martedì 31 maggio 2011

Fantasie preorgasmo


Scritto tempo fa mentre le mie dita erano impegnate in giochi particolari col le loro amiche labbra, scritto e dedicato  ad una nipote acquisita in rete.

TVB Veronica :-)


L’attesa degli ultimi giorni mi aveva letteralmente logorata, la mia ansia cresceva ogni momento quando pensavo a Veronica che sarebbe venuta a farmi visita a Trieste, avevo organizzato bene la faccenda, i piccoli dai nonni per qualche giorno e Andreas in Austria a far visita ai suoi genitori.
Erano le 20.00 e attendevo in stazione l’arrivo del treno, il treno di Veronica, la mia dolce nipotina conosciuta in rete, nervosa vidi comparire i fanali del treno che si facevano sempre più grandi, fermatosi scese un’infinità di gente ma poi la vidi… bella come sempre, con la minigonna in jeans e un top fucsia che lasciava intravedere il disegno dei suoi seni.
Le andai incontro con il cuore in gola e l’abbracciai con affetto, Veronica mi riempì di baci caldi caldi e amorosi, non finiva più di stringermi, vista l’ora andammo subito a farci una pizza, lei non finiva mai di parlare, di raccontarmi la sua vita, le sue news e io rimanevo imbambolata ad ascoltarla col sorriso.
Sapevo quello che sarebbe successo quando saremmo andate a casa, ce l’avevamo promesso da mesi e io morivo dalla voglia che accadesse.


Finita cena ci avviammo verso casa con la mia macchina, salimmo le scale ed entrammo in casa, lei squadrò il mio appartamento lasciando il borsone sul pavimento e sorrise quando localizzò il divano.
Sapeva tramite le foto che le avevo inviato tutto quello che succedeva su quei cuscini, la nostra confidenza era arrivata al punto che non esistevano soggezioni o segreti fra noi. La invitai a mettersi comoda e lei mi imitò togliendosi i vestiti, eravamo rimaste in intimo, lei teneva ancora le scarpe nere col tacchetto, era un angelo … misi il cd di Bob Marley, una musica che apprezzavamo insieme, ci sedemmo sul divano e ci guardammo negli occhi per capire chi doveva fare il primo passo, No Woman no Cry creò l’atmosfera giusta per quel momento e sempre in silenzio l’accarezzai il viso, le mie mani scesero sulla sua schiena vellutata fino al gancio del reggiseno, lo tolsi con tenerezza lasciandole cadere l’intimo sulle ginocchia, i suoi seni erano magnifici, li contemplai e poi li accarezzai col dorso della mano, erano caldi, morbidi, rassodati, il rosa chiaro dei suoi capezzoli mi faceva impazzire, me ne innamorai subito.

Mentre palpavo i suoi seni lei mi guardò dolcemente negli occhi e mi disse: “baciami zia… non ho mai baciato una donna ma adesso lo desidero”, le nostre bocche si congiunsero, le nostre lingue si incontrarono, calde e bagnate, è stato subito qualcosa di passionale, Veronica si coricò sul divano e io mi misi su di lei, mi tolse il reggiseno e le nostre tette si incontrarono continuando a strusciarsi fra loro, i capezzoli si sfioravano di continuo, turgidi come non mai, desiderosi di essere assecondati, succhiati, presi i sui seni bocca succhiandoli con amore, lei mi accarezzava i capelli stringendomi sul suo petto, io mi alternavo mordendoli delicatamente, le mie mani scesero sul suo corpicino e si agganciarono al perizoma sfilandolo completamente.

le sue labbra… erano completamente rasate, solo un ciuffettino di peli spuntava sul monte di venere, l’avevo vista sulle foto che mi aveva inviato ma averla davanti ai mie occhi era qualcosa che non riesco a descrivere, la figa di Veronica era meravigliosa, le sue labbra traslucide e flosce mi mandavano in fibrillazione, ero quasi in soggezione e Veronica prese la mia mano accompagnandola sulla sua figa, allargò le gambe facendo cadere il piede destro sul pavimento, io con amore le accarezzai quelle parti sensibili poi con le dita allargai completamente le sue labbra, il suo clitoride era rigonfio e fu proprio ciò a darmi lo stimolo, la mia bocca si posò sul suo pistillo e iniziai a leccarla, prendevo le sue labbra viscide in bocca e le succhiavo come mentine, non avevo mai leccato fighe in vita mia, solo toccate ma iniziare con la figa di Veronica mi riempì di gioia, succhiavo e massaggiavo, le mie dita entravano e uscivano, Veronica alzò le gambe e le tenne piegate raccogliendole sotto le ginocchia lasciando in evidenza il suo culetto fantastico, non esitai più, sapevo quello che desiderava così le penetrai il culo con l’indice, tutte le mie falangi scomparvero, stantuffai ripetutamente il dito nel culetto che non smetteva di dilatarsi, lei dimenava la testa a desta e sinistra mordendosi il labbro inferiore e pizzicandosi i capezzoli.

Era mia.. in quel momento Veronica era finalmente mia, tutto mi apparteneva, figa culo seni, sentivo tramite le contrazioni dei sui muscoli che l’orgasmo si stava avvicinando e così fu, puntò i piedi sul divano arcuando la schiena, la sua figa arrivò davanti alla mia bocca, la masturbai con la lingua e lei venne convulsa perdendo qualche schizzetto di urina che colò tra le cosce, i suoi occhi erano sbarrati ma il suo sorriso mi dice che le era piaciuto, mi tirò vicino a lei e cominciammo nuovamente a slinguare e condividere il suo sapore di figa impastata sulla mia bocca.
Mi alzai e la trascinai in camera da letto, ci buttammo sopra  e lei mi tolse il tanga, lei era su di me a gattoni e guardava la mia figa: “prendila Veronica, succhia la figa di zia … ti prego”.
Veronica tuffò letteralmente il viso dentro le mie labbra strusciandolo continuamente, la mia figa era un lago, pulsava e la sua lingua mi accarezzava, tirai giù il bacino di lei che era sopra il mio viso per avvicinarlo alla mia bocca, fu uno splendido 69, le nostre sborrine non finivano di colare tra le cosce, io allungai la mano al cassetto del comodino e tirai fuori il vibratore rosso, lo bagnai con la bocca e lo spinsi nel suo culetto facendolo ruotare, in quel momento eravamo due donne assatanate che cercavano passione e godimento … tutto era concesso.
Venimmo insieme con le nostre urla, ci sentivamo troie ed era bellissimo, Veronica si coricò di fianco a me e mi baciò ancora con passione, sul lenzuolo si erano formate medaglie qua e là, mi guardò negli occhi e mi chiese: “perché Chiara abbiamo aspettato così tanto?”.

La festa continuò per tutta la notte e quando sfinite dai continui orgasmi ci addormentammo tutto ritornò alla realtà con il silenzio che dominava, quando la mattina ci svegliammo lei era un angioletto senza veli sul mio letto, la solita bimba acida e cattiva che incontro in rete ogni giorno,, la mia dolce e cara nipotina.

Con affetto

Zia Chiara

Un giorno importante

Nel capoluogo giuliano finalmente dopo tanti anni il vento ha cambiato rotta, ieri mi sono unita alla ciurma per le vie di Trieste per esprimere soddisfazione sui risultati ottenuti.

Ho fatto quindi qualcosa di particolare per rendere omaggio a Roberto, il neo sindaco… ho festeggiato per le vie lasciando che le mie labbra assaporassero direttamente l’atmosfera di vittoria.
Seduta al bar dopo una lunga camminata ho permesso ai fortunati, se così posso definirli, di osservare la mia vulva, non avrei chiuso le gambe comunque nemmeno se in quel momento fosse passato il mio responsabile.


Alcuni hanno sorriso e altre mi hanno fulminata con gli occhi, che si fottano.
È stato un giorno importante e l’ho voluto suggellare mettendo in mostra qualcosa di prezioso.


venerdì 27 maggio 2011

La sposa ringrazia


Ho trovato questa immagine e… mi ha lasciata estasiata, secondo i miei punti di vista potrebbe essere reale.

Certo che mostrare le tue labbra il giorno del tuo matrimonio dev’essere qualcosa di particolare, gli invitati che osservano mentre apri le gambe e si rendono conto che la figa  è libera.

Potrebbe anche essere un modo per ringraziare riguardo i doni ricevuti. 

Immaginate se lo avesse fatto Kate davanti a Elisabetta… “Lunga vita alla vagina!”

Una cosa è certa… se avessi avuto voi lettori e lettrici al mio matrimonio l’avrei fatto spensieratamente.

lunedì 23 maggio 2011

Due ottime amiche

“Passiamo di qui… fidati”
“Ma perché Paolo? Allunghiamo la strada in questa maniera”
“Fidati Cristina.. voglio farti vedere una cosa particolare”
Paolo e Cristina, insieme da poco, compagni di classe dell’ultimo anno delle superiori, quel venerdì usciti da scuola si misero in cammino raggiungendo un sentiero sterrato che collegava due strade asfaltate, le sterpaglie erano alte, preservativi qua e là abbandonati dopo l’uso di qualche coppietta, sulla sinistra del sentiero un cascinale mezzo diroccato dominava l’area.
“Rallenta quando ci avviciniamo alla cascina… forse siamo fortunati” disse Paolo.
Paola obbedì curiosa, arrivati in prossimità del rudere videro una ragazza bionda seduta sugli scalini, occhiali da sole grandi, sandali e minigonna.
“Guardala bene Cri mentre passiamo”

Appena i ragazzi raggiunsero il rudere la ragazza silenziosamente allargò le gambe mettendo così in mostra le sue labbra dai peli corvini, le sue dita scorrevano lentamente sul pube, gli occhiali neri da sole impedivano di mostrare le espressioni dei suoi occhi ma era chiaro che lo sguardo era puntato sulla coppia che passava in quel momento.
Cristina rimase spiazzata, sorpassò lentamente la bionda esibizionista ma girò completamente la testa fissando lo sguardo sulla figa senza veli.
“Hai visto Cri? Forte vero?” sussurrò Paolo.
“Ma… ma è una puttana?”
“Non credo, non dal modo in cui lo fa, credo sia una che abbia solo voglia di mostrarsi, l’ho scoperta qualche giorno fa passando di qua” 

Per tutto il giorno i pensieri di Cristina andarono sempre a puntare sulla bionda sconosciuta, si rese conto di esser rimasta estasiata, era rimasta stregata nel guardare quel gioco.
Passarono i giorni e Cristina e Paolo passarono di proposito vicino al cascinale ma senza risultati, la bionda era sparita.
Caterina, 24 anni, viso non più belli anzi, ciò che la salvava era però il suo fisico mozzafiato, aveva da poco scoperto come si sentiva appagata quando le persone scrutavano il suo corpo, un giorno lasciò semiaperte le cosce mentre era seduta al bar e tutti i passanti fissavano folgorati il suo inguine. Tutti i venerdì usciva dal lavoro alle 13.00 e negli ultimi tempi iniziò il gioco di levarsi gli slip e  sedersi in un luogo appartato per mostrarsi agli studenti che passavano, ciò la metteva in agitazione ma l’adrenalina vinceva sempre.
Quel venerdì raggiunse come di consueto il cascinale scoperto da poco, si accomodò sugli scalini e si sfilò il perizoma in attesa che qualche giovane passasse.
Quel venerdì Cristina uscì da sola da scuola perchè Paolo aveva una riunione con i rappresentanti di classe alla fine delle lezioni, per istinto percorse la strada che portava alla cascina, non si era fatta illusioni, sapeva che probabilmente non avrebbe trovato nessuno.

Era a poche decine di metri dalla cascina quando mise a fuoco una sagoma sugli scalini, Cristina ebbe subito l’impatto di girare i tacchi quando si rese conto che era lei, la bionda che per tutta la settimana aveva cercato invano, poi si fece coraggio e si avvicinò lentamente.
Caterina vide la ragazza avvicinarsi, non sapeva se farlo o meno, non era lesbica e farlo davanti a una donna non la eccitava minimamente, poi pensò che forse sarebbe stata l’unica occasione per quel giorno e allora divaricò del tutto le gambe.
Cristina la vide… era seducente con quelle gambe aperte, le dita continuavano a lisciare i peli pelvici, Caterina sorrise quando Cri le passò davanti, quel sorriso fece coraggio a Caterina e si fermò davanti a lei seduta. La guardava e si mordeva il labbro inferiore, Caterina allora si tolse gli occhiali e per la prima volta Cristina poté guardare lo sguardo profondo della sconosciuta.

La mano era ferma sulla figa, sembrava quasi che la coprisse volutamente per evitare di essere osservata.
“Non ti fermare… continua” disse allora Cristina, a quelle parole Caterina riprese il gioco infilandosi le dita nella figa e roteando il pollice sul clito, dopo qualche istante si spostò di lato sul gradino invitando silenziosamente Cristina ad accomodarsi vicino a lei.
Cristina esitò poi si sedette a fianco a lei.
“Lo fai bene…. Sei bagnata?”  chiese Cristina sempre fissando la vagina dell’amica.
Caterina annui sorridendo poi inaspettatamente si alzò e si sedette sulle gambe di Cristina, sempre con le gambe aperte prese con grazia la mano di Cristina e la posò tra le sue gambe.
“Fammelo tu dai”
Subito le dita di Cristina non si mossero rimanendo posate sulle labbra della complice, Caterina allora guidò lentamente la mano dell’amica, Cristina sentendosi le dita magnate si eccitò, le capitava spesso di farle scorrere nella sua figa umida ma mai e poi mai aveva provato quelle sensazioni particolari di quando palpi una vulva estranea.
Iniziò a masturbarla, le piaceva, non sapeva nemmeno lei perché ma le piaceva farlo, Caterina posò allora le mani dietro la schiena sugli scalini, l’odore era acre e molto forte, la mente di Cristina era in subbuglio, sentiva si esser bagnata ma non poteva far nulla perché portava i jeans attillati.

Caterina venne deliziosamente, i suoi gemiti erano sinceri e carichi di goduria, prese la mano di Cristina completamente bagnata, palmo contro palmo, le dita si incrociarono e si chiusero, ancora con il fiato corto chiese a Cristina:
“Perché l’hai fatto? Sei lesbica?”
Cristina sconvolta riuscì a rispondere con un’alzata di spalle, non sapeva nemmeno lei perché l’avesse fatto, sta di fatto che rimase deliziata e appagata.
“Io sono Caterina… Credo che potremmo essere due ottime amiche, vuoi venire a casa mia?”

Mentre un gruppo di studenti con lo zaino sulle spalle si avvicinavano a fila indiana al cascinale una coppia di ragazze si allontanava sul sentiero mano nella mano.

lunedì 9 maggio 2011

I modi infiniti

I modi di esibirsi sono quasi infiniti anche se alla fine il concetto non cambia, esistono persone, donne, che preferiscono farlo apertamente in pubblico mostrandosi davanti a sconosciuti, lasciando vedere i loro corpo senza intimo, sono disinibite e sorridenti quando lo fanno, la loro adrenalina scorre non tanto quando mostrano i seni o le labbra ma quando invece ricevono complimenti o approvazioni sul loro gioco, lo fanno all’aperto, in locali particolari, sempre davanti a persone nuove. A volte si limitano a prendere in mano un seno o scostare gli slip, altre volte invece invitano a farsi toccare perchè è proprio quel contatto fisico che porta al culmine l’eccitazione.
Altre donne invece preferiscono farlo davanti a  una cerchia più ristretta di persone, persone non completamente sconosciute ma con le quali si è creata una certa confidenza… io credo di far parte di questa seconda categoria.

Quando succede so già chi è quella persona o coppia, conosco il loro nome perchè ho scambiato prima qualche parola con loro, probabilmente gioca molto anche il fattore rischio, quello che potrebbe mettere in pericolo la tua identità e infangare in qualche maniera la tua reputazione, ma è proprio quello che trascina la donna a compiere quei passi perché senza rischio non c’è emozione. Alcune persone stanno al gioco semplicemente approvando ciò che faccio in quel momento, sorridono e osservano mentre magari mi masturbo, altre invece oltre che osservare partecipano. 

Ho conosciuto donne che di loro iniziativa mi hanno quasi subito imitata lasciandosi andare davanti a me e al loro uomo, altre ancora le ho viste esitare e stare ferme ma col desiderio negli occhi di fare la stessa cosa, sono state invece i loro uomoni a condurle a farlo iniziando a palpeggiare i loro seni, il loro corpo fino a sfilar loro i perizomi davanti a me, quasi mai hanno posto resistenza, li hanno sempre lasciati fare rimanendo estasiate quando ho posato le mie mani su di loro e dolcemente le ho fatte bagnare con le mie dita.
Di queste infine poche hanno messo le mani su di me in quanto “lesbiche per caso”, poche hanno trovato desiderio di affondare le loro dita dentro me… quelle che l’han fatto è forse perché sono riuscite a sgomberare la loro mente in cerca di emozioni nuove.

Ricordo ancora ai primi tempi, le prime volte quando lui iniziava a toccarmi davanti a quelle persone dopo uno sguardo d’intesa, quando le sue mani scompariavno sotto la mia gonna o dentro la camicetta, trovavo appagante fare questo gioco davanti a persone amiche, sentivo il desiderio di coinvolgerle in qualche maniera, le pieghe che il gioco prendeva non erano sempre le stesse, a volte calava il silenzio mentre si dava inizio ai balli, altre invece continuava il dialogo nonostante i miei capezzoli facesessero capolino o le mie cosce si divaricassero, i loro sguardi erano chiari, i loro occhi fissi su di me… in attesa del dono.

È stato lui nel passato ad iniziarmi a questo gioco, lui mi ha fatto aprire gli occhi e notare le differenze di quando lo fai da sola e quando altri occhi ti osservano deliziandosi le pupille, mi sento realizzata quando mentre accarezzo la mia figa vedo la patta dell’amico rigonfiarsi lentamente come un canotto, sono al settimo cielo quando lei guardandomi toglie le sue dita intrise dalla vulva.

È stato qualcosa di particolare quando completamente nuda, a casa di una coppia irregolare, mi sono messa a suonare al piano di lei un notturno di Chopin e lei faceva il pompino al suo uomo giovanissimo, è stato meraviglioso quando lei mi ha permesso di aiutarla facendomi masturbare il suo uomo mentre lei lo succhiava, e mentre tutto questo succedeva sentivo 1000 occhi su di me, sui miei capezzoli che pavoneggiavano e andavano a strusciarsi sui seni prosperosi di lei che sussultavano.

Amo lo sguardo del mio uomo, quello sguardo d’intesa che, senza dire nulla, mi invita a fare la concubina e nel pieno silenzio mi fa capire che posso dedicarmi a lui e agli altri presenti. È quel tipo di sguardo che carica le turbine del mio sesso mandando in fibrillazione le mie sinapsi.

Lui mi ha fatto capire che quando succede non lo faccio solo per gli altri ma lo faccio principalmente per soddisfare me stessa, tutto allora diventa lecito, essere messa in mezzo diventa lecito, lasciarsi farcire di sperma diventa lecito, senza provar vergogna o pudore, solo la gioia di essere in quelle condizioni e vivere quei momenti.


mercoledì 4 maggio 2011

In viaggio

Sono in viaggio, ferma a Limone Piemonte in questo momento, passerò due giorni a Sanremo per motivi di lavoro, non so cari amici se riuscirò a dialogare con voi.

A pochi sedili dopo il midio c'è uno studente che mi tiene d'occhio, è un giovane affascinante e le fantasie frullano alla grande nei miei pensieri, immagino sarebbe una cosa bella averlo e soddisfarlo, lo lascio fare, lascio che guardi tra le mie gambe tenendole parzialmente chiuse, immagino anche cosa pensi in questo momento, se è rasata oppure no, se ha labbra ben pronunciate, se sono una donna facile.

Scrivo sul pc e lui continua a buttare l'occhio su di me, le allargo maggiormente ma senza esagerare, tanto per far sì che possa vedere il mio tanga verdeacqua... in qusto momento avrei preferito non averlo indossato in maniera che i collant velati facessero il loro lavoro lasciando trasparire qualche disegno.
Non vi lascio immagini in questo post ma se questa sera sono di indole buona magari mi scatto qualche immagine in albergo e ve la dono.

Sono ripartita e sta iniziando a mancare la rete... Antonella, domani sera sarò con te;-)

Un bacio a tutti
Chiara

martedì 3 maggio 2011

Il momento giusto


L’amica aveva accettato l’invito a cena, il feeling tra loro due era stato istantaneo, ad ogni occasione parlavano con disinvoltura di argomenti che la società avrebbe definito scandalosi o poco nobili, le aveva confidato  dei giochi condivisi con il marito, giochi fuori dagli standard, “giochi di società” con terze persone. Confidava con disinvoltura fino al punto di proporle una cena a casa sua, insieme a suo marito, aveva anche sottolineato che sarebbero state tre persone a passare una serata in allegria senza secondi fini, nulla sarebbe stato forzato, aveva dato la sua parola che sarebbe stata l’amica a scegliere il da farsi dopo il pasto.

L’amica, di fattezze quasi asiatiche, si presentò con abiti semplici, una gonna in maglina nera e una camicetta in raso che lasciava il disegno nitido dei suoi seni di terza abbondante, portò due orchidee che fecero sorridere la padrona di casa, sorrise perché era l’esatto disegno di due vagine con il clitoride rigonfio.
“Sono già bagnate, non hai bisogno di fare altro” disse l’invitata.
La serata fu davvero allegra, anche il marito fu subito coinvolto nei loro discorsi.
Finito il dessert il marito si alzò in piedi e disse davanti all’amica seduta sulla sedia: ”Mi ha detto (riferendosi alla moglie) che siete molto affiatte, che parlate apertamente, mi fa piacere… non è facile trovare persone con cui dialogare senza creare pregiudizi”.
 E mentre il marito parlava con l’amica lei si mise comoda sul divano ad ascoltare i loro dialoghi, sempre in piedi davanti all’amica lui chiese: “Cosa desideri fare adesso? Qualsiasi cosa… decidi tu”
In quel momento calò il silenzio, la luce fioca delle candele sul tavolo che baluginavano aveva creato un’atmosfera surreale, l’amica si fece per un attimo seria, la coppia la guardava sorridendo in attesa di una risposta,
“Qualsiasi cosa?” domandò  infine.
I padroni di casa annuirono sempre sorridendo.

L’amica seduta sulla sedia fissò lui in piedi davanti a lei, il suo viso era all’altezza giusta per un gioco, fissò la patta e iniziò ad sfiorarla con le dita, sempre muovendo le dita guardò lui negli occhi poi la moglie sorridente sul divano.
Con raffinatezza si sbottonò la camicetta e con le mani tirò fuori i suoi seni dal reggi, erano splendidi con quei capezzoli rosa scuro, aprì la patta dei pantaloni e tirò fuori la verga passando più volte la punta delle dita su tutta la sua lunghezza, poi strofinò sui suoi capezzoli il prepuzio, l’asta si fece ancora più rigida.

Con tutte e due le mani agguantò l’uccello e iniziò a masturbarlo, lui rimase sempre immobile davanti a lei che nel frattempo lo segava con una mano mentre con l’altra accarezzava i testicoli. La moglie sul divano intanto aveva posato i piedi sui cuscini e divaricando le gambe si stimolava le labbra sul perizoma, decise infine di toglierselo completamente per far sì che anche l’amica potesse guardare la sua figa bagnata.
Probabilmente fu la mossa giusta perché quando l’amica di accorse di lei che si titillava il clito si eccitò maggiormente, forse il vedere una moglie che osservava in disparte una donna masturbare il marito fece aumentare l’adrenalina e le sue mani  aumentarono la velocità sull’uccello che oramai bagnato emetteva rumori che si possono creare solo in giochi simili.

La moglie guardava compiaciuta l’amica, nei giorni passati aveva preso in considerazione di coinvolgerla nei loro giochi e aveva visto giusto, moriva dalla voglia di prendere in mano i suoi seni, di morderle i capezzoli ma aveva timore di rompere l’incantesimo e rimase quindi sul divano a dedicarsi alla sua vulva.
Lui venne ripetutamente sul viso dell’amica, sulle sue guance, sui seni, l’amica sembrava non avesse intenzione di fermare le sue mani nonostante lui eiaculasse copiosamente, davanti a quella visione venne anche la moglie sul divano, le sue dita intrise raggiunsero la bocca e la sua lingua fece il suo lavoro.
Finita quella scena paradisiaca l’amica si mise a ridere compiaciuta, guardò l’uccello ancora nelle sue mani, guardò lui negli occhi e capì il suo messaggio, il suo desiderio; prese allora l’uccello in bocca e lo ripulì senza però fermarsi, continuò a succhiare e il gioco ricominciò, la moglie dopo qualche attimo si alzò dal divano e raggiunse la coppia in gioco, si inginocchiò di fianco a lei seduta sulla sedia e prese in mano l’uccello del marito senza che uscisse dalla bocca dell’amica, il pompino continuò deliziosamente, le amiche si alternavano a succhiare la loro preda, la moglie mentre guardava l’amica succhiare colse l’occasione di posare la mano sui seni rassodati e imbrattati di sperma, la mano scivolava spalmando la crema biancastra sui capezzoli lucidi e turgidi.
Lui raggiunse nuovamente l’orgasmo mentre la sua cappella occupava la bocca della moglie, lei beveva e l’amica continuava a masturbare il marito, le espressioni di lui non lasciavano dubbi, lo stava spremendo.
Ad un certo punto la moglie prese il polso di lei e le blocco dolcemente la mano.
“Non me lo uccidere… mi serve ancora” disse all’amica con un sorriso.

Si guardarono tutti e tre ancora con il fiato corto, i loro occhi dicevano che era stato uno splendido gioco.
“Avevate detto qualsiasi cosa, ho fatto quello che mi sentivo  e mi è piaciuto davvero, non chiedetemi altro per il momento” disse l’amica con’aria impacciata e quasi dispiaciuta.
“Non ti preoccupare carissima, ogni cosa al momento giusto”  rispose il marito.
Si ricomposero, lei prese la soddisfazione di aggiustare i seni dell’amica dentro la camicetta, li trovava deliziosi.
Due delle tre candele si erano già spente, si abbracciarono e prima di uscire l’amica ringraziò sinceramente per la serata dedicata a lei.

Uscita l’amica lui disse: “Forse è il momento giusto per andare a letto”
“A letto? Mi sembra un’idea meravigliosa” rispose la moglie con aria sorniona e in quel momento si spense l’ultima candela.

lunedì 2 maggio 2011

Alternative


Ieri non ti sei fatto la barba e pungevi maledettamente quando posavi il viso sulle mie labbra, sulla pelle delicata e sensibile del mio inguine, quando affondavi il naso e lo strofinavi mi facevi male ma io ti sentivo e questo era ciò che importava.

Sono iniziate puntualmente le mie giornate rosse, il tampone è al suo posto, il cordino penzola come per dichiarare l’ingresso vietato ma noi, noi cambiamo gioco e non ci disperiamo perché col passar del tempo abbiamo stabilito i nostri itinerari, i nostri rituali.

Stanotte sei entrato dentro di me, i tessuti hanno obbedito e ceduto, il dolore miscelato al piacere ha fatto unico il nostro gioco, sei venuto dentro me e non ti sei fermato, mi hai distanziato le labbra e mi ha pulita con la lingua lasciando che il mio foro dilatato ritornasse alla sua forma normale, hai preso in bocca il mio pistillo giocando con la lingua intorno a lui.

Stanotte mi hai fatto sentire nuovamente la tua donna, la tua geisha quando ti sentivo crescere nella mia bocca, quando hai annaffiato il mio palato, quando finito il gioco abbiamo nuovamente condiviso i nostri sapori unendo le nostre bocche.