giovedì 16 giugno 2011

È anche questo amore.


Se in questo momento mi chiedessero per chi lo sto facendo non saprei rispondere.
Lo faccio per compiacere lui? Lo sto facendo per me? Non lo so.

Sta di fatto che amo questi momenti quando, mentre lui mi guarda, io sono impegnata a soddisfare un’altra persona. So che lui osserva ogni mio movimento, che assiste ai miei giochi non del tutto innocenti, che si eccita mentre i miei orifizi vengo colmati da un’altra carne.

Ma rimane paziente e sorridente perché sa che io appartengo a lui, solo a lui, attende l’avvicinarsi il culmine dei miei giochi liberando le sue fantasie e invitandomi a godere con colui che mi sta assecondando sul letto.

Io mi lascio andare aprendo così le porte all’orgasmo, aprendo le cosce calde e assetate a colui che esplorerà le mie profondità intime sensibili e bagnate, lo sento avanzare dentro di me e mentre mi penetra volto la testa e i miei occhi incrociano i suoi,  gli sorrido silenziosamente e con gratitudine, lui mi guarda godere e annuisce soddisfatto poi riprendo il gioco con il priviligiato, sì ... il privilegiato che ha avuto l'opportunità di avermi.

E, passato l’apice del mio orgasmo lui si avvicina e si siede sul letto accanto a me e mentre dentro il mio corpo giace ancora una verga di carne che va via via afflosciandosi lui mi accarezza i capelli, avvicina le sue labbra alle mie e vi pone un languido bacio.

È anche questo amore.

martedì 14 giugno 2011

Passioni nascoste


Da quasi un decennio Gabriele viveva con sua madre vedova e adesso al’età di 17 anni trovava sempre più difficile condivide quel tetto con lei.
Maura, madre premurosa di 47 anni, a volte sembrava pretendere troppo da lui, non smetteva mai di dirgli fai questo e fai quello, lui per il quieto vivere assecondava e fingeva di star dietro alle richieste di lei.

In quel momento stava spolverando la camera da letto della madre che, appassionata di M. Connelly teneva una collezione di libri sul secondo ripiano della piccola libreria davanti al letto, Gabriele non aveva voglia di toglierli per  spolverare l’asse, erano tutti allineati salvo un paio, li spinse ma i libri non volevano collaborare, decise quasi di non farci caso ma poi cambiò idea e li tolse dal ripiano per vedere cosa impediva di metterli a posto.
Rimase di stucco quando vide due confezioni di preservativi, il suo primi pensiero fu evidente: “Mamma se la spassa ancora”, poi mentre teneva in mano quelle due scatole posandole sul mento subentrò un altro inevitabile pensiero: “ma con chi lo fa?
Non aveva mai portato uomini in casa ne mai aveva accennato a lui di qualche relazione, riguardò attentamente le confezioni che aveva in mano, una era sigillata mentre l’altra ne conteneva cinque. Li rimise come li aveva trovati e sistemò davanti i libri.

Quella sera Gabriele annunciò alla madre che avrebbe passato la notte a casa di Paolo suo coetaneo e amico da tempo, erano cresciuti insieme nel quartiere ed erano come fratelli, Maura non fece obiezioni. Gabriele quella sera condivise con Paolo e Annika quasi con orgoglio le sue scoperte, Annika faceva parte del trio che si era formato da tempo, era in gran confidenza con quei due amici, dovette comunque tornare a casa per evitare storie con i suoi.
Il giorno dopo Gabriele ritornò a casa nel pomeriggio, mamma era ancora al lavoro, si mise davanti al televisore ma poi tornò in camera della madre per rivedere le confezioni, erano sempre lì dietro i libri, la scatola iniziata però era aperta, la prese e guardò dentro.
Cazzo!” pensò quando si rese conto che ne erano spariti quattro, “Solo più uno dentro… quattro in una botta”
I pensieri iniziarono a turbinare nella sua mente, adesso la curiosità era diventata interesse, voleva capire con chi stava sua madre.

Mamma gli aveva regalato un piccolo notebook per sostituire il portatile antiquato che aveva, Gabriele iniziò a farsi dei piani sulla mente tenendo il pc in mano, poi trovò una soluzione, accese il notebook, disattivò i suoni e cambiò le impostazioni affinchè non andasse in standby quando il coperchio era chiuso, accese il vecchio pc e fece una chiamata su Skipe rispondendo sul notebook, adesso la webcam attaccata con la molletta al notebook trasmetteva le immagini sul vecchio computer, rimosse la piccola telecamera dal notebook e la mimetizzò su un ramo della pianta finta in seta sull’armadio di fronte al letto cercando di centrare il letto della madre, fece scorrere dietro l’armadio il cavo di alimentazione del notebook e lo fissò nella ciabatta che alimentava la lampada da stelo, chiuse il notebook lasciandolo acceso e lo mise in cima all’armadio. Era fatta.. adesso nel vecchio pc poteva vedere il letto di sua madre.

La madre tornò dal lavoro e Gabriele annunciò nuovamente che sarebbe passato da Paolo col pc per rimanere da lui a scaricare qualche fim, Maura annuì dicendo però di non esagerare, lui rispose che tanto i suoi non c’erano perché erano andati al mare.
Erano le 22.00 quando Gabriele suonò a Paolo con il pc in mano, Annika era già presente, Gabriele raccontò le sue nuove scoperte e il suo piano, voleva scoprire cosa succedeva in quella casa in sua assenza.

Aprì il pc già acceso e collegato su Skipe e lo posò sul tavolino davanti al televisore, l’immagine che trasmetteva era nera, si fecero le 23.00 quando, mentre i ragazzi guardavano un film in tv, il monitor del pc si illuminò, le immagini sfarfallarono e poi si stabilizzarono… si vedeva il letto di Maura.
I ragazzi incollarono gli occhi sul monitor rimanendo muti, “Tanto ho disattivato i suoni, possiamo parlare” disse Gabriele.
“Non so se sia una buona idea questa, stiamo facendo una stronzata” disse Annika
Comparve Maura solo in collant e camicetta che si sedette sul letto, iniziò a sfilarsi i collant. “bella donna tua madre” disse Paolo.
“Bella ma stronza, scusa se lo dico Gabriele” disse Annika poi continuò “Le sto sul cazzo da quando ci ha beccati sul divano, come se fosse tutta colpa mia, come se la strega fossi io” Maura aveva beccato suo figlio a slinguare sul divano di casa, le sua mani erano sotto la maglietta di Annika.
Comparve quindi una figura maschile davanti a Maura.
“Lo conosci?” chiese Paolo a Gabriele
“Non ci posso credere” disse Gabriele “è… è zio Luigi”
“Spegni sto cazzo di pc Gabriele, abbiamo visto abbastanza ti pare?” disse Annika
Ma poi.. mentre il ragazzo stava ubbidendo ad Annika comparve un secondo uomo senza veli.

La mano di Annika fermò quella di Gabriele che stava per spegnere,  la ragazza guardò affascinata la scena, Maura seduta sul letto stava prendendo masturbando due uomini in piedi davanti a lei, li masturbava e poi si alternava a succhiarli.
Gabriele non disse nulla, non gli venivano parole, pensava solo a quella donna che vedeva ogni giorno in casa a stirare e cucinare,mai e poi mai avrebbe pensato a quell’identità sconosciuta che nascondeva.
“certo che ci sa fare però, me l’ha fatto venire duro” disse Paolo
“Chissà com’è con due uomini” disse Annika di rimando
cazzo se n’è accorta” disse Gabriele con panico quando vide la madre alzarsi dal letto e venire verso la webcam nascosta, in quel momento si vedeva bene un primo piano di figa. Le sue labbra erano davvero belle.

Maura trafficò vicino alla webcam e la stanza si illuminò maggiormente, aveva acceso la lampada a stelo. Gabriele tirò un sospiro di sollievo.
Maura tornò a letto, gli uomini nel frattempo si erano sdraiati  e inginocchiata sul letto riprese a succhiarli, dava di schiena alla telecamera e il suo culo era in aria.
“Chi non se la farebbe una donna così? Puoi zoomare Gabriele? Disse Paolo
“Fottiti Paolo, figurati se posso farlo da qui”

L’audio era lieve ma chiaro, si capiva che le tre persone sul letto se la stavano spassando, Maura si alzò nuovamente ritornando verso la webcam, adesso il suo viso era imbrattato di sperma.
“Gli ha schizzato” disse Annika “Minchia quanta”
Maura prese i preservativi e li buttò sul letto.
Li mise ai suoi partner poi cavalcò Luigi iniziando a ballare sul suo uccello, l’altro uomo si mise dietro Maura e la montò.

Annika si era eccitata a guardare in diretta una doppia penetrazione, posò le mani sulle patte degli amici e iniziò a strofinarle sul tessuto, Gabriele e Paolo si guardarono negli occhi e sorrisero, slacciarono i pantaloni e lasciarono fare il resto alla ragazza, lei tirò fuori gli uccelli e iniziò a masturbarli prendendoli poi in bocca, i ragazzi sfilarono la maglietta di lei, slacciarono il reggiseno e iniziarono a palpeggiare i seni.

Maura nel frattempo esprimeva la sua soddisfazione gemendo, gli uomini la stavano perforando, devastando con colpi sempre più secchi.
Annika non capiva più nulla, aveva due giovani uccelli tra le mani che pulsavano, aveva una voglia pazza di toccarsi ma le mani erano impegnate.
“Fatemi venire, non ne posso più” disse ai ragazzi.
Paolo le sfilò i jeans strappati e il perizoma, la figa di Annika era acerba ma graziosa, le labbra erano piccole ma ben disegnate, Gabriele fece il gesto di prenderla
“No… non posso scopare, non ho un cazzo dietro… facciamo altro”
Detto questo Gabriele iniziò ad accarezzarle le labbra, a distanziarle con le dita, poi posò la bocca sopra e la succhiò con determinazione mentre Paolo si dedicava ai piccoli seni, Annika stantuffava le verghe dimenandosi, ogni tanto buttava lo sguardo sul monitor, Maura stava dando il suo meglio.

Paolo e Annika vennero insieme, il suo uccello donò zampilli lunghi lanciati in aria che, con la parabola andarono a spiaccicarsi sul portatile, Gabriele fece dei versi animaleschi che attirarono l’attenzione dell’amica che prontamente si posizionò davanti per ricevere sul viso la panna calda.
Venne nuovamente anche Maura pronunciando parole non del tutto nobili e lucidando le cappelle dei compagni di letto.
Annika esausta e con lo sperma che le colava dalle labbra guardò le ultime scene sul monitor poi sorrise dicendo:
“Informa pure tua madre che mi sei venuto in bocca, voglio proprio vedere cos’ha ancora da dire”

giovedì 9 giugno 2011

Come il fuoco


La coppia irregolare arrivò puntualmente per la cena, avevo conosciuto Gianni, uomo sposato con prole, in occasione di una festa finendo sotto le stesse lenzuola la stessa sera, adesso aveva portato la sua donna, donna che occasionalmente incontrava per dar sfogo alle sue fantasie.
Gianni ci presentò Luna, 36 anni single, indossava un abito nero decolleté, il tessuto era talmente morbido e floscio che disegnava perfettamente i suoi glutei e i suoi seni.
“Ti ho portato un pensiero Chiara ma non aprirlo subito, fallo dopocena” e detto questo Gianni mi consegnò un pacchetto col fiocco rosso.
Ci mettemmo a tavola, avevo acquistato la birra rossa a doppio malto che adoro, Luna all’iniziò era impacciata, ascoltava i dialoghi ma non interveniva quasi mai, poi il ghiaccio si sciolse, ci disse che Luna era il nome che lei usava in rete e che preferiva seguire questa linea, sorridemmo dicendole che non c’erano problemi anzi, era un nome molto grazioso.

Parlammo del più o del meno, venimmo anche a sapere che si vedevano in un motel ad ore, erano praticamente clienti fissi del venerdì pomeriggio.
Luna era al corrente dei rapporti intrecciati con Gianni, aveva comunque compreso che tutto veniva fatto solo per gioco, non esistevano sentimenti tra noi.
Dopo il dolce chiesi a Gianni se potevo finalmente aprire quel pacchetto, lui annuì sorridendo, mi alzai e lo presi, sciolsi lentamente il nastro, tolsi la carta, Luna aveva lo sguardo fisso su quella confezione.
Quando scoprii il contenuto Gianni disse: “E’ lo stesso che ho regalato a Luna, è abbastanza silenzioso e lei si trova benissimo”. A quelle parole Luna arrossì, conoscevo già quell’articolo, era un vibratore con una lingua in silicone per soddisfare il clito mentre lo infili nella vagina.
Lo ringraziai girandomelo tra le mani, provai ad accenderlo, era davvero silenzioso.
“Voglio provarlo adesso… posso?” chiesi ai presenti.

Senza aspettare risposta mi sedetti sul divano, loro erano sulle sedie al tavolo e si girarono verso me, piegai le gambe verso l’alto e le divaricai, il vestito color vinaccia scivolò verso la pancia, sotto non portavo nulla.
Luna spalancò talmente gli occhi che fece sorridere mio marito, presi il vibratore e iniziai ad usarlo davanti a tutti, nella sala non volava una mosca, tutti stavano osservando il mio gioco, la figa si bagnò quasi subito facendo così alloggiare il giocattolo, la lingua di silicone non smetteva di sbattere sul clito rigonfio.
Gianni sorrideva soddisfatto e con la coda dell’occhio vidi Luna completamente catturata da questa situazione.
Sentivo le labbra dilatarsi, l’arnese aveva sempre più gioco dentro di me, mi stavo eccitando.
Con la mano feci cenno a Gianni di avvicinarsi: “Vieni qui… voglio ringraziarti”
Lui si alzò dalla sedia e si mise in piedi davanti a me, io battei la mano sul cuscino del divano “Qui dai”, lui allora si inginocchiò sul cuscino di fianco a me, gli aprii la patta e tirai fuori la verga, la presi in bocca guardando negli occhi Luna, volevo vedere la sua reazione, lei non disse nulla ma non vedevo nulla di negativo nel suo sguardo, iniziai a pomparlo lentamente, lui intanto prese il vibro per lasciarmi libere le mani, io succhiavo mentre lui me lo passava dentro e fuori la vagina.
Andreas fece passare qualche minuto poi si avvicinò, mise la mani sotto i miei glutei e mi alzò il bacino, la mia bocca era ancora impegnata e il culo praticamente in aria, iniziò quindi a penetrarmi, la figa era viscida come un’anguilla.

Mi resi conto solo in seguito che lei era rimasta fuori dal gioco, la vidi sulla sedia con la mano dentro i seni a stuzzicarli.
“Vieni qui Luna” dissi abbandonando l’uccello di Gianni “Dai”
“Non l’ho mai fatto davanti ad altre persone, non…”
“Fidati di me, vedrai ti piacerà, lascia fare a me” le risposi.
Feci liberare il divano e dissi a lei di sedersi.
“Dunque bimba… non l’hai mai fatto hai detto, vedrai come sarà semplice e delizioso” le dissi.
Mi misi in ginocchio per terra davanti a lei seduta sul divano, feci scivolare le mani sotto il vestito, sentivo la sua pelle vellutata, presi il perizoma e glielo sfilai.
“Rilassati Luna”
Lei obbedì lasciando fare a me.
Le spinsi allora le gambe piegate verso l’alto dicendole di raccogliere le braccia sotto le ginocchia, poi dolcemente le allargai le cosce.
“So che piace Luna per che adesso sei senza veli, sai che ti guardano, ti eccita sapere che sei vulnerabile, che hai le labbra bagnate e che tutti le stanno osservando”
A quelle parole vidi contarsi i muscoli dell’inguine, si stava eccitando anche lei.

La figa di Luna era selvaggia, completa di peli soffici e scuri, era un amore di sesso.
“Ecco Luna, adesso Chiara ti apre le labbra” e così dicendo le distanziai con i polpastrelli e soffiai dolcemente dentro, il suo profumo era intenso, probabilmente era molto generosa con gli umori.
Presi il giocattolo e cominciai a masturbarla, quando alzai gli occhi vidi che Gianni aveva impegnato la bocca di lei, le teneva la testa guidandola sul gioco.
“Vieni qui Gianni… è giusto che sia tu ad aprire i balli” dissi indicandole la figa.
Gianni fece coricare la sua donna sul divano e iniziò a scoparla, Luna con la testa sul bracciolo prese in bocca il membro di Andreas che io tenevo con la mano, lei succhiava mentre le accarezzavo dolcemente i capelli.

Sentivo che l’orgasmo di lei andava sempre più avvicinandosi, il fiato era sempre più corto, l’aiutai quindi andando a titillare i capezzoli rosso sangue, Gianni le venne sulla pancia e forse furono proprio quei fiotti caldi a scatenare l’orgasmo di lei.
“Non ti permettere di venirle in bocca” sussurrai sorridendo ad Andreas mentre Luna godeva “ Lo sai che la prima spremitura è sempre mia” conclusi sorridendo.
Lui mi prese per mano e mi portò in camera da letto, gli altri ci seguirono.

Il mio uomo ed io ci buttammo sul letto, lui al mio fianco me lo mise subito in bocca, l’altra coppia era in piedi davanti al letto, io con la mano libera annaspai intorno a me, Gianni capì che volevo impegnare anche l’altra mano e si mise affianco, presi il suo uccello in mano e cominciai a masturbarlo mentre lui giocava con la mia figa, di tanto in tanto percepivo dei flash, aprii gli occhi e vidi Luna col cellulare in mano che ci stava immortalando.

Andreas venne copiosamente nella mia bocca, lo sperma mi colava dalle labbra finendo sul lenzuolo e sui piccoli seni.
Ci fu un sobbalzo sul letto e vidi così Luna sul suo uomo, mi rubò l’uccello di mano iniziando un 69, lei stava sopra di lui, i suoi glutei erano talmente invitanti che iniziai ad accarezzarli, le mie dita passarono dentro il solco raggiungendo la figa fradicia, mi bagnai  le dita con i suoi umori poi ripresi la strada di ritorno soffermandomi sul suo secondo canale, esitai un attimo poi le mie dita scomparvero dentro lei.
Esausti di questo gioco di società guardammo l’ora, erano le 2.00 passate, ci ricomponemmo con aria soddisfatta, anche sul viso di Luna era disegnato un sorriso.
Quando uscirono di casa diedi un lieve bacio sulle labbra di lei.
“Quando vuoi Luna… possiamo approfondire, ci conto bimba”.

La porta di casa si chiuse e io andai farmi una doccia, nonostante scorresse l’acqua su di me sentivo ancora il fuoco scorrere nelle vene, sentivo le fiamme lambire dentro le mie labbra, fiamme che si sarebbero spente durante la notte lasciando solo piccoli caldi focolai.

martedì 7 giugno 2011

Le fate

Davide, 16 anni, pregava che si ripetesse la scena che aveva vissuto la sera precedente passeggiando sul corridoio dell’ospedale, non aveva messo subito a fuoco la faccenda quando, alle 23.00 passate, tutti erano a letto nelle camere e lui cercava di gustarsi una sigaretta davanti alla finestra socchiusa del corridoio, nonostante fossero accese solo le luci notturne rimaneva sempre vigile per non farsi beccare con la sigaretta accesa dall’infermiera di turno.
Davanti alla finestra c’era la camera 11, la porta era aperta, dentro era buio completo.

Stava facendo gli ultimi tiri con la sigaretta quando dei suoni ovattati vennero fuori dalla camera davanti, subito non ci fece caso perché aveva fretta di tornarsene in camera ma la curiosità fece la sua parte e si avvicinò dietro la porta aperta della 11.
Nella camera avevano ricoverato Lucia, ragazza di18 anni che doveva essere operata al piede sinistro per la questione dell’alluce valgo, passarono i secondi e Davide si rese conto che quei suoni erano gemiti mescolati ad ansimi, la stanza era occupata solo da lei e il suo fiato si faceva sempre più pesante.
Davide incollato alla parete dietro la porta comprese ciò che stava accadendo, era la stessa musica che aveva sentito più volte guardando quei video amatoriali in Internet, video dove la ragazze si toccavano lasciandosi andare.

Per istinto, mentre era con l’orecchio teso, posò la mano sul sesso, era rigido da far paura, puntava vergognosamente sul pigiama, i gemiti continuarono facendosi sempre più sonori e cessarono come di consueto quando Lucia venne.
Quella sera Davide sgattaiolò verso la sua camera, si mise subito a letto e contemplò il soffitto adattandosi alle luci fioche del corridoio, il compagno anziano di stanza dormiva profondamente e mentre i suoi pensieri saettavano nelle fantasie prese in mano la verga e cominciò a masturbarsi, il gioco durò pochissimo perché eiaculò quasi subito.

Nella mattinata successiva attaccò bottone con la ragazza, adesso la vedeva sotto un’altra luce, sapeva che anche lei lo faceva, che anche lei apprezzava quel gioco, forse anche lei guardava di tanto in tanto i pornazzi. Per allacciare bene con lei giocò la sua carta vincente prestandole l’iphone per leggere la posta o per navigare su Facebook , lei apprezzò molto quel gesto chiacchierando con lui tutta la giornata.
Adesso era lì, stessa posizione di ieri, stesso orario ma nulla accadde, attese ancora la mezzanotte ma poi tornò a letto rassegnato, forse l’avevano sedata perché all’indomani doveva essere operata.

La notte passò e in prima mattina portarono la ragazza in sala operatoria, l’operazione andò a buon fine e a fine mattinata era già sul suo letto, Davide le tenne compagnia quando finirono le visite aperte al pubblico, la giornata continuò a passare e si fece sera.
Davide l’avrebbero dimesso il giorno successivo e aveva una voglia disperata di aprire l’argomento con lei ma non sapeva come iniziare, passò la sera in camera di lei, Lucia non poteva muoversi dal letto perché aveva la gamba immobilizzata, Davide la fissò negli occhi con un piccolo sorriso e si fece coraggio buttando fuori tutto d’un fiato i suoi pensieri che lo tormentavano.

“Ascolta Lucia, volevo dirti che… che l’altra sera, ok l’altra sera non l’ho fatto apposta ma, ma ero in corridoio mentre tu… insomma non ho visto nulla ma ho capito cos’hai fatto a letto, ti giuro che non ho visto nulla ma è stato bellissimo sentirti mentre… mentre godevi, mi hai fatto impazzire… scusami ancora ma…”
“Stop” disse allora lei alzando una mano e con lo sguardo serio, lo fissò negli occhi e lui diventò paonazzo poi… lo sguardo di lei si addolcì e sorrise dicendo:
“E’ carino quello che mi hai detto… davvero Davide, non sono arrabbiata con te. Mi aveva beccata un’amica una volta a scuola e mi ha presa per il culo per mesi, tu invece mi hai detto cose serie e graziose”.
Lui a quelle parole si rilassò e disse:
“Lucia… domani mi mandano a casa lo sai vero?”
“E?...”
“E che non avrò più occasione di rivederti, pensavo che…”

Lucia mise il dito sulle sue labbra e lui si azzittì, poi piegò il ginocchio della gamba sana sotto le lenzuola e una mano scomparve, continuavano a fissarsi negli occhi, ambedue sorridevano, le lenzuola facevano nel frattempo movimenti fluidi, Davide fissò quei movimenti, sapeva cosa stava succedendo sotto quelle lenzuola, lei lesse i suoi pensieri e con la mano libera scostò il tessuto bianco.

A causa dell’operazione non indossava il pigiama ma solamente la camicia dell’ospedale, sotto non portava nulla, Davide fissò estasiato la sua figa coperta dalla mano, guardava le dita di lei arcuate entrare e uscire dalle labbra, tutto sembrava fatto al rallentatore. Prese il suo iphone e lo accese avvicinandolo all’inguine di lei, la luce dell’apparecchio aiutò Davide a guardare le labbra dischiuse di lei, erano rosa chiaro, lucide e carnose, guardava la sua mano mordendosi il labbro inferiore, Lucia lo osservava mentre lui seguiva il gioco con gli occhi, le faceva tenerezza perché sembrava un bambino che guardasse per la prima volta un film al cinema.

Prese allora la mano di lui e la portò sulla vagina:
“Fammelo tu dai… masturbami, l’hai mai fatto a una ragazza?”
Lui fece no con la testa dicendo: ”L’ho solo visto fare nei video”
“E’ facile dai” disse guidando la sua mano.
Lucia teneva la figa aperta con le dita mentre Davide acquisiva dimestichezza sul gioco, le sue dita scivolavano come per incanto, sentiva la carne bollente e viscida e questo lo eccitava da morire, Lucia passò al secondo stadio e iniziò ad ansimare e a muoversi sul materasso.
“Fallo anche tu Davide, voglio guardarti… dai veniamo insieme”

Davide sorrise e accettò con gioia la proposta, la vergogna era completamente sparita in lui, fece capolino in corridoio per vedere se ci fossero presenze ma era deserto, ritornò a sedersi sul letto di Lucia e calò il pigiama con gli slip.
Lucia osservò l’uccello rigido silenziosamente, lui aspettava qualche parola da lei, lei si rese conto e gli disse che le piaceva.
“Vuoi farmelo tu Lucia? L’hai mai fatto? “
Lucia sorrise e annuì: “L’ho fatto al mio ragazzo quando eravamo insieme ma adesso ci siamo lasciati”

Prese la verga con i polpastrelli tra pollice e indice e cominciò ad agitarlo lentamente, la cappella fece capolino, anche lui era bagnato, posando un gomito sul materasso lo prese con tutta la mano libera facendo qualcosa di più serio, erano mesi che non prendeva un cazzo in mano e questo la fece sorridere.
Davide era al settimo cielo, non avrebbe mai immaginato di arrivare a quel punto con lei, due giorni prima non si conoscevano nemmeno e adesso si masturbavano come se nulla fosse, come se l’avessero sempre fatto insieme.

Lucia venne per prima ma quasi istantaneamente Davide la seguì probabilmente grazie anche ai suoi gemiti di piacere, eiaculò ripetutamente sulla mano di lei, i fiotti sembravano non smettere mai.
Rimasero fermi per qualche secondo con il fiato corto poi Lucia indicò il cassetto da aprire, lui prese i fazzoletti di carta per togliere le tracce del gioco.
“E’ stato fighissimo Lucia, non immaginavo fosse così diverso farlo insieme, cazzo Lucia… domani vado via e non ti vedrò più” disse Davide quasi frignando.
“Prendi l’iphone Davide… fammi qualche foto qui se vuoi” indicando le labbra ancora scoperte “Così ti rimarrà qualcosa di me”.

Dopo diversi scatti la ragazza allora disse a Davide: “Buonanotte piccolo uomo… sogni doro”
“ I sogni d’oro me li hai già fatti fare Lucia… ad occhi aperti” e detto questo ritornò nella sua camera a disperarsi probabilmente ancora sotto le lenzuola. Forse da quel giorno anche lui avrebbe creduto alle fate.