lunedì 7 marzo 2011

Lo spuntino

Catturai più volte il suo sguardo, prima furtivo poi determinato, i suoi occhi sembravano di cristallo, i giochi di luce che donavano erano davvero deliziosi, allo scalo di Francoforte mi fissò mentre scendeva dall’aereo, il suo sorriso la diceva lunga, ero tentata a demordere e abbassare gli occhi ma ci ripensai, volevo capire fin dove volesse arrivare.

Sull’aereo per Roma si sedette in fondo e si mise  a sfogliare svogliatamente il quotidiano mentre io facevo i lavori di routine parlando con tutti i viaggiatori accomodati sui sedili, avanzavo piano piano alternandomi sulle file, destra sinistra, destra sinistra…
Lui con il giornale in mano mi scandagliò tutta con gli occhi, mi piaceva il suo modo di fare, era un uomo che sapeva cosa voleva  e non nascondeva nulla.
Mentre mi avvicinavo a lui i motori rullarono più forti, io mi accovacciai sui talloni per parlare con un bambino seduto, lui aveva le sue armi pensai ma anch’io avevo le mie da giocare e detto questo nella mia mente allargai le gambe quel tanto da mettere in mostra ciò che la natura mi aveva donato.
Lui osservò le mie cosce e il sorriso si accese maggiormente poi i suoi occhi incontrarono i miei che silenziosamente gli fecero notare che io avevo fatto il mio passo ed adesso aspettavano il suo.

In piedi davanti a lui seduto gli chiesi cosa voleva come spuntino elencando una serie di dolci, lui sembrava ascoltare attentamente guardandomi negli occhi poi, quando smisi di descrivere i piatti lui posò lo sguardo sul mio basso ventre e gesticolando con la mano sinistra disse che voleva qualcosa di particolare, dolce e caldo.
I brividi in quel momento mi fecero tremare tutta, girai la testa per vedere se qualcuno ci stava osservando e quando mi resi conto che tutti erano indaffarati presi la sua mano e la posai sulla vagina, lui mosse abilmente le dita sui collant, sentivo le sue dita sulle mie labbra umide che nonostante gli slip erano diventate sveglissime e sensibili. Avrei voluto andare fino in fondo ma il rischio era troppo grande, gli sussurrai chinandomi al suo orecchio di raggiungermi alla cabina con la targhetta “privato”, a pochi passi dalla sua poltrone. Lui obbedì e abbandonò il mio sesso. Mi ricomposi con disinvoltura ed entrai nel posto stabilito.
Il mio cuore era in tumulto, ero eccitatissima, era già successo che durante i voli io accarezzassi le mie labbra facendole poi lacrimare di gioia ma mai e poi mai avevo avuto rapporti.

Entrata nella cabina posai la schiena al muro, non sapevo cosa fare, avrei voluto sfilarmi i collant e l’intimo ma se mi avessero chiamata si sarebbero resi conto che ero senza, strappai allora il cavallo sacrificando così le calze appena acquistate.
La maniglia cominciò a girare poi la porta si mosse, presi per la cravatta l’uomo che nemmeno conoscevo il nome e iniziai a baciarlo con passione, le nostre mani esploravano i nostri corpi.
“Dammelo… lo voglio” e detto questo gli aprì la patta dei pantaloni e presi senza esitare l’uccello in bocca, era caldo e lo sentivo pulsare, le sue mani erano sui miei capelli che guidavano la mia testa, poi scomparvero dentro il reggiseno a palpeggiare le tette, a pizzicare e tirare i capezzoli.
Le nuvole continuavano a passare davanti al vetro dell’oblò, lui mi stava letteralmente scopando la bocca, io ritenevo ai suoi glutei balestrati che sembravano scolpiti nel marmo, avevo finito il ciclo il giorno precedente e abbandonai quindi il suo sesso, mi misi in piedi con le gambe divaricate e posando le mani sulla parete lo supplicai di prendermi.

Lui quasi esitava dietro di me, io lo tranquillizzai che non ero in ovulazione: “Vienimi, vienimi dentro”
Mi prese quasi con violenza, lo sentivo avanzare dentro di me, il mio utero aderiva completamente creando quasi un risucchio, i miei seni erano fuori e sussultavano a ogni movimento, avrei voluto toccarmeli ma non ero in condizioni di farlo perché dovevo posare le mani davanti, lui quasi mi lesse nel pensiero e li prese in mano strizzandoli.
Poi venne ma, anche durante il suo orgasmo non smise di scoparmi, continuava a sbattermi e i suoi fiotti caldi dentro me sembravano non finire mai, questo fece venire anche me ma dovetti soffocare l’urlo posando la bocca sul mio braccio.
Finito tutto posammo insieme la schiena sulla parete, lui con l’uccello ancora fuori e io con i seni scoperti e la figa che colava copiosamente sui collant, ambedue avevamo il fiato corto.

Ci girammo l’uno verso l’altra e mentre ci baciammo lui accarezzò dolcemente i seni.
“Grazie… grazie per lo spuntino, lo apprezzato davvero” e mentre diceva questo si rimise a posto i pantaloni, aprì la porta della cabina e uscì.
Io ero ancora fuori di me, se qualcuno fosse entrato in quel momento non avrebbe avuto dubbi guardandomi in quelle condizioni, ciò mi riportò alla realtà e mi sistemai le tette nel reggiseno, bagnai qualche tovagliolo di carta e li passai sui collant per togliere le tracce, cancellai anche la pozza di panna calda che si era formata ai miei piedi e con innocenza uscì anch’io in corridoio.
I nostri sguardi si incrociarono nuovamente, i nostri sorrisi forse non furono compresi dagli altri passeggeri, la nostra non era allegria ma solo la soddisfazione di aver vissuto questi momenti all’insegna del sesso.

9 commenti:

  1. che raccontone... Tra le nub(b)i...

    RispondiElimina
  2. l'ho buttato giù Fabrax ma non mi piace affatto, non ha la mia impronta di sempre, me ne rendo conto.

    RispondiElimina
  3. hai ragione forse perché non ti sei calata nel personaggio come fai di solito. Non lo hai sentito tuo!!!!!

    RispondiElimina
  4. è eccetitante xò in effetti rispetto agli altri manca di qualcosa!

    RispondiElimina
  5. scusate volevo scrivere eccitante!

    RispondiElimina
  6. .a me e' piaciuto.

    e le foto dove le hai trovate ? sembrano amatoriali...

    RispondiElimina
  7. me le han passate come amatoriali ma ci credo poco, specialmente sulla terza, tette troppo ben fatte :-)

    RispondiElimina
  8. concordo...
    tral'altro,io di hostess veramente perfette ne ho viste poche ... :)

    RispondiElimina