venerdì 18 marzo 2011

Al parco


Le ombre nel parco continuavano ad allungarsi, i piccoli gruppi di mamme e bambini alla spicciolata stavano prendendo la strada di casa, un pensionato sulla panchina leggeva il giornale e coppiette qua e là sull’erba scambiavano silenziosamente effusioni.

Io stavo seduta a  cavalcioni di Andreas su una panchina dove mancava qualche doga, le mie gambe stringevano i suoi fianchi, tenevo il suo viso tra le mani e le nostre lingue non smettevano mai di accarezzarsi. Lui dava di schiena a una coppia di giovani seduti sull’erba, anche loro erano impegnati a trastullarsi strofinando i loro visi, le loro mani percorrevano lentamente le superfici del partner come farebbe un cieco sulle pareti di un labirinto.
Lei indossava un vestito smanicato e il suo ragazzo dopo le varie ispezioni sul suo corpo andava sempre a puntare sui seni palpeggiandoli con vigore.

La mano del ragazzo scomparì nella scollatura probabilmente per godersi tra le dita i sui capezzoli sicuramente turgidi, io per istinto feci comprimere i miei sul petto di Andreas, presi la sua mano e la posai sulle tette guidandola per invitarla a fare qualcosa di carino, lui comprese immediatamente i miei piaceri ed evase le mie richieste proma toccandomi i i seni poi pizzicandomi i capezzoli sotto il tessuto, li sentivo duri come bulloni.
Quando riaprì gli occhi mi accorsi che la coppietta aveva cambiato gioco, adesso la mano di lui aveva abbandonato le curve e si era fatta strada tra le cosce di lei.
Li osservai incuriosita mentre Andreas  continuava a baciarmi il collo, i movimenti particolari della mano del ragazzo non lasciavano dubbi, conoscevo troppo bene quel gioco. La stava masturbando.
Io posai la mano libera in mezzo ai nostri organi e mi alternavo facendo carezze ora sulla sua patta e ora sul mio inguine, lui rispose quasi subito con un’erezione, la persona anziana che leggeva il giornale aveva abbandonato la panchina, eravamo rimasti solo noi giovani. I miei occhi erano incollati sulla coppia, lei teneva gli occhi chiusi e si mordeva il labbro inferiore mentre lui andava ad intingere le sue dita dentro le labbra sicuramente umide.
Lei poi spalancò gli occhi all’improvviso, probabilmente per una mossa inaspettata del suo ragazzo, e vide me fissarla… capì immediatamente che avevo scoperto il loro gioco, il suo sguardo prima si fece serio quasi per rimproverarmi per non aver fatto i cazzi miei poi cambiò e mi sorrise quasi per vantarsi di avere una mano sulla sua figa.

Le sorrisi anch’io per farle capire che approvavo il loro gioco, i nostri occhi non smettevano di comunicare.
Io intanto continuavo a strofinare l’uccello di Andreas con mano sulla patta, lo facevo quasi con violenza, lo volevo fuori ma non riuscivo in quella posizione a tirare giù lo zip, lei cambiò posizione e si accomodò completamente sull’erba posando i gomiti per terra, sussurrò qualcosa al compagno di fianco a lei poi prese un pacchetto di sigarette e ne accese una, mente lui non smetteva di masturbarla lei alzò la mano col pacchetto nella mia direzione come per offrirmene una, io fissandola feci cenno di sì con la testa.
“Vieni con me Andreas” dissi all’orecchio.
Lui mi chiede dove mentre ci alzavamo dalla panchina.
“Voglio godere… adesso… davanti a loro” gli dissi indicandoli con la testa, solo in quel momento si rese conto della situazione, vide lui impegnato con le mani sulla figa di lei, rimase come incantato e io lo tirai verso loro.
Ci sedemmo vicino a loro senza far parole, lei mi offrì la sigaretta e io la presi, poi mi girai verso il mio uomo e gli feci scendere lo zip dei pantaloni, lui mi bloccò la mano quando capì le mie intenzioni, io lo fulminai con lo sguardo facendogli capire che in quel momento ero io a decidere, feci un tiro con la sigaretta in mano e con il fumo ancora nei polmoni lo presi in bocca, lo succhiavo mentre il fumo mi usciva dalle narici. Lei mi sorrise poi posò la testa sul prato.
Non avevamo ancora scambiato una parola, non conoscevamo i loro nomi ma l’intesa di farlo gli uni davanti agli altri era stata spontanea.

Sentivo la cappella sul palato, i suoi testicoli erano nel palmo della mia mano, li palpeggiavo con dolcezza, i miei slip erano a metà delle cosce, ero consapevole che l’altra coppia poteva guardare la mia figa e questo mi eccitava maggiormente, lui armeggiava con le dita sulle mie labbra, socchiusi gli occhi e vidi che il ragazzo stava con il collo allungato per cercare di veder meglio mentre masturbava la sua ragazza.
E sia mi dissi nella mente, tolsi completamente una gamba dagli slip per poterle divaricare maggiormente, le mie gambe si piegarono, l’abito estivo scivolò fino in fondo mettendo in mostra le mie labbra che ospitavano la mano di Andreas, mentre continuavo a pomparlo iniziarono a prendere piede i gemiti di lei, stava cominciando a godere e il suo ansimare era sempre in crescendo, probabilmente li sentì anche Andreas e questo lo fece venire riempiendomi la bocca. Si distese sull’erba per ricaricarsi delle energie bruciate in quegli attimi, io seduta sull’erba con ancora la bocca che colava posai le dita sulle mie labbra dilatate e ripesi il lavoro da lui interrotto, lo facevo guardando lei. Venne anche lei, i suoi peli erano tutti incollati lasciando in evidenza le grandi labbra, io la seguì a ruota godendo anch’io.

L’unico a non godere fu il suo ragazzo perché in lontananza iniziarono ad abbaiare una coppia di cani al guinzaglio accompagnati dai loro padroni, senza dubbio se non ci fossero stati questi intrusi in fondo al sentiero lei si sarebbe dedicata al suo uomo.
In fretta e furia ci ricomponemmo, loro si alzarono e dopo pochi passi lei si girò verso noi, mi strizzò l’occhio dicendomi: “E’ stato bello…. piacere Mara” e così dicendo si avviarono per la loro strada.
Andreas sorridendomi mi disse quasi sconvolto: “A volte Chiara mi fai davvero paura”
 

2 commenti:

  1. accidenti, dalle mie parti non ci sono parchi cosi' interessanti :-)
    complimenti come sempre peril tuo modo di raccontare emozioni.
    Kirk71

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