venerdì 15 luglio 2011

Mi tocca


Non fraintendete leggendo il titolo, non sto pensando a nulla di erotico o morboso, è che MI TOCCA davvero assentarmi per un paio di settimane per visitare gli amati suoceri in Austria.

Sicura che di tanto in tanto penserete a Chiara magari cazzeggiando sul blog vi saluto e vi bacio tutti, non so cosa mi frullerà in questi giorni, non so se i miei ormoni saranno alle stelle, una cosa è certa… non rimarrò con la mano nella mano.

Ci rivedremo alle idi di agosto

Chiara

giovedì 14 luglio 2011

Ricordi indelebili

Erano finalmente rimasti soli in ufficio, la loro giornata estiva e noiosa l’avevano passata facendo il necessario per l’ufficio ma soprattutto scambiandosi immagini via mail, immagini amatoriali scaricate dalla rete, scaricate ma anche discusse dando silenziosamente la loro opinione.

Da tempo era nata un’intesa tra loro nonostante lei fosse decisamente più giovane di lui, il feeling insomma c’è stato sin dal primo giorno, feeling che lentamente iniziò a grattare il muro che li divideva e che di volta in volta riduceva il suo spessore. Poi accadde… un giorno di primavera il loro muro crollò e da quel momento la soggezione si trasformò in confidenza, lui scherzando tirò con le dita il suo abito per guardarle i piccoli seni, lei rispose sorridendogli e liberandoli del tutto davanti a lui, il collega si fece serio osservandoli poi guardandola dolcemente negli occhi le disse che erano bellissimi.

Spesso arrivarono a masturbarsi l’uno davanti all’altra, lo facevano con disinvoltura come se fosse stato un gioco sempre esistito tra loro. Lui adorava letteralmente quella giovane donna tenendola sotto le sue ali, rispettandola fino a non approfittarne mai di lei, nel corso degli anni non le propose mai di andare a letto con lui, ne mai fecero l’amore in ufficio. Succedeva invece che lei seduta alzasse la gonna a allargasse le gambe arrivando a scostare gli slip per mostrare le sue labbra depilate la sera prima chiedendogli semplicemente com’erano venute. Giochi semplici e innocenti insomma.

Un giorno lui arrivò in ufficio col passo malfermo, i colleghi chiesero cos’era successo e lui li chiuse l’argomento dicendo semplicemente che aveva avuto stiramenti di muscolo, quando poi tutti uscirono e rimasero soli in ufficio lui confessò che aveva arrossamenti allo scroto e che bruciava da morire e che avrebbe dovuto medicarlo per qualche giorno con crema cortisonica e detto questo tirò fuori dalla sua borsa la confezione  del farmaco; lei si alzò dalla sedia e mise fuori la testa dall’ufficio per osservare il corridoio, era deserto come previsto, chiuse la porta a vetri smerigliata e gli fece calare i pantaloni, poi sedendosi sui talloni spalmò la crema tenendo la verga calda in mano, erano entrambe consapevoli dei pensieri che frullavano nelle loro menti in quel momento ma non successe nulla di particolare, lei gli applicò la crema e massaggiò i testicoli per diverse sere fino a quando non sparì l’infiammazione.

Vi furono anche momenti intensi tra loro, intensi specialmente quando lei masturbandosi si avvicinava all’orgasmo, si guardavano sempre fissi negli occhi senza dire nulla, il loro sguardo veniva solo accompagnato dai gemiti e dai suoi respiri affannosi, poi lei inevitabilmente veniva arcuando a volte la schiena e puntando i piedi per terra, poi quando tutto finiva lui si avvicinava a lei per contemplare la figa bagnata e sorrideva compiaciuto quando i rivoli di umori avanzavano lentamente sulle sue cosce, allora alzava lo sguardo sul suo viso mentre lei raccoglieva con le dita le sue essenze per portarle alla bocca.

Ci furono anche volte che lei si esprimeva chiedendogli se voleva farlo, dicendogli che voleva guardarlo mentre veniva, lui evadeva più che volentieri i suoi desideri prendendolo in mano e masturbandosi lentamente, lei osservava seriamente i suoi movimenti, lo incitava a farlo più velocemente quando si rendeva conto che l’orgasmo era alle porte, poi quando lui eiaculava lei gli scompigliava i capelli baciandolo sul viso, diligentemente poi levavano ogni traccia dei loro giochi e ognuno a casa sua.

Le belle cose purtroppo non durano mai all’infinito e arrivò così il giorno che lui dovette salutare i colleghi per andare in pensione, molto parteciparono al rinfresco allestito in ufficio, non mancarono le solite parole di routine e frasi confezionate ma quando tutti se ne andarono per la loro strada rimasero in ufficio da soli.
Lei si avvicinò a lui sussurrandogli che avrebbero dovuto chiudere in bellezza e senza aggiungere altro liberarono i loro organi e si masturbarono insieme cercando di allungare i tempi per godersi maggiormente quel momento sapendo che probabilmente sarebbe stato l’ultimo.

Venne lei per prima, la figa era dilatata in maniera esagerata, non capitava spesso di trovarsi con le labbra pendenti in quella maniera, appena venuta si avvicinò a lui e quella volta… gli chiese di venire sulla sua mano, non era mai successo, così dicendo mise la mano a coppa sotto il suo glande ed attese che lui eiaculasse, lui forse eccitatato per quella situazione esplose letteralmente sul palmo della mano di lei, lo sperma colava copiosamente, lei avvicinò la mano alla bocca e con la punta della lingua ne raccolse qualche goccia, poi sempre con la mano in quelle condizioni aprì il cassetto della scrivania e prese un cucchiaino bianco di plastica, lo diede a lui e si sedette sulla scrivania, divaricò le gambe e lo invitò a raccogliere gli umori dalla figa. Lui infilò il cucchiaino e raschiò dolcemente le pareti dell’utero, poi lo tolse dalla vagina di lei notando di aver fatto un discreto raccolto.
Lei gli sorrise e annuì senza dire nulla, lui esitò ed allora la mano di lei guidò la sua per portare il cucchiaino nella bocca di lui.

Si abbracciarono e i singhiozzi di lei si fecero sempre più forti, le lacrime fecero capolino e lei non riuscì a ricacciarle.
Lui la consolò dicendole: “Mi mancherai, dio se mi mancherai”

martedì 12 luglio 2011

Dedicato alle donne

 Le mamme

Inizia a fare davvero caldo, l'afa è quasi insopportabile in questi giorni, le mamme si adattano a queste condizioni torride e portano i bambini a passeggio. Decidete voi se queste immagini sono fantasia oppure realtà.


  



Ogni tanto le donne sosaino nei bar dopo lo shopping per rifocillarsi con qualcosa di fresco  che dia sollievo





Quante di voi lettrici in questo momento sono nelle stesse condizioni? Quante, come me, oggi hanno liberato le loro calde labbra dai tessuti? Quante non sanno che proprio in queste circostanze una donna si sente davvero femmina?

Buona visone
Chiara































giovedì 7 luglio 2011

Un vecchio lupo... adorabile

 Riporto la breve mail ricevuta dal mitico Fabrizio, caro collega in pensione:

"Ciao Chiara,
lo so che avrei dovuto scriverti più spesso ma nonostante abbia quasi mai un cazzo da fare nella mia vita da pensionato non riesco mai a decidermi di prendere in mano il pc e dedicarmi alle mail.
Ieri pensavo a quei momenti passati con te in ufficio, la nostra complicità nell’ammazzare il tempo con giochi accattivanti, non hai idea di quanto manchino, e solo in seguito sono riuscito ad apprezzarli nel modo giusto. Tra noi tutto veniva fuori in maniera naturale, bastava uno sguardo tra noi ed eravamo già uno di fronte all’altra a fare chissà cosa.
Dimmi un po’ Chiara… qualcuno ha preso il mio posto in questi giochi? Quanti ne hai fatti andare di testa dopo me?
Scherzi a parte (e non sono affatto scherzi) mi manchi un sacco, mi mancano da morire le nostre smanettate e le tue performance. A volte mi verrebbe voglia di fare un salto da te quando sei sola in ufficio per… vabbè ci siamo capiti.
Fatti sentire ok? Ci conto. Asseconda ogni tanto un povero sfigato in pensione.
TVB dottoressa ma già lo sapevi."

Fabri

Caro dolce Fabri,
no... nessuno al momento ha preso il tuo posto in ufficio, solo io e te siamo stati in sintonia per queste cose... fatti vedere e...

lunedì 4 luglio 2011

L'attesa


L’agonia che ti crea l’attesa, l’inquietudine nei tuoi pensieri di dover forse subire un fallimento nei tuoi piani è qualcosa di complesso da descrivere.
Non sto parlando di lavoro ma di obiettivi che una persona si pone di raggiungere.
Mi hanno detto sì, mi hanno riferito che sabato sera ci accoglieranno nella loro dimora, già una volta mi ero illusa di poter posare le mie mani su di lei, di dedicarmi a lei mentre loro sarebbero stati su di me, dentro me ma così non fu… per esperienza ho imparato che non tutto va sempre a buon fine.

Ed è proprio l’attesa che ti consuma, il desiderio crescente di condividere quel “gioco di società”  con un’altra coppia fa sì che le giornate si allunghino, lavori ma i pensieri sono costantemente puntati su quell’appuntamento, a casa fai la narcisista davanti allo specchio per individuare su di te qualcosa da sistemare, da migliorare, osservi i seni e vedi 1000 difetti, stuzzichi i capezzoli per vedere come reagiscono, esplori continuamente le labbra, le massaggi e cerchi di tonificare i tessuti per far sì che la figa sia invitante e accettabile, poi quando alzi lo sguardo ti accorgi che c’è lui alle tue spalle che ti sorride silenziosamente e che posa allora le mani sulle tue spalle assicurandoti che sei perfetta, tu non ancora convinta sollevi i piccoli seni con le mani per poi lasciarli ricadere.

Sei ok tesoro… tranquilla” lui ti dice, ma nel tuo ego femminile ti fai sempre le pulci sul tuo corpo e poi con un sospiro ti rassegni e cerchi di convincerti che non saranno comunque le smagliature o la cellulite ad assopire l’istinto animale del compagno di letto che quella sera ti monterà, non saranno quei difetti a deciderlo se accettarti o meno, ma è proprio la tua parte femminile a non voler saperne di cedere, a voler continuare a combattere, a spingerti nel renderti perfetta nonostante tu non cerchi mai la perfezione nelle persone con le quali diventerai sul letto una cosa sola.

Nelle sere antecedenti poi, a letto mentre leggi, leggi sì ma non registri quasi nulla perché le tue fantasie prendono il volo portando i tuoi pensieri su di lei, e ti chiedi continuamente cosa farai con quell’anima, ti chiedi se riuscirai a sedurla e soddisfarla, ti vedi già con la tua bocca posata sui suoi seni, le tue dita in visita nel suo intimo, il suo profumo forte nelle tue narici.

Le domande nella tua mente sono ogni volta infinite, ogni volta questo rituale durante l’attesa ti mette alla gogna facendoti desiderare maggiormente quel momento perché l’assuefazione che il sesso può crearti è una droga dalla quale è difficile staccarsi, ti manca e cerchi sempre disperatamente dosi che ti soddisfino.

Ma poi… quando arriva il momento tanto desiderato e il tuo cuore è in tumulto… cadono i veli e tu ti senti vulnerabile davanti a loro e insieme ai veli cade ogni dubbio, la tua metamorfosi allora ti trasforma da preda a predatrice dominando la notte e la carne e facendoti uscire alla fine esausta, devastata ma regina.

venerdì 1 luglio 2011

Sogni d’oro Chiara

Il caldo umido della notte non mi permetteva di dormire, nonostante la finestra completamente aperta non riuscivo a prendere sonno, ero sulle lenzuola, completamente nuda in attesa che Morfeo venisse a farmi visita.
Ricevetti invece un’altra visita che apprezzai non poco, nel pieno silenzio la sua mano cominciò a farsi strada sulle mie cosce, misi le gambe a rana per accoglierla a labbra aperte, le mie labbra… del tutto flosce e inermi gioirono quando le sue dita fecero capolino, si agitarono impazienti quando i suoi polpastrelli si insinuarono nella fessura.

La mia mano si posò sulla sua per guidarla, per istruirla dei movimenti che desideravo ricevere, lui obbedì infilando completamente le dita nella figa, una poi due… adesso tre. 
“mmm sì” sussurrai “masturbami così dai” e mentre dicevo questo la mia mano raggiunse il suo corpo, accarezzò i peli  e massaggiò lentamente i testicoli raggrinziti, la verga era calda e assopita, dolcemente sfoderai il prepuzio e mi accorsi che era già cosparso di quella patina gelatinosa tipica insapore e incolore, patina che mi aiutò a bagnare le dita per far meglio il lavoro.

Adesso con le braccia incrociate ci stavamo masturbando l’un l’altra, l’uccello stava prendendo forma come un palloncino che lentamente veniva gonfiato, anche la mia figa adesso era sveglia e pimpante, irrorata come succede quando ti lasci andare, le sue dita scivolavano deliziosamente accarezzando anche il clitoride rigonfio, stavo letteralmente colando tra le cosce.
Mi girai verso di lui e a gattoni posai la bocca sul suo bastone di carne, le mie labbra si dischiusero permettendogli di fare il suo ingresso, la mia lingua aderiva completamente alla sua cappella, la accarezzava, la avvolgeva mentre succhiavo imprigionandolo tra le labbra.

Mentre lo strofinavo sul mio viso sentì le sue dita uscire dalla vulva e bisticciare con la sua lingua perché entrambi volevano massaggiare l’orifizio, vinsero alla fine le dita e mi penetrarono scomparendo del tutto nel mio sfintere. Arcuai la schiena per facilitare il suo gioco, lui colse il messaggio e ostruì anche la figa con la mano libera. I nostri movimenti adesso erano sincronizzati e seguivano la stessa musica, la musica dell’amore che ascoltano le anime appassionate.

I suoi colpi di reni mi sorpresero, erano i suoi ultimi colpi, ne ero certa.
Iniziò così a trafiggermi ripetutamente la bocca, non mi sbagliai… i suoi fiotti copiosi bagnarono la mia ugola, il mio palato, sembravano non finire mai e mentre colmava la mia bocca tirò bruscamente il mio bacino verso il suo viso facendo così incollare le mie labbra alle sue.
Quasi mi staccò il clito per come lo succhiava, mi fece male ma fu proprio quel gesto a permettermi di raggiungerlo perché mi fece godere convulsamente.

Finiti gli orgasmi mi posai completamente sul suo corpo bollente, la sua verga adesso era sulla mia guancia come un peluche, prese la mia mano e mi tirò verso di lui, io mi girai e sempre sopra il suo corpo posai la mia bocca intrisa di sperma sulla sua, le nostre lingue si incontrarono miscelando così i nostri sapori fino a consumare completamente i residui della nostra passione.

Gli accarezzai le guance con le entrambe le mani e sorridendogli lui mi disse “Sogni d’oro Chiara”.
Morfeo finalmente si decise a bussare la porta, forse era rimasto a guardarci per tutto il tempo e godersi il nostro gioco.