martedì 29 marzo 2011

Destinazione Roma

Vado a Roma ragazzi, parto domani, mercoledì 30 con lui.
Spero davvero di realizzare qualcosa di speciale sulle rive del Tevere al calar della sera... sentire l'aria fresca del vespro che mi accarezza le labbra, che mi fa inturgidire i capezzoli al vento, una gran voglia di far qualcosa di originale continua a fermentare nei miei pensieri.
Faremo cena nei locali del Ghetto, zona che io adoro, tornerò lunedì e... vi racconterò, sicuramente senza i miei cuccioli non saranno notte noiose e prive di avventure.

Vi bacio tutti/e

Chiara

venerdì 25 marzo 2011

Fantasie al 100%

In questo momento ho sentito il bisogno di staccarmi un attimo dal lavoro, sto leggendo il Testo Unico della tutela della salute e sicurezza sul lavoro e vi assicuro che è piombo colato, la mia mente torna a fantasticare su come vorrei essere ora, seduta sul divano a casa mia a prendere il tea magari con Stuarda e Guerre, io sul divano e loro sulle poltrone chiacchierando del più e del meno. Io indosso solo uno scamiciato, sono a piedi scalzi e sotto non porto nulla, e  mentre si spettegolezza inizio a toccarmi davanti a loro, le mie amiche non fanno una piega, guardano le mie gambe aprirsi e le mie grandi labbra coccolate dalle mie dita fare capolino, il discorso continua serenamente come se nulla fosse.

Sul centrotavola di cristallo c’è una varietà di vibratori, sono sempre lì a portata di mano perché il mio gioco spesso lo svolgo sul sofà, io parlo con loro e ogni tanto un gemito si infila tra le mie parole.
“Scusatemi… è che inizio a sentire qualcosa” dico alle amiche
“Figurati Chiara” risponde Stuarda sorridendo
“Mi hai fatto venire voglia Chiara” dice Vuerre di rimando
“Serviti pure” le dico indicando i vibratori sul tavolino.
Lei li squadra poi ne sceglie uno con attenzione, lo accende e per liberarsi le mani lo tiene in bocca. Con le mani libere poi si sbottona la camicia e libera i suoi seni prosperosi dal reggi, sono belli, i capezzoli ben pronunciati, prende il vibro e inizia a stuzzicarsi le tettone tenendone una sul palmo della mano, intanto continuiamo a dialogare.
I gemiti intanto vanno moltiplicandosi ma non interferiscono minimamente, sono parte integrante delle nostre parole.
Stuarda sorseggiando il te ci osserva compiaciuta.
“Alternati Vuerre, non fare tutto su un seno solo” dice Stuarda all’amica.
“Pensa alla tua figa invece di dirmi quello che devo fare” le risponde sfottendola.

Io sempre sul divano ascolto i loro intrallazzi  e invito Stuarda a mettersi vicino a me, le mie grandi labbra sono un sogno così bagnate.
Stuarda si sieda accanto me e io le dico di mettersi comoda, coricata. Lei obbedisce, io scendo dal divano e mi metto in ginocchio ai suoi piedi, la faccio mettere supina e le tiro su la gonna, lei mi viene incontro alzando il bacino dal sofà.
Il suo culo adesso è scoperto, porta solo un perizoma nero, Vuerre lo guarda e nota i suoi glutei arrossati, strisce rosse e rigonfie vanno ad incrociarsi sul suo culo tondo.
“Hai fatto un gioco serio vedo” dice l’amica a Stuarda, lei conferma silenziosamente con un sorriso.
Io sempre in ginocchio per terra le scosto il perizoma per liberare le labbra, Stuarda fa scivolare una gamba per terra per poter divaricare le cosce, la sua figa è completamente rasata, carnosa, le labbra si sovrappongono, con la mano destra inizio a masturbarla, la sua vulva diventa viscida e le dita scorrono meravigliosamente, ho sempre trovato eccitante masturbare una mia simile, farla godere con le mie mani, e poi ho sempre avuto un punto debole per lei perché è una delle donne più affascinanti che conosco.
L’altra mia mano libera continua invece ad esplorare le mie fessure, a titillare il clito sensibile.

Sto dando di spalle a Vuerre, mi giro e la vedo a trafficare con il vibro nella sua vagina versatile, i suoi seni pendono superbamente, dio che belli.
Stuarda e con la testa girata verso di me sul bracciolo del sofà, parla con gli occhi chiusi, vedo che apprezza i miei giochi, di tanto in tanto mi dona un lungo sospiro.

Devo purtroppo interrompere le mie fantasie perché il telefono mi perseguita, il responsabile mi sollecita i documenti da firmare… mi dispiace non portare a termine il mio racconto… fate voi il resto con le vostre fantasie.

Stuarda, Vuerre… perdonatemi se vi ho coinvolte ma spesso spaziate nella mia mente, chissà… un giorno potrebbe diventare tutto realtà.

giovedì 24 marzo 2011

Sacro e profano

Una storia vera...

Tutto era iniziato per gioco tempo fa, poi Antonella si rese conto di quanto fosse eccitatante uscire senza intimo e farsi riprendere dal Matteo con la macchina fotografica, lo ha sempre definito un gioco pulito e innocente che colmava di soddisfazione quando insieme a lui riguardavano le foto scattate negli ambienti più insoliti.
Erano andati a Perugia e quel pomeriggio lei tolse il perizoma prima di uscire, fecero diverse tappe e lei non mancò di allargare le gambe qua e là per farsi immortalare, seduti al bar, alla fontana, in piazza.

Stanchi di quella camminata ripresero la via dell’albergo mano nella mano, passarono davanti a una delle tante chiese, il portone era aperto.
“Dai… andiamo a vedere dentro?” fece Antonella
“Ma che palle… basta con le chiese, basta dai” rispose Matteo
Lei senza nemmeno ascoltarlo se lo trascinò dietro e varcarono l’ingresso, dentro era abbastanza luminoso, candele accese in ogni dove, i pilastri di pietra si ergevano formando le navate, gli affreschi sui soffitti erano carini.
Si guardano intorno e si accorsero che erano solo loro i presenti, il silenzio dominava.
Antonella fece un piccolo giro dentro mentre Matteo rimase in piedi fermo davanti all’uscita, lei si sedette su una panca e fece cenno a lui di avvicinarsi, Matteo la raggiunse svogliatamente.

“Dai fammene una qui” e detto ciò Antonella si alzò la gonna e mise in mostra le sue labbra
“Tu sei matta, dai cazzo… siamo in chiesa”
“Mi eccita farla qui dentro… dai” sollecitò la ragazza mentre si accarezzava le labbra maliziosamente,
lui si guardò intorno e confermata l’assenza di altri estranei iniziò a scattare qualche foto, lei cambiò parecchie volte posizione, fatta qualche foto alla figa pretese anche qualche ricordo dei suoi glutei.
Soddisfatta si alzò e fece ancora qualche passo in quel luogo silenzioso, mentre camminava un bambino fece capolino all’ingresso poi girò i tacchi e uscì nuovamente senza farsi più rivedere.

Arrivata al confessionale lo studiò con interesse, guardò dentro per vedere se ci fosse qualcuno e poi si inginocchiò alzando nuovamente la gonna, il suo culo rosa si metteva in risalto con quelle calze nere. Matteo comprese subito il suo messaggio e riprese a scattare foto.
“Dai Antonella…usciamo adesso”
“Aspetta” e aprì la porticina di legno del confessionale ficcando la testa dentro, Matteo fuori non capiva cosa volesse fare la sua ragazza poi… vide aprirsi la piccola grata di metallo che divideva il confessore dal penitente.
La faccia sorridente di Antonella si materializzò, sembrava un ritratto incorniciato.
“Vieni qui in piedi davanti a me” fece Antonella
Lui disorientato non capiva dove volesse arrivare
“Qui Matteo, in piedi davanti all’inginocchiatoio”
Lei seduta al posto del sacerdote aveva adesso di fronte al suo viso il ventre del ragazzo.
“Fermo Matteo” e così dicendo iniziò ad armeggiare con la patta dei pantaloni.
“Cazzo ma sei cretina? Se ci beccano?”
“Zitto”
L’uccello uscì, era ancora molliccio, lei lo prese subito in bocca e iniziò a succhiarlo, il primo pensiero che venne in mente a Matteo furono quelle foto sul web dove la ragazza è davanti a una parete col buco e da quel buco esce un cazzo di chissà chi.

L’erezione stava prendendo piede, lui in piedi e quasi incollato su quel lato del confessionale  fortunatamente opporto all'entrata, non riusciva a vedere nulla però… sentiva risucchiare il suo membro da quella bocca invisibile.
Sempre vigile che non arrivassero intrusi si godette quei momenti, lui amava il sesso orale che la sua donna sapeva esercitare, si era accorto fin dal primo momento che ci sapeva fare e non ha mai messo in discussione dove avesse imparato a farlo così bene. I suoi pompini erano la fine del mondo.
Antonella era eccitata da morire, stava facendo sesso in chiesa, era la prima volta che succedeva, nel buio quasi assoluto di quell’antico sgabuzzino teneva in bocca l’uccello del suo uomo tenendolo con una mano, con l’altra invece si coccolava la vagina completamente fradicia, era abbastanza rasata da poter manovrare bene con le dita sopra il clito rigonfio, nella fessura che palpitava, ogni tanto il catafalco di legno oscillava lievemente.
Le sue dita adesso erano completamente dentro la figa e lei si dava colpi leggermente violenti e decisi come volesse penetrarsi maggiormente.
Poi un sussurro maschile disse: “Sto venendo Antonella”
La sua bocca in un battibaleno si colmò di sperma, nonostante questo lei non smetteva di succhiarlo, anche le sue dita lavoravano freneticamente sulla figa indolenzita, venne anche lei sbattendo più volte il ginocchio sulla parete di legno, la vulva colava copiosamente, era stato troppo eccitante per impedirle di zampillare.

Finito l’apice di questo gioco lei uscì dal confessionale, la sua bocca, il mento erano ancora lucidi.
Lui rimise a posto il suo organo e si sedettero senza fiato sulla panca più vicina, le loro teste erano chine, gli occhi socchiusi, il fiato corto.
Improvvisamente una mano si posò sulla spalla di lui, Matteo scattò come una molla.
“Perdonatemi ma devo chiudere” disse l’anziano sagrestano.
Loro gli sorrisero e si avviarono verso l’uscita.

Quell’uomo di chiesa era veramente dispiaciuto di aver interrotto la preghiera di due bravi giovani.

Desiderio monocromatico


Ieri ero andata come di consueto con i miei colleghi a pranzare in un locale caratteristico nelle vicinanze dell’azienda, locale che frequentiamo grazie alla convenzione accreditataci. Mentre si parlava del più e del meno passa davanti a noi una coppia, lui nulla di che ma lei… mulatta sui 25 anni, fuseaux attillatissimi, tacchi credo da 10 e camicetta verde smeraldo dove i seni traboccavano. Nei pochi attimi voluti per sistemare la sua giacchetta nera ho potuto notare con la coda dell’occhio il disegno sulla sua vulva, le labbra divise e nitide (sicuramente depilata), sulle natiche non c’era segno di tanga o perizoma.
Paolo il mio collega è rimasto imbambolato a guardarla:
“Ma l’hai vista che figa?” mi fa
Ho dovuto dargli ragione, la sensualità sprizzava da tutti i pori.

Ho fatto questa premessa perché il mio sogno nel cassetto, che al momento tale è rimasto, è sempre stato quello di giocare con una mulatta, ho visto varie immagini o video e sono rimasta affascinata per le loro caratteristiche, ciò che veramente mi ha fatto sciogliere è quel gioco di colori, il contrasto che fanno le loro labbra nere o scure con la loro figa rosa chiaro all’interno, in un video saffico c’era una donna che allargava le labbra della compagna, erano come un sipario che si apriva… affascinanti davvero.

Per non parlare poi dei loro capezzoli neri, capezzoli ne ho visti a iosa negli ultimi anni, rosa chiaro delle adolescenti e rossi di varie sfumature, alcuni quasi trasparenti che quasi si mimetizzano con il seno. Però i capezzoli neri delle mulatte sono qualcosa di esotico, non ho mai avuto occasione di toccarli, di prenderli in bocca ma credo sia davvero fantastico provare certe emozioni.

Solo il pensiero del loro culo mi manda in fibrillazione, io che sono amante di glutei, forse ancora più delle labbra, apprezzo moltissimo le loro natiche.
Quando, sul divano con le gambe piegate e con i piedi puntati sui cuscini, sono impegnata a trastullarmi spesso i pensieri vanno a puntare sul culetto femminile, inizio a fantasticare immaginandomi lei a gattoni e io sopra lei che dolcemente con le mani allargo la sua carne per poter baciare e leccare il suo orifizio e inventare giochetti al momento, mi ritengo molto creativa J

Non farò certo annunci per realizzare ciò, non sono così disperata ma, se dovesse andare in porto il mio sogno nel cassetto darò tutta me stessa per soddisfare sì lei ma anche i miei capricci saffici, togliendomi anche la soddisfazione di veder posare le sue piante bianche dei piedini neri sulle mie labbra rosa bagnate, scusatemi per questo gioco di parole. Ho scoperto solo ultimamente quanto sia edificante raggiungere l’orgasmo con i piedini di lei nelle mie fessure e una volta fatto posarli sulle mie guance.

Torno al lavoro

Chiara

martedì 22 marzo 2011

Il video

Angela aveva appena finito di montare il videoproiettore quando suonò il campanello, Lucia aveva accettato volentieri di fare un salto a casa sua per guardare le foto fatte in India durante il viaggio.
Seduta sul divano Lucia guardava l’amica armeggiare con il portatile per collegarlo con i cavi, aperta la cartella Angela cercava il filmato fatto con MovieMaker, il bollitore nel frattempo si mise a fischiare in cucina, di tutta fretta Angela fece partire il video e si fiondò in cucina per preparare gli infusi.
“Inizia a guardare il video Lucia… arrivo subito”
Mentre versava l’acqua calda nelle tazze in cucina sentiva la musica etnica che aveva scelto di sottofondo, il video era partito.

Preparò il vassoio con le tazze e la zuccheriera e si avviò in sala, la musica ad ogni passo si faceva sempre più forte… arrivata alla porta della sala rimase di sasso mentre contemplava il video davanti a lei, le immagini scorrevano nitide, erano state scattate in una camera, i tendoni erano rossi, una cassapanca in ottone giaceva davanti al letto, il separè nero tutto intarsiato alla sinistra dava risalto alle immagini etniche, candeline qua e là accese creavano un’atmosfera particolare, sul letto i cuscini variopinti con fili dorati incorniciavano un corpo femminile senza traccia di veli o per meglio dire l’unico velo copriva parzialmente il viso di Angela.
Gli sguardi delle amiche si incontrarono:
dio Lucia scusami… non era questo che volevo farti vedere” disse mortificata Angela all’amica mentre si precipitava sul pc per bloccare il video, ci vollero i suoi secondi per posare il vassoio, la zuccheriera si rovesciò ma quello era l’ultimo problema in quel momento.
Mentre Angela metteva mano sul portatile Lucia prese il polso dell’amica:
 “No Angela… sono particolari, voglio guardarle… ti prego”
Angela scuoteva silenziosamente la testa guardando l’amica..
“Dai… ti prego” fece nuovamente Lucia.

Rassegnata si sedette a fianco a Lucia fissando lo schermo e mangiandosi le unghie mentre continuava a darsi della stupida per aver sbagliato il file
Le immagini erano state scelte con cura, il rosa carne del suo corpo era reale, i seni raccolti sulle sue mani mettevano in evidenza i capezzoli irti, passarono poi una serie di primi piani dei suo viso compiaciuto, poi di nuovo i seni mentre lei trastullava i capezzoli, ecco adesso i piedini slanciati e molto femminili con quelle cavigliere particolari, lo smalto ben curato.
“Oddio Lucia… che figura di merda che sto facendo”  disse Angela quando le immagini cambiarono nuovamente e comparì la sua figa, le labbra erano rasate e traslucide, un ciuffetto di peli ispidi sul monte di Venere faceva stile e personalizzava quell’immagine.
“Affatto Angela… sei figa invece, le trovo bellissime, sensuali”

Nell’immagine appena comparsa Angela si tirava le labbra con i polpastrelli mettendo in mostra la vagina aperta, i suoi particolari erano davvero belli, Angela era sempre andata orgogliosa di avere una figa generosa, quando si eccitava faceva pozzanghere di umori e quelle immagini davano conferma.
“Ma tu non hai labbra, le tue sono lenzuola… cazzo se sono lunghe!” disse ridendo Lucia
Angela rispose con un sorriso imbarazzato… il ghiaccio andava rompendosi.
Poi cambiò il contesto e Angela si fece bianca dal panico
“No queste no… ti prego basta” sussurrò la padrona di casa
“Non t’azzardare a fermarlo tesoro, mi piace troppo”
Angela stava a gattoni sul letto, la schiena arcuata e il culo in primo piano, nella successiva un dito di Antonio visitava l’orifizio, l’unghia era sparita, in quella dopo ancora non c’era più traccia del dito… era completamente dentro.
Poi il dito che era andato a origliare tra i meandri del culetto eccolo in bocca a lei che lo succhiava sorridendo.

Scomparvero poi le immagini e iniziò un video… Angela teneva in mano l’uccello di Antonio mentre massaggiava i testicoli con la lingua.
“Mica male il tuo uomo!” disse sinceramente Lucia
Poi Angela continuò iniziando un pompino, lo faceva con classe, il cazzo usciva e scompariva nuovamente dalla sua bocca, lei in ginocchio sul letto guardava probabilmente lui in piedi mentre godeva di queste prestazioni.
Ogni tanto lo tirava fuori dalla bocca e batteva la cappella sul suo viso accarezzandolo come un peluche, poi di nuovo in bocca.
Angela stranamente non era più agitata, guardava il video poi Lucia che, con gli occhi incollati sullo schermo, si mordeva il labbro inferiore e lentamente passava una mano sulla camicetta, sui seni.
La scena finale fu appagante, lei accelerò i tempi masturbandolo davanti al suo viso, Antonio venne facendo centro nell’occhio dentro di lei, poi ancora e ancora sul suo viso, nella bocca aperta di lei.
Lo sperma colava sulle guance depositandosi sui seni, Angela faceva bollicine bianche dalla sua bocca soffiando lentamente la panna calda che aveva ricevuto, il video terminò con un sorriso soddisfatto di lei, quasi non si vedevano i suoi denti per la quantità di liquido che ancora conteneva la sua bocca.

Ci furono diversi secondi di silenzio completo poi Lucia disse:
“Cazzo Angela, sei stata fighissima… ