venerdì 28 ottobre 2011

Il gioco dei sensi


Le narici di Gianni si dilatarono di colpo, avevano percepito nuovamente quell’odore particolare.
Lui, ragazzo non vedente di 24 anni e seduto sul bus davanti alle porte di uscita fece u respiro profondo per inalare maggiormente quel profumo che da tempo lo eccitava.

Aveva perso la vista da ragazzino e da quel momento gli altri sensi si svilupparono maggiormente in lui, in particolar modo l’olfatto, negli ultimi anni poi, da quando gli ormoni erano saliti alle stelle era diventata una tortura per lui stare seduto sul bus attorniato da persone sconosciute, sul sedile con il suo naso all’altezza degli inguini delle persone che stavano in piedi viveva in un mondo di odori, a volte si sentiva un animale, comprendeva chi, vicino a  lui in quel momento, si era fatto il bidet o a quale detergente aveva usato per l’igiene intima.
“Ciao Lucia” disse Gianni con gli occhi azzurro mare che guardavano nel vuoto.
“Sei terribile, mi hai di nuovo beccata, non ti si può nascondere nulla” rispose lei, ragazza di 20 anni, appena salita sul pullman.
Lucia e Gianni avevano attaccato bottone col passare del tempo, spesso si ritrovavano sullo stesso mezzo in quanto lei usciva dal corso serale di danza nel momento che lui finiva il 2° turno lavorando al call center.
“Noi non vedenti sappiamo vedere meglio di voi in certi aspetti mia cara Lucia” rispose Gianni pensando a quell’odore intenso di secrezioni, ne aveva sentiti tanti ma quello era sublime, lo eccitava da morire.

Lucia era rimasta subito disinibita con lui, forse dal fatto che lui non poteva conoscere la sua identità, per lei parlare con Gianni era come chattare con uno sconosciuto, si sentiva tranquilla e sicura. Di conseguenza aveva confessato a lui storie vissute che forse mai e poi mai avrebbe confessato alle amiche, gli raccontava quando faceva l’amore col suo ragazzo e altre cose simili, lui ascoltava sempre annuendo di tanto in tanto, a volte le rivolgeva domande delicate che però lei rispondeva senza esitare. Si era creata insomma una confidenza particolare.
“Ti sei rifatto i capelli vero?” e dicendo quello gli alzò il mento con la mano, lui non rispose  e fece invece un altro respiro profondo, poi prese delicatamente la sua mano sotto il mento e se la portò sotto il naso, fece qualche respiro e poi sorrise maliziosamente.
“E’ stato bello?” disse poi.
“Bello cosa Gianni?” chiese Lucia
“Le tue dita affusolate hanno fatto qualcosina di delizioso nell’ultima ora vero?” disse lui in maniera agitata.
Lucia subito non capì ma poi il suo viso diventò paonazzo ricordandosi in quell’istante che mentre aspettava il bus seduta alla panchina aveva passato ripetutamente le dita sulle labbra mascherate dal borsone appoggiato sulle gambe, ringraziò il cielo che lui non potesse guardarla talmente era rossa sul viso.

Dopo quel lungo silenzio Gianni cercò di sdrammatizzare la situazione “Te l’ho detto Lucia che noi vediamo meglio di voi, comunque hai fatto la cosa che in quel momento desideravi, non è affatto un reato toccarsi, chi non lo fa Lucia?”
“Si sente davvero così tanto Gianni? Io non mi rendo conto, non sento nulla se le annuso”
“Lucia… il mio olfatto non è il tuo, la natura mi permette di integrare i sensi che ho perso, sento diversamente da te, mi accorgo per esempio quando ti arrivano perché il tuo… il suo odore cambia e si fa più acre”
Lucia per istinto si passò la mano sulla figa e mentre lo faceva disse: “Mi dispiace che tu sia in quelle condizioni, che tu viva diversamente da noi… davvero Gianni”
“Non è affatto una brutta vita, credimi, io la definisco normalissima, è solamente che non ti puoi permettere certe cose”
“Certe cose tipo?”
Lui studiò bene le parole prima di esprimersi cercando di trovare quelle giuste: “Per esempio gli odori femminili mi eccitano non poco ma nonostante quello non so che forma precisa abbia una vagina, mi son fatto una vaga idea ma non potendo guardarle non saprei definire i particolari, una volta ho provato a tastare un manichino al supermercato ma era tutto liscio in quel punto, non aveva disegno… mi capisci? E nonostante ciò quando sento il tuo odore mi dà alla testa”
Quelle parole fecero tenerezza a Lucia, si rese conto che a differenza di lei Gianni non poteva andare a sfogliare pornazzi o guardare video hard sui siti.
Dopo un lungo silenzio di riflessioni Gianni riportò alla realtà Lucia annunciando che doveva scendere alla prossima.

