giovedì 24 marzo 2011

Sacro e profano

Una storia vera...

Tutto era iniziato per gioco tempo fa, poi Antonella si rese conto di quanto fosse eccitatante uscire senza intimo e farsi riprendere dal Matteo con la macchina fotografica, lo ha sempre definito un gioco pulito e innocente che colmava di soddisfazione quando insieme a lui riguardavano le foto scattate negli ambienti più insoliti.
Erano andati a Perugia e quel pomeriggio lei tolse il perizoma prima di uscire, fecero diverse tappe e lei non mancò di allargare le gambe qua e là per farsi immortalare, seduti al bar, alla fontana, in piazza.

Stanchi di quella camminata ripresero la via dell’albergo mano nella mano, passarono davanti a una delle tante chiese, il portone era aperto.
“Dai… andiamo a vedere dentro?” fece Antonella
“Ma che palle… basta con le chiese, basta dai” rispose Matteo
Lei senza nemmeno ascoltarlo se lo trascinò dietro e varcarono l’ingresso, dentro era abbastanza luminoso, candele accese in ogni dove, i pilastri di pietra si ergevano formando le navate, gli affreschi sui soffitti erano carini.
Si guardano intorno e si accorsero che erano solo loro i presenti, il silenzio dominava.
Antonella fece un piccolo giro dentro mentre Matteo rimase in piedi fermo davanti all’uscita, lei si sedette su una panca e fece cenno a lui di avvicinarsi, Matteo la raggiunse svogliatamente.

“Dai fammene una qui” e detto ciò Antonella si alzò la gonna e mise in mostra le sue labbra
“Tu sei matta, dai cazzo… siamo in chiesa”
“Mi eccita farla qui dentro… dai” sollecitò la ragazza mentre si accarezzava le labbra maliziosamente,
lui si guardò intorno e confermata l’assenza di altri estranei iniziò a scattare qualche foto, lei cambiò parecchie volte posizione, fatta qualche foto alla figa pretese anche qualche ricordo dei suoi glutei.
Soddisfatta si alzò e fece ancora qualche passo in quel luogo silenzioso, mentre camminava un bambino fece capolino all’ingresso poi girò i tacchi e uscì nuovamente senza farsi più rivedere.

Arrivata al confessionale lo studiò con interesse, guardò dentro per vedere se ci fosse qualcuno e poi si inginocchiò alzando nuovamente la gonna, il suo culo rosa si metteva in risalto con quelle calze nere. Matteo comprese subito il suo messaggio e riprese a scattare foto.
“Dai Antonella…usciamo adesso”
“Aspetta” e aprì la porticina di legno del confessionale ficcando la testa dentro, Matteo fuori non capiva cosa volesse fare la sua ragazza poi… vide aprirsi la piccola grata di metallo che divideva il confessore dal penitente.
La faccia sorridente di Antonella si materializzò, sembrava un ritratto incorniciato.
“Vieni qui in piedi davanti a me” fece Antonella
Lui disorientato non capiva dove volesse arrivare
“Qui Matteo, in piedi davanti all’inginocchiatoio”
Lei seduta al posto del sacerdote aveva adesso di fronte al suo viso il ventre del ragazzo.
“Fermo Matteo” e così dicendo iniziò ad armeggiare con la patta dei pantaloni.
“Cazzo ma sei cretina? Se ci beccano?”
“Zitto”
L’uccello uscì, era ancora molliccio, lei lo prese subito in bocca e iniziò a succhiarlo, il primo pensiero che venne in mente a Matteo furono quelle foto sul web dove la ragazza è davanti a una parete col buco e da quel buco esce un cazzo di chissà chi.

L’erezione stava prendendo piede, lui in piedi e quasi incollato su quel lato del confessionale  fortunatamente opporto all'entrata, non riusciva a vedere nulla però… sentiva risucchiare il suo membro da quella bocca invisibile.
Sempre vigile che non arrivassero intrusi si godette quei momenti, lui amava il sesso orale che la sua donna sapeva esercitare, si era accorto fin dal primo momento che ci sapeva fare e non ha mai messo in discussione dove avesse imparato a farlo così bene. I suoi pompini erano la fine del mondo.
Antonella era eccitata da morire, stava facendo sesso in chiesa, era la prima volta che succedeva, nel buio quasi assoluto di quell’antico sgabuzzino teneva in bocca l’uccello del suo uomo tenendolo con una mano, con l’altra invece si coccolava la vagina completamente fradicia, era abbastanza rasata da poter manovrare bene con le dita sopra il clito rigonfio, nella fessura che palpitava, ogni tanto il catafalco di legno oscillava lievemente.
Le sue dita adesso erano completamente dentro la figa e lei si dava colpi leggermente violenti e decisi come volesse penetrarsi maggiormente.
Poi un sussurro maschile disse: “Sto venendo Antonella”
La sua bocca in un battibaleno si colmò di sperma, nonostante questo lei non smetteva di succhiarlo, anche le sue dita lavoravano freneticamente sulla figa indolenzita, venne anche lei sbattendo più volte il ginocchio sulla parete di legno, la vulva colava copiosamente, era stato troppo eccitante per impedirle di zampillare.

Finito l’apice di questo gioco lei uscì dal confessionale, la sua bocca, il mento erano ancora lucidi.
Lui rimise a posto il suo organo e si sedettero senza fiato sulla panca più vicina, le loro teste erano chine, gli occhi socchiusi, il fiato corto.
Improvvisamente una mano si posò sulla spalla di lui, Matteo scattò come una molla.
“Perdonatemi ma devo chiudere” disse l’anziano sagrestano.
Loro gli sorrisero e si avviarono verso l’uscita.

Quell’uomo di chiesa era veramente dispiaciuto di aver interrotto la preghiera di due bravi giovani.

2 commenti:

  1. accidenti.
    come sempre i tuoi racconti, le storie vissute da te e dalle tua amiche sanno sempre emozionare ed eccitare.
    splendida come sempre
    Kirk71

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  2. non ho parole Chiara,
    la tua è veramente passione quando scrivi, sai romanzare ogni cosa, ogni situazione.
    Mi sento sempre condizionata a scrivere sul tuo blog, non voglio passare per una che se la tira, per una privilegiata.

    hai fatto centro anche questa volta

    Anto

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