mercoledì 31 agosto 2011

Gli elfi del bosco

La giornata era iniziata male con un tamponamento a catena sulla tangenziale, la macchina di lei non aveva subito gravi danni ma dovette passare dalla Hertz per ritirare la vettura di cortesia. Come se non bastasse il suo uomo, che aveva promesso una serata paradisiaca al suo ritorno da Catania, aveva perso l’aereo e sarebbe tornato il giorno dopo.
“Merda merda merda!” pronunciò Ilaria guardando il vestito appeso, vestito che avrebbe usato quella sera per uscire con lui.

Si sentiva carica di ormoni, avrebbe dato anche l’anima quella notte a lui, si rilassò sulla poltrona accarezzandosi i punti sensibili nella speranza che una piccola masturbazione potesse sbollentare gli spiriti, spesso lo faceva in situazioni analoghe vissute precedentemente e di norma funzionava sempre.
Posando la gambe sui braccioli della poltrona e titillandosi ripetutamente il clito mentre fissava le autoreggenti raggiunse l’orgasmo.
“Sono figa con queste calze… mi sento sexy” continuava a pensare guardandosi le gambe, erano belle.
Quella sera però non andò come le altre volte, quel piccolo gioco di dita non servì ad attenuare la sua voglia di sesso ma anzi la accentuò.
Era incazzata con il suo uomo perché aveva perso l’aereo ma anche arrabbiata con se stessa perché non riusciva a domare la situazione.

“Mi sento una ragazzina adolescente che ha appena visto un pornazzo” andava pensando.
Mentre quei pensieri scorrevano nella mente le venne in mente un pettegolezzo sentito di recente, aveva sentito dalle colleghe che al Parco San Giusto di Trieste verso sera giravano scambisti e guardoni, quando aveva ascoltato quel discorso le si erano drizzate le orecchie, forse non solo per curiosità.
“Se ci facessi un salto? Solo per guardare cosa fanno. Cazzo e se poi qualcuno riconosce la macchina?” stava per abbandonare quel pensiero quando le venne in mente di avere la vettura di cortesia.
“Siiiii” si mise addosso l’abito preparato per quella sera e mise in moto la macchina, il sole era calato quando raggiunse il parco, imboccò il viale alberato per addentrarsi, era tutto deserto.
Aveva sentito che quelle persone bazzicavano vicino alla fontana con le vasche, andò così avanti per qualche minuto e rallentò quando iniziò a vedere la fontana.

Vide da lontano un capannello di persone che scomparì però man mano che la sua vettura si avvicinava. Arrivata alla fontana parcheggiò dietro gli alberi quindi spense il motore.
“E adesso?” si domandò iniziando a pensare che quel discorso sentito era solo una bufala.
Si convinse poi che non era una balla, che forse quei tipi scappati qua e là chissà dove adesso erano dietro a qualche albero per spiarla. Questo pensiero la mise in agitazione, si guardò intorno senza scendere dalla macchina, non si vedeva anima viva.

Si riaccese il lei la voglia di toccarsi, alzò il bacino e si sfilò il tanga tenendo le gambe aperte, posò la nuca sul poggiatesta e chiuse gli occhi. Le sue dita si insinuarono nella fessura bagnata e viscida, sentiva il clito rigonfio e sensibilissimo, le su labbra colavano letteralmente. Poi… poi i suoi occhi diventarono due fessure e si formò un sorriso diabolico sulla sua bocca.
“Lo faccio sì… sono un’incosciente ma voglio farlo” e mentre pensava a ciò tirò giù i cristalli, si mise in piedi sul sedile e sporse completamente il culo fuori dal finestrino.
In quella posizione sentiva l’aria accarezzare i glutei, era scomoda ma eccitatissima. Non passò un minuto che una mano sconosciuta si posò sul suo culetto, la mano cominciò ad accarezzare in superficie, lei sporse maggiormente il culetto, un dito adesso stava spingendo nella figa, entrava e usciva continuamente, poi due, poi una seconda mano sulla sua carne.

Non aprì mai gli occhi, i pensieri vorticavano in lei, le piaceva qual gioco mai provato, pensò subito che aveva appena finito le sue giornate rosse, sapeva di avere il diaframma e di aver preso regolarmente la pillola, contava poi anche sul suo amico fedele Ogino.
“Scopami.. ti prego” disse ad alta voce senza pensarci.
Le mani su di lei si fermarono e scomparvero, pochi secondi dopo sentì qualcosa di bollente appoggiarsi sulle sue natiche.
“Fottimi cazzo!”
Un uccello s’infilò in lei e cominciò a stantuffare senza tregua, sentiva i gemiti dello sconosciuto, si chiese se fosse giovane o anziano ma poi comprese che non le interessava affatto.
Lo sentiva e godeva come una cagna in calore, pensò al suo uomo all’aeroporto ignaro della situazione e questo la fece eccitare maggiormente.
L’uomo ebbe il buon gusto di venirle sulla schiena, fiotti caldi atterravano sulla sua pelle per poi prendere strade diverse. 

Sembrava fosse tutto finito, lei riaprì lievemente gli occhi ma ecco che un’altra verga fece capolino su d lei, la sentiva scorrere sulla sua pelle e poi posizionarsi sul secondo canale.
Lei smise di respirare e doldolò il culo, lo sconosciuto comprese il messaggio e spinse dentro lei la cappella tenendola per i fianchi senza però riuscire a realizzare, anche lei si rendeva conto che era difficilissimo prenderlo dietro in quella posizione. Dopo alcuni tentativi rinunciò a quella missione e optò sulla via più facile. Iniziò anche lui a penetrala ma con ritmi diversi, lei si mordeva il labbro inferiore mentre lo sentiva farsi strada nella vagina, le mani calde di lui non smettevano di accarezzare i glutei, il tatto le fece capire che erano mani giovani e ben curate, era maledettamente piacevole sentirle sulla carne.
I suoi mugolii si accentuarono fino a diventare urla, venne intensamente, la sua testa si dimenava e aggrappandosi al volante il suo braccio pigiò il clacson, incastrata nel finestrino non riusciva a tirarsi su, il clacson continuava a suonare squarciando il silenzio.

Quando riuscì a mettersi a posto girò finalmente la testa, il parco era deserto, con occhi vigili e con il fiatone scandagliò tutta la zona intorno alla sua vettura… nessuno.
Si ricompose, passò la mano sulle labbra bagnate e indolenzite, erano completamente dilatate e a penzoloni.
Si rimise al volante e gli posò la fronte sopra per riprendersi, si sentiva devastata ma soddisfatta come non mai.
Con il vestito incollato alla schiena ancora imbrattata accese i fari e ingranò le marce allontanandosi lentamente da quel posto insolito.

Quando le luci degli stop diventarono puntini rossi da dietro gli alberi alcune figure emersero come elfi del bosco, alcune col viso soddisfatto altre invece rassegnate per non aver ricevuto la loro parte in quell’occasione.

lunedì 22 agosto 2011

Susi con le sise

Il locale era quasi del tutto vuoto, Cinzia guardò l’orologio, erano l’1.30, ancora mezz’ora e avrebbero chiuso i battenti, Laura e Enza sedute davanti a lei piluccavano le ultime patatine rimaste, la rossa a doppio malto alla spina era davvero buona in quel pub.

Susanna, a differenza delle altre due, aveva scolato due medie e stava contemplando il terzo boccale facendolo girare sul tavolo.
“Due si stanno baciando dietro di voi” sussurrò Cinzia avvicinandosi alle amiche.
Susanna fece le spallucce come per dire che non le fregava nulla.
“Ma sono due ragazze… sono lesbiche” rispose al suo gesto Cinzia.
A Susanna si drizzarono subito le orecchie, si girò lentamente al tavolo dietro, le amiche le dissero di non fare la scema ma lei non le ascoltava già più.
Girata puntò i gomiti sul tavolo della coppia saffica e stravaccata posò il viso sui pugni delle sue mani osservandole con aria sorniona.
Le ragazze si accorsero della sua presenza e bloccarono le effusioni, la guardarono con aria severa e di sfida rimanendo in silenzio.
“Daii… non fermatevi, mi piace guardarvi, continuate a slinguare”
Cinzia si alzò e tirò la manica ad Enza invitandola a seguirla, la situazione si stava facendo imbarazzante.
“Mi sembri un tantino fatta” disse una delle due “Perché non vai a farti un giro?”
“Non voglio, e poi voglio guardarvi mentre vi succhiate la lingua, siete fighe” disse Laura strascicando le parole.
Le tipe si rassegnarono sorridendo “Sei simpatica… come ti chiami?”
“Io Susanna e voi? Siete insieme vero?”
“Siamo io Anna e lei Adele”
“Mi fate provare? Daiii”
“Senti Susanna, sei simpatica ma sei ubriaca, torna a casa dai”
“Solo una volta daiii, voglio provare a baciare una ragazza, daiiii”
Adele e Anna si guardarono poi dissero: “Senti Susanna, adesso usciamo tutte, ci salutiamo per strada con un bacio e poi fili ok?”
“Siiiiiiii” rispose Susanna tutta eccitata
Quasi barcollando uscì dal pub seguendo la coppia, sul marciapiede non c’era traccia delle amiche di prima, qualcuno si era anche preso la briga di pagare il conto.
“Portiamola sotto casa così ce la leviamo” disse Anna all’amica
“Dove abiti Susanna, ti portiamo noi… Sali in macchina”
Arrivarono sotto casa di lei e la invitarono a scendere.
“E il bacio?” protestò Susanna seduta dietro.
“Dai vieni” e così dicendo Anna si girò verso lei posò le labbra sua bocca.
Susanna subito rimase ferma poi iniziò a baciarla con passione sempre crescente cercando di infilare la lingua nella bocca di lei.
Anna tenne serrate le labbra ma poi… poi anche lei iniziò a rispondere morbosamente pensando che insomma ci sapeva fare la tipa… baciava bene.
“Ei ei! Piano” disse ridendo Adele
“Ci sa fare la bimba” disse Anna
“Mi scoppia la testa, dio che male!” Disse Susanna
“Metti giù la tasta per qualche minuto dai” rispose allora Anna, e così dicendo gliela fece posare sul sedile di dietro.
Susanna  con gli occhi chiusi disse allora:”Sapete come mi chiama il mio ragazzo? Susi… Susi con le sise”
“Le sise?” chiese Adele
“Sì le sise… le tette” rispose lei sollevando i seni con le mani per metterli in evidenza.
“Mi fa ancora male la testa” fece Susi quasi piagnucolando.
Anna girata verso di lei iniziò a farle solletico passandole le unghie sui seni, poi la mano scese sul pancino scoperto, poi ancora più in basso.
Coricandosi Susi aveva fatto aderire maggiormente i calzoncini neri di maglina, Anna sfiorò più volte le labbra, i suoi polpastrelli percepivano il disegno delle labbra, ogni volta che le sue dita ripassavano quel punto facevano sempre più pressione.

Poi Anna si voltò nuovamente per accendere il condizionatore della macchina, nonostante fosse notte il caldo era opprimente.
“Fallo ancora” sussurrò Susi
“Ancora cosa?”
“Toccami ancora la figa… mi piace come lo fai”
La naturalezza con la quale si espresse Susi fece eccitare le ragazze.
Anna con il viso appoggiato sopra il braccio piegato sul poggiatesta e riprese ad accarezzare le labbra di Susi e disse: “Questi calzoncini devono nascondere qualcosa di davvero carino vero Adele?”
L’intesa tra le due amanti fu immediata, i loro occhi comunicavano in sintonia.
“Quanti anni hai Susi?” chiede Adele
“Diciotto” rispose lei “Diciotto fatti il mese scorso” aggiunse con orgoglio.
“Ok Susi… si può fare” e così dicendo Adele rimise in moto la vettura e avanzò lentamente con la macchina, fece circa 100 metri e trovò quello che cercava, sterzò nella viuzza privata senza lampioni e parcheggiò la macchina, il buio era quasi completo, tirò giù gli schienali della vettura e si avvicinò a Susi coricata dietro, poi sollevò il top della ragazza iniziando a palpeggiare i  seni.
“Susi con le sise vero? Guardiamo queste sise allora”
Anna la tirò per le braccia facendole sollevare la schiena, Adele le sbottonò il reggiseno liberando così le tette… erano graziose.

Adele prese dolcemente in bocca i capezzoli rosa di Susi alternandosi sui seni, Anna le sfilò i pantaloncini e il tanga, fece scendere la gamba sinistra dal sedile e tenne piegata quella destra… contemplò la figa con i peli corvini e ribelli di Susi e con destrezza iniziò a lavorare con le sua dita affusolate per distanziarle le labbra.
Gli occhi delle ragazze intanto si erano abituate al buio, di tanto in tanto Adele ed Anna si guardavano silenziosamente negli occhi e sorridevano tra loro, Susi mugolava con gli occhi chiusi sotto di loro.
Anna teneva su il ginocchio di Susi, baciava la pelle bianca e vellutata delle cosce interne, poi la sua bocca si fermava inevitabilmente sulla figa aperta e la sua lingua ispezionava le parti nascoste e umide. Adele con estrema delicatezza succhiava i capezzoli della giovane Susi, la terza dei seni metteva bene in evidenza le curve naturali, mentre succhiava Adele alzò gli occhi e vide Anna osservarla, percepì i suoi pensieri e disse dolcemente: “Tesoro… io amo i tuoi piccoli seni”.

Anna portava appena una seconda e la differenza era notevole, per confermare le sue parole Adele prese Anna con ma no dietro la nuca e la avvicinò a se per baciarla, le loro lingue si incontrarono e si accarezzarono. Quando la coppia di fatto slinguò Adele sentì il sapore della figa estranea rimasto nella bocca dell’amica, Susi venne mentre le due si baciavano, venne in quanto Anna non smise mai di masturbarla durante le effusioni con Adele, l’abitacolo sembrava in preda ad un terremoto, Susi tese più volte le gambe alzando il bacino, poi si accasciò come quando il burattinaio abbandona i fili della marionetta. Le due amanti eccitate al massimo si dedicarono con passione ad un dolce 69 sui sedili davanti, Adele sotto allungava il collo per prendere in bocca il fiore fradicio dell’altra, Anna  spinse le ginocchia dell’amica ai lati opposti per poter affondare il viso tra i petali rosa, il respiro di Susi accompagnò per tutto il tempo il loro gioco intimo, Adele bevve letteralmente dalla figa generosa di lei, Anna giocò per tutto il tempo col pistillo rigonfio dell’amica venendo quasi insieme.

Anna posò l’inguine sul viso di Adele per rilassarsi, adorava quei momenti post orgasmo quando poteva chiudere gli occhi e godersi gli ultimi lapilli che andavano spegnendosi.
Le parole sussurrate di Susi riportarono le ragazze alla realtà: “Siete dolcissime quando lo fate, vi ho guardate… voglio provare anch’io, vi prego”
Susi aveva osservato gli ultimi attimi del loro gioco rimanendone estasiata, Anna che era sopra Adele fece qualche passo rimanendo in ginocchio e si mise a cavallo del viso di Susi, poi il suo bacino scese lentamente fino a posizionarsi sul viso dell’ospite.
Il viso di Susi era completamente nascosto, Adele si avvicinò e accarezzandole i capelli disse: “Lecca Susi, lecca la fica di Anna” Susi obbedì posando le mani sui glutei e tirando verso sé l’amica da poco conosciuta.
Anna non perse l’occasione di giocare con i seni prosperosi di Susi mentre stava seduta sul suo viso, con movimenti fluidi strusciò continuamente la figa sulle guance di lei, sentiva il nasino di Susi fare da cuneo alle sue labbra ma soprattutto sentiva la lingua calda esplorare la vulva lubrificata.

I balli si chiusero a notte fonda, Susi volle a tutti i costi un ricordo del loro incontro, Adele propose così di scambiare con lei il tanga, gesto che Susi apprezzò non poco.
La mattina seguente Susi si svegliò sul suo letto con un terribile mal di testa, pensava ai sogni del tutto originali che aveva appena fatto, sogni saffici, non ricordava affatto tutta la trama del sogno, solo qualche flash qua e là. Si sedete sul letto sforzandosi di farsi ritornare in mente le sue avventure oniriche poi… i suoi occhi caddero sulla sedia davanti al letto dove erano posati un paio di tanga bianchi col pizzo, li contemplò e allora le tornò in mente tutto, li prese in mano e notò il cavallo ricco di secrezioni. Si alzò dal letto sempre con il tanga in mano e a lei mai appartenuto e corse davanti allo specchio, i suoi seni ancora segnati qua e là da piccoli archi rossi le diedero conferma, i suoi occhi si abbassarono poi sull’inguine e sorrise quando notò gli stessi disegni all’interno delle cosce. 

Susi con le sise tornò sul suo letto e avvicinò il tanga al suo viso per annusarlo, le sue narici imprigionarono un profumo che, come per magia,  fece mettere in movimento le sue dita le quali esplorarono zone umide e sensibili che nessun’altra meglio di lei conosceva.

mercoledì 17 agosto 2011

I temporali di agosto


Il pranzo era finito da poco, i bambini si erano coricati sul letto per godersi il riposino e il fresco della cameretta, lei era rilassata sulla sdraio sul retro della casupola, era una giornata calda ma sopportabile grazie al vento che continuava  ad accarezzare la sua pelle priva di indumenti, la digestione stava facendo il suo effetto anche su di lei, assonnata chiuse gli occhi e posò il libro di Connelly, lentamente le sue gambe scivolarono ai lati della sdraio facendole così divaricare.

Rimase ferma per qualche minuto a godersi l’aria che sferzava, la sua mano poi avanzò sulla pelle caldissma, prima sui seni poi verso il basso, spesso si faceva quella sorta di massaggio, di carezza, le piaceva sentire la sua mano scorrere sul corpo senza ostacoli, senza tessuti.
La mano poi si fermò sui peli pubici, secchi e ruvidi, nonostante le sue labbra fossero pressoché dischiuse la dita facevano fatica a scorrere in mezzo, provò per istinto ad esplorare allargandosi le labbra ma le sue dita fecero l’impennata, era completamente asciutta.
Non insistette più di tanto e tenne ferma la mano sopra la figa, il sole d’agosto era caldo ma quella zona irrorata dal sangue non aveva mai avuto eguali, era costantemente bollente tutto l’anno.
Si era quasi addormentata quando i goccioloni fecero capolino, il primo centrò il seno ridestandola, poi altri e altri ancora qua e là, aprì gli occhi e vide come una macchia d’inchiostro nero sul cielo, il vento aveva portato il temporale.

Le gocce si intensificarono ma lei non cedette anzi, voleva godersi il fresco che l’acqua avrebbe portato, passarono pochi secondi e il suo corpo si trovò integralmente bagnato, la mano che prima si stava riposando sull’inguine riprese a muoversi, adesso scorreva dolcemente su di lei, le dita bagnate ripresero il lavoro interrotto, entrarono nella vulva e la uncinarono arcuandosi, lei fece pressione più volte per comprimere il clito e stimolarlo, l’altra mano corse in aiuto alla prima tenendo le labbra aperte, l’acqua scrosciava talmente che rivoli copiosi si convogliarono nel mezzo delle labbra.
Quando una terza mano si posò sulle sue in movimento lei aprì gli occhi, lui sorrise baciandola sulla bocca, le loro lingue si cercarono congiungendosi, nel mentre la sue mani avevano ceduto il posto a quella di lui che con decisione faceva movimenti circolari sulla sua figa.

Nel pieno del silenzio e sotto la pioggia incessante allargarono l’asciugamano oramai fradicio sul pavimento di pietra, lei si mise sotto di lui iniziando così un 69, prese in bocca in membro non del tutto sveglio e iniziò a lavorarselo con la lingua, quando si fece rigido lo fece uscire per continuare a segarlo e leccare nel frattempo i testicoli, li prese poi in bocca succhiandoli e facendoli girare con la lingua.
Lui sollevò i glutei di lei con le mani per poter avvicinare la sua bocca al clito oramai turgido, lei imprigionò la sua testa tra le gambe spingendo il viso sulla figa.
Con il culo di lei sollevato dal pavimento lui spinse il dito dentro lei, prima una falange poi tutto il dito scomparve nello sfintere. Con l’indice dentro lei iniziò a comprimere il clito viscido col pollice, scappava da ogni lato come un anguilla poi si arrese e lei venne.

L’urlo di lei venne soffocato dal tuono, urlava dimenando la testa senza smettere però di masturbarlo, lui capì che non potava masturbarla oltre perché non avrebbe retto e così si rilassò inginocchiato sopra il viso di lei.
I goccioloni su lei d’un tratto si fecero sempre più tiepidi e biancastri scendendo a raffica sul suo pancino, lui allora si rilassò sopra li lei, la pance si unirono spalmando così il suo liquido, ancora col fiatone lui posò nuovamente il viso sulla figa dilatata per assaporare per l’ultima volta il suo profumo intenso.
Si alzarono e ripresero a baciarsi tornando poi mano nella mano verso l’ingresso di casa.

Il piccolo comparve in piedi davanti a loro mentre varcavano la soglia…
“Mamma ho paura”
“Non ti preoccupare cucciolo, sono solo i temporali di agosto”

Le vere vacanze


Considero vere vacanze non tanto quelle vissute negli alberghi a 4 stelle dove tutto è servito ma devi adattare il tuo guardaroba per metterti in linea con le altre quanto invece quelle dove puoi stare in piena libertà e goderti integralmente il sole sulla pelle, posti isolati dove non devi rendere conto a nessuno di quello che fai, luoghi dove se ti viene voglia di dare sfogo ai tuoi appetiti non devi necessariamente trovare un posto appartato per goderti un orgasmo in santa pace.



Ho dimenticato per diversi giorni come son fatti gli abiti estivi e  i costumi per godermi integralmente il sole capriccioso di questa estate, consapevole che sarei presto tornata sulla scrivania a piangere in silenzio quei momenti, momenti che la società non ti permettere di vivere senza pregiudizi.

Sono state splendide giornate, calde durante il giorno e bollenti al calar del sole quando i bambini stravolti chiudevano gli occhi e io finalmente potevo aprire le gambe davanti a lui.  

martedì 9 agosto 2011

Esser donna

Il vento che per tutta la notte ha continuato a soffiare imperterrito accompagnandomi per tutto il tempo sul mio letto, lo sentivo sulla mia pelle scoperta, sui miei capezzoli sempre vigili, gli spifferi erano comunque dolci e gratificanti in quell’umidità che si deve sopportare ogni volta che si incontra questo periodo.

Adesso che sono in ufficio a spulciare pratiche sento che mi manca, vorrei strapparmi i vestiti e mettermi a mio agio ma non è possibile, allora mi agito pensando a stasera quando tornerò a casa e appena varcata la soglia inizierò a seminare abiti lungo il corridoio liberando la mia pelle.

Sto pensando al desiderio di stare davanti a lui nuda, al desiderio di giocare con lo specchio, specchio sempre sincero che non smette mai di farmi notare il moltiplicarsi delle mie rughe nel corso del tempo, spesso lo metto sotto di me per guardare i movimenti delle mie dita, delle mie labbra dischiuse, la mia voglia di essere donna e godere senza condizioni. Il tempo poi mi ha fatto comprendere che non si è donna a 20, 30 o 50 anni ma lo si è ogni volta che ti lasci guidare dai tuoi ormoni in quel gioco senza regole. Mi fa sorridere anche solo il pensiero di poter girare per casa liberamente senza veli, a sapere che gli occhi di lui seguono i miei movimenti e guardano… guardano senza sosta, ed è proprio in quei momenti che io donna ritorno bambina e gioco con lui per compiacerlo.

Il tempo mi ha insegnato a condividere ogni cosa con lui, letto, pensieri, fantasie e persone. Sì persone ambosesso che lui ed io non abbiamo mai conteso ma semplicemente coinvolto nei nostri giochi di coppia, mamme come me, coppie disinvolte e desiderose di assaporare qualcosa di profondo, uomini semplici ma generosi nella loro parte, persone che non cercano strafighe siliconate ma donne che, sebbene cariche di difetti, amano vivere il sesso in tutte le sue sfaccettature.

Purtroppo lo squillo del telefono sulla scrivania mi riporta alla realtà costringendomi ad abbandonare questi pensieri, rispondo stringendomi le gambe perché la mia mente ribelle non vuole collaborare, non vuole saperne di cancellare seppur temporaneamente queste riflessioni. Non oso nemmeno sfiorare le labbra con le mie dita perchè innescherei qualcosa che non sarei in grado di dominare. Sono invece paziente sapendo che stasera potrò aprire il cancello per far entrare nell’arena il toro che in questo momento sta scalpitando in me.

Il mio tanga bagnato in questo momento mi sta dicendo che sono donna e io ne vado orgogliosa.

venerdì 5 agosto 2011

Indovina chi viene a cena?


Sto svolgendo i miei lavori ultimamente noiosi e nel frattempo penso a ieri sera, dopo cena, i bombi erano andati tutti a nanna, la serata era torrida come al solito e avevo messo il dvd “Indovina chi viene a cena?” da guardare per l’ennesima volta, lo adoro perché lo trovo uno dei più azzeccati che abbiano mai realizzato. Stiravo davanti al televisore, ero senza veli per godermi l’aria fresca che entrava dalla finestra aperta, lui sul divano a tirarsi una sigaretta dietro l’altra.

Finito di stirare le ultime cosa mi sono messa a fianco a lui per godermi l’ultima parte del film, il film era arrivato dove gli invitati di colore, futuri consuoceri, iniziano a parlare a tavola … la mano di lui accarezza le mie cosce fresche, poi avanza ancora su tutto il corpo per arrivare ai miei piccoli seni, me li massaggia, li stringe, gioca con i capezzoli, lo lascio fare.

La mano poi scende nuovamente facendo capolinea sul mio monte di Venere, io sono rilassata con i piedi a terra, allargo leggermente le gambe, ecco le sue dita che inevitabilmente i infilano nella fessura asciutta ancora per poco, infatti dopo pochi minuti le sue dita diventano scivolose, lui è seduto alla mia sinistra, io piego la gamba destra e poso il piede sui cuscini, la gamba cede divaricandosi completamente, la luce è fioca in quella stanza ma abbassando lo sguardo vedo bene le mie labbra adesso bagnate, parte la mia mano in cerca di qualcosa da afferrare, da giocare, lo trova senza problemi e inizia a strofinare sopra, si fa sempre più rigido, metto la mano nei suoi boxer, la sua verga fa capolino, la masturbo lentamente mentre lui si sta dedicando a me, guardo il televisore e vedo che i padri degli sposi sono sul terrazzo a parlare, chiudo gli occhi e mi giro verso di lui, spingo le sue spalle per farlo accomodare sul divano, l’aria della sera accarezza la nostra pelle, mi metto sopra di lui posando sul suo viso la figa, lo prendo lentamente in bocca leccando prima come un cono di gelato, è mio.

Il 69 continua, sento la sua lingua dentro me, sento il suo dito penetrarmi dietro, mi rilasso maggiormente per far sì che possa spingerlo fino in fondo, lo sento avanzare e mi eccita da morire.
Vengo tenendo fermo in bocca, i miei movimenti convulsi fnno strusciare la figa sul suo viso, lui sa che mentre vengo desidero che non si fermi con la bocca, desidero che continui a succhiarmi fino allo stremo, fino a quando non ne posso più arrivando al limite dell’orgasmo.

I miei muscoli crollano facendomi letteralmente sedere sul suo viso fino quasi a soffocarlo, riprendo le forze e il lavoro sospeso, per tutto il tempo mi è rimasto in bocca ammorbidendosi, lo ravvivo masturbandolo con violenza e succhiando avidamente il prepuzio, viene mentre è fuori dalla mai bocca di pochi centimetri, i suoi getti colpiscono in pieno il mio viso, i miei occhiali si coprono di sperma oscurando la vista, sperma che sento scendere dalle mie guance.

È finita la corsa anche per lui, lo pulisco e lui mi tira verso di se, conosco già quel rituale.
Mi bacia con passione condividendo i suoi liquidi, percepisco anch’io sui di lui l’odore animale delle mie labbra, sento il loro sapore miscelarsi con il suo. Le nostre bocche si allontanano, sono lucide, lui mi guarda negli occhi e silenziosamente mi sorride accarezzandomi la guancia ancora bagnata.
Giro lo sguardo verso il televisore e vedo i tutoli di coda del film appena finito.
Qualcuno nel film era venuto a cena ma una coppia di innamorati era venuta con passione sul divano in una notte di mezza estate.

Dedicato a te Andreas.