Lucia senza rifletterci rispose: “Perché non mi offri qualcosa? Non mi hai mai invitato a casa tua. Prendiamo qualcosa insieme e poi scappo a casa”
Gianni non sapeva cosa rispondere ma poi visto che la sua fermata era giunta tagliò corto dicendo: “Ok Lucia, ho della panna cotta che ha fatto mia madre… se ti va”.
Lucia sorrise pur sapendo che lui non poteva vederla, scesero insieme e sotto braccetto arrivarono a casa di lui, entrarono e Gianni la fece accomodare sul divano.
“Vado a prendere la panna cotta, aspettami che arrivo subito”

Lucia notò che nonostante la patologia di Gianni tutto era in ordine, sapeva che viveva sola da qualche tempo.
Silenziosamente si tolse le scarpe e il pantacollant, non sapeva nemmeno lei perché stava facendo quelle mosse ma sta di fatto che si sentiva eccitatissima.
Gianni tornò in soggiorno con i piattini di panna cotta, li posò sul tavolino, lei gli prese la mano e lo fece sedere vicino a lei.
Accarezzandogli il viso disse: “Gianni… non voglio la panna cotta di tua madre… voglio la tua panna calda”
Gianni con lo sguardo rivolto al nulla rispose: “Non capisco Lucia, non ho la panna calda…”
“Sì che ce l’hai” e detto ciò posò la mano sulla patta iniziando ad accarezzare, Gianni si irrigidì e nello stesso tempo si agitò.
Lucia poi disse sussurrando mentre palpeggiava l’asta che andava svegliandosi: “Tu con l’olfatto hai profanato la mia intimità, anch’io ho gli stessi diritti tuoi”
“Adesso faremo un gioco, prendi la mia sciarpa e mettimela sugli occhi”
“Perché Lucia?”
“Perché voglio inibire il senso che manca anche a te e esaltare gli altri”
Gianni obbedì timoroso
“Ecco Gianni, adesso siamo uguali io e te, non vediamo”
Prese la mano di lui e la posò sulle cosce calde, Gianni si rese conto in quel momento che si era svestita, facendo pressione Lucia condusse la mano di lui in mezzo alle gambe incrociate sul divano.
“Ecco il disegno che non conoscevi, toccami, senti la sua forma”
Lentamente Gianni passò più volte i polpastrelli sul perizoma, lei allora si tolse completamente l’intimo di sotto.
Gianni rimase con la mano a mezz’aria, Lucia allora disse: “Adesso usiamo il tatto Gianni, toccami, palpami, senti com’è fatta”
Gianni lentamente avvicinò la mano alla figa, lei allora la accompagnò.

Le labbra erano bollenti e umide, Gianni con una delicatezza fuori dal normale piegava le dita sul monte di Venere infilava le dita tra le labbra calde.
“E’ la prima vagina che tocco, perché mi fai fare questo?”
“Si chiama figa Gianni, figa” Man mano che lui passava le dita lei descriveva il suo intimo.” Toccami ancora.. ecco queste sono le grandi labbra, questo il clitoride, queste solo le labbra piccole… le senti?”
Gianni continuava ad annuire silenziosamente.
Mentre Gianni la toccava lei sorrideva con dolcezza e gli accarezzava il viso, aveva una voglia matta di vedere le sue espressioni ma voleva stare al gioco con le sue regole quindi non si tolse la sciarpa.
“Ecco Gianni, ora giocheremo con gli altri sensi... togli le dita dalla figa e annusale”
Gianni obbedì. “Lo conosco ma è molto più intenso…. È delizioso”
“Mettile in bocca Gianni, scoprì il suo sapore”
Gianni lo fece con esitazione, chiuse la bocca quando le dita erano entrate, sembrava un sommeiller che degustava il vino pregiato.
“Mi stai facendo morire Lucia”
“Pensi solo tu di essere animale? Non credi che anch’io possa vivere emozioni? Leccami Gianni, leccami la figa, metti la lingua dentro” e detto questo guidò con le mani la sua testa. Gianni posò la bocca sulle grandi labbra, Lucia le dischiuse con una mano e con l’altra spinse il viso sulla figa.

Passarono i minuti nell’assoluto silenzio poi Lucia iniziò ad animarsi e a gemere, i suoi versi si intensificavano massaggiando l’arrivo prossimo dell’orgasmo. Gianni sentendo il suo ansimare rallentò.
“Sto godendo Gianni, sto venendo… non ti fermare”
Le urla di lei lacerarono il silenzio, l’orgasmo era stato più violento del solito, i rivoli di miele colavano copiosamente dall’inguine.
Lucia eccitatissima si mise in ginocchio ai suoi piedi e sbottonò maldestramente i pantaloni, li tirò giù e passando le mani sul ventre di lui si accorse che la cappella era fuori dai boxer, prese in mano l’uccello avvicinandolo al viso, bendata non poteva vederlo ma lo annuso come una cagna notando l’igiene impeccabile di lui, inizio a masturbarlo con dolcezza lasciando piccoli baci superficiali poi la sua bocca si aprì e l’accolse, la lingua abbracciò il glande mentre le sue mani accarezzavano i testicoli.

Gianni per intinto chiuse gli occhi, sapeva che in quei momenti magici poteva veder meglio ad occhi chiusi, lei succhiava con passione strofinandosi l’uccello sul viso di tanto in tanto, era caldo e pulsante, profumava e la pelle sembrava vellutata.
Mille volte Gianni aveva immaginato quel gioco mentre si masturbava nelle serate solitarie ma mai avrebbe pensato a qualcosa di simile, eccitato com’era ci mise poco a venire, ai limiti spinse il viso di lei per staccarla.
“Sto venendo Lucia, togliti.. ti prego”
Lucia per dispetto serrò maggiormente la mani sull’uccello “No Gianni, voglio la tua panna calda, vienimi sul viso, la voglio”
I fiotti centrarono il naso e la bocca di Lucia, lei non poteva vedere nulla ma li sentiva apprezzandoli non poco, bevve con gusto la sborra delicata di lui poi dopo averlo pulito con la bocca si alzò e a tastoni le loro bocche si incontrarono.

Ambedue non vedenti iniziarono a slinguare senza sosta, lei guidò le mani di lui sui seni chiedendogli di stringerli di farle male.
Esausti si sederono uno a fianco all’altro sul divano, lei a gambe aperte giocherellava svogliatamente toccandosi le labbra, il pene di Gianni era riverso sulla coscia.
“Non ho nulla dietro Gianni, vorrei andare oltre ma non ho preservativi, mangiamo la panna anche la prossima volta?”

Lui annuì sorridendo mentre lei tolta la sciarpa dagli occhi si rimetteva i vestiti, mamma e papà sicuramente erano in pensiero per lei, si sarebbe giustificata in seguito dicendo loro che quella sera le danze erano state speciali.

11 commenti:

  1. e ma allora ditelo che si gioca a mosca cieca

    RispondiElimina
  2. evito di bendarmi altrimenti andrei a picchiare il bogione da qualche parte

    RispondiElimina
  3. Fantastico... amo giocare bendato

    RispondiElimina
  4. complimenti.
    ho tutti i sensi stimolati :-)
    sei sempre bravissima nel condividere emozioni.
    Kirk71

    RispondiElimina
  5. La historia es muy excitante y tus fotos son maravillosas.
    Un beso en los pezones hermoso.

    RispondiElimina
  6. ti dirò, sul più bello ho chiuso gli occhi anch'io...
    solo che poi non potevo più leggere :D
    Dottor Spock

    RispondiElimina
  7. io credevo che la mosca cieca fosse un altro tipo di gioco!! :)

    (bello.)

    RispondiElimina
  8. wow.....bendato e magari legato lasciando ai sensi fare il loro percorso

    RispondiElimina
  9. racconto dolce e molto eccitante... complimenti

    RispondiElimina