“Sei brava Anita… ci sai fare”

Le sue dita oramai unte scorrevano dentro me, sentivo il suo respiro mentre mi masturbava, i suoi occhi erano fissi sulla vagina, passarono i minuti e le due dita cambiarono gioco arcuandosi per ottimizzare gli stimoli.
Io allora alzai il bacino avvicinando così la figa al suo viso, volevo disperatamente essere leccata, volevo sentire la sua lingua modellare le mie labbra, lei probabilmente capì il mio messaggio, la mia supplica, mi guardò negli occhi fermando le dita, io allora misi le mia dita dentro poi togliendole le posai sulle labbra della sua bocca, sempre guardandomi negli occhi subito non fece nulla poi lentamente la bocca si dischiuse e le mie dita scivolarono dentro.
Le succhiò tenendo la mia mano poi, una volta pulite abbassò il suo viso, il suo naso strofinò sulle mie labbra poi accadde.
Anita piegata come un islamico nella sua moschea succhiava voracemente la mia figa, mordeva le mie labbra, le masticava, lo faceva con passione e determinazione, sentivo la sua lingua penetrare e raccogliere gli umori, le sua mani continuavano a scorrere sul mio corpo senza veli.

Sentivo l’orgasmo avvicinarsi e richiamai quindi la sua attenzione, le feci cenno ci cambiare posizione, di portare il suo bacino sul mio viso, lei si mise a cavallo della mia testa e iniziò un magnifico 69, volevo assolutamente venire insieme a lei ma soprattutto volevo che godessimo in presenza dei nostri uomini.
Tastai quindi il comodino in cerca del cellulare, premetti il tasto 2 per la chiamata veloce a mio marito e feci squillare il suo telefonino mentre osservavo il suo orifizio davanti il mio naso, era il segnale stabilito.
Silenziosamente gli uomini entrarono in camera, vidi il viso sorpreso ma poi compiaciuto del marito di Anita quando la vide all’opera con una donna, Anita alzò il viso dalla mia figa e sorrise compiaciuta a suo marito poi riprese con impegno il gioco iniziato con me.
Anita ed io venimmo quasi insieme, al culmine abbandonò le mie carni i suoi tremiti furono violenti, il suo corpo sobbalzò ripetutamente e ripetutamente le sue labbra strusciarono sul mio viso.

Lei rimase supina sul letto e io mi sedetti sul materasso squadrando gli uomini con un sorriso.
“Esiste ‘una sola regola’ in questo gioco. Tutto ciò che giace su questo letto è di tutti, ogni uomo è libero di fare sesso con le donne che sono su questo materasso e viceversa noi donne siamo libere di scegliere con chi giocare”
Anita e suo marito si guardarono poi i loro occhi si rivolsero a me e annuirono.
Nel men che non si dica gli uomini si liberarono senza cura del loro abbigliamento lasciando ai piedi del letto ogni indumento.
Il membro dell’ospite era già eretto ed io non esitai a prenderlo in bocca davanti a sua moglie, lei mi imitò facendo lo stesso con mio marito Andreas.
Come immaginai il marito di Anita venne quasi subito, venne egregiamente sui miei piccoli seni eiaculando senza sosta, lo ripulii e mi dedicai quindi ad Anita prendendo in mano la verga di Andreas mentre lei lo succhiava e accarezzando i capelli di lei.
Mentre facevo quello sentii l’amico posare l’uccello sui miei glutei, controllai che avesse messo il preservativo e a gattoni allargai le gambe, le mie labbra lo accolsero facendo colmare la mia vulva.

Venne anche Andreas direttamente nella bocca di Anita, lo sperma caldo colava dalle sue labbra e io la baciai, le nostre lingue miscelarono la panna calda fino a farla scomparire. La figa di Anita era rimasta ancora inevasa, misi il profilattico a mio marito mentre ancora venivo scopata dall’amico. Andreas montò Anita che nel frattempo stimolava i testicoli di suo marito prendendoli in bocca.
Il gioco si prolungò cambiando sempre posizioni e partner, guardai il lenzuolo inzaccherato in ogni dove, gli orgasmi quella notte si ripeterono senza sosta  e rimasi anche sorpresa nel vedere Anita farsi sbattere sa suo marito senza precauzioni immergendo il prepuzio ancora intriso di sperma nella figa.
A fine corsa i corpi femminili erano viscidi come una biscia, in ogni parte dove si guardava si notavano tracce di sperma, il pavimento ai piedi del letto era disseminato di profilattici e Kleenex usati.

Il mio orifizio era devastato e traslucido, provai a infilare un dito il quale mi diede conferma del lavoro fatto, non lo sentivo minimamente.
Solo sotto la doccia Anita mi confessò di aspettare un altro figlio, compresi solo allora perché lui non faceva uso di guanti.
Passammo due notti consecutive con giochi simili e pieni di iniziativa, quando Anita e il consorte lasciarono la nostra dimora dissi a lei con affetto:
“Conto allora di rivederti  quando la tua pancia sarà lievitata e i tuoi seni saranno prosperosi, sarebbe magnifico stare con te in quelle condizioni”
“Contaci Chiara… faccio un latte buono e mi piacerebbe che tu lo bevessi”

Quando la loro automobile diventò un puntino all’orizzonte Andreas e io ritornammo alla vita di ogni giorno, i bambini schiamazzavano ed io ero orgogliosa di essere la loro mamma.