martedì 5 aprile 2011

via delle Zoccolette


Roma è una città dalle 1000 facce, fiumane di turisti che arrivano da ogni dove e  invadono le vie del centro, adorabile come luogo ama invivibile per i miei gusti.
I miei impegni di giovedì mattina andarono tutti a buon fine e decidemmo così di brindare alla sera andando in un Hosteria del Ghetto per deliziarci il palato con la cucina romana.

Il Ghetto è un quartiere particolare alle porte di Trastevere, strade ancora lastricate, luce fioca nelle strade, molto suggestivo. Non indossavo abiti particolari ma abbastanza succinti e neri, autoreggenti tinta carne acquistati il pomeriggio stesso e scarpe con tacco nere, i miei seni per nulla prosperosi non richiedono il reggiseno e ne feci quindi a meno, allo specchio in albergo mi guardai con le autoreggenti e le scarpe e sorrisi vedendo che potevo essere ancora una donna figa, nonostante i parti e gli allattamenti ero ancora ben messa, notai che l’abito benché corto copriva ancora di qualche dito sotto le mie labbra e decisi quindi di lasciar respirare il mio inguine.

Mangiammo pasta cacio e pepe con abbacchio allo scottadito accompagnato dalle puntarelle, tipica insalata di Roma condita con aglio e acciughe.
Seduta al ristorante ogni tanto mi guardavo sotto, in ogni movimento le mie grandi labbra facevano capolino.
Uscimmo dal locale sul tardi e passeggiammo per quelle vie buie coppiette qua e là amoreggiavano, la mia bocca era ancora posseduta dall’aglio nonostante il dessert, raggiungemmo via delle Zoccolette a Campo de Fiori…
Un vecchio portone con l’arco di pietra sopra era aperto, volevo rifarmi la bocca e il nome della strada era stato provvidenziale, ci guardammo negli occhi e senza dir nulla lo trascinai nel portone, lui al muro e io su di lui iniziammo a slinguare, le sue mani esploravano le mie gambe, l’abito nero era sopra i glutei, la mia figa completamente fuori, slacciai la sua cintura e aprì i suoi pantaloni, sentivo la sua verga crescere sotto i boxer, seduta sui talloni e a gambe aperte lo tirai completamente fuori, la luce quasi inesistente non mi permise di contemplare bene la sua cappella ma la sentivo calda e pulsante appoggiata sulla mia guancia, lo presi in bocca succhiando avidamente, le mie appoggiate ai suoi fianchi, le sue che guidavano la mia testa.

A pochi metri da noi passarono alcune persone sulla strada, io ero lì con il suo cazzo in bocca e loro nemmeno si accorsero di noi, le guardavo e succhiavo quasi con il desiderio che si rendessero conto della nostra presenza, che mi osservassero mentre facevo quel gioco di bocca.
Scomparvero ma io continuai, l’aglio dalla mia bocca stava scomparendo del tutto, adesso i sapori erano diversi e allettanti, una delle mie mani si posò sulle labbra dischiuse, le sentivo bagnate ed era cosa buona, le dita scivolavano dentro la vagina per poi infilarsi con qualche difficoltà nel secondo canale visto la posizione. I tessuti alla fine cedettero e l’orifizio si dilatò. Continuai a giocare con le mie fessure sempre più capaci poi abbandonai il suo uccello di marmo scolpito e mi misi in piedi posando le mani sul muro freddo del portone, divaricai le gambe.
“Prendimi” gli dissi “ Lo voglio dietro… tutto”
Si mise dietro me per montarmi, sentivo la sua cappella posizionarsi nel mio solco, posò la mani sui miei fianchi e con un colpo di reni fece il suo ingresso.
Lo sentivo dentro, avanzava continuamente poi retrocedeva per poi riprendere la sua marcia.

Io stavo con la fronte sul braccio sinistro posato sul muro e la mano destra a masturbarmi la figa, le dita dentro sentivano la presenza del suo fallo, solo una membrana le divideva da lui, feci pressione arcuando le dita nella figa per ridurre il gioco di lui nel mio culo, sentivo il suo disegno sui miei polpastrelli.
Venni con le mani nella vagina la quale cedette alcuni schizzi di orina direttamente sul mio palmo, era calda e cadeva copiosamente per terra, venne anche lui dentro me, percepivo il suo sperma caldo inondarmi, contrassi i muscoli per imprigionare il suo bastone di carne e questo non  fece altro che eiaculare una seconda dose.
Abbandonò il mio culo devastato, mi fece girare verso di lui e riprendemmo a baciarci, sentivo suoni particolari generati dall’aria caricata nel mio orifizio ma non me ne vergognavo, rivoli di sperma evacuati dal mio sfintere avanzavano sulle mie cosce.

Nella borsetta nera erano ancora presenti i fazzoletti umidificati che la compagnia aerea distribuisce lungo il volo, li usai con destrezza per ripulire i nostri organi, ci ricomponemmo ed uscimmo dal portone, incrociammo sulla strada due coppie di giovanissimi, facemmo ancora qualche passo e vidi lampeggiare un flash alle mie spalle, mi girai e vidi in fondo alla strada uno dei giovani con il cellulare in mano, mi resi conto solo in quel momento che il mio culo era rimasto decisamente fuori… sorridemmo a quella situazione e con nonchalance tirai giù l’abito avviandoci sulla strada di ritorno all’albergo.
Alzai per l’ultima volta il capo per guardare la targa di marmo di “Via delle Zoccolette”… nulla di più appropriato.

7 commenti:

  1. Chiara pensa se capitavi a fontana dei Tressi in Via delle Vergini :)

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  2. passata anche di là nel fine settimana ma era pieno giorno... era un carnaio

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  3. belli i tuoi racconti....eccitanti...un bacio

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  4. Cara Chiara peccato non passare di lì quel giorno!!!

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  5. In albergo come è continuato il gioco?
    Il profumo che ha roma di notte non ha eguali.
    Sperelli.

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  6. a saperlo....!!!!!
    lupin332

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  7. Com'è continuato Sperelli?
    Mi riesce difficile descriverlo, posso comunque dire niente lato B, per il resto di tutto e di più.

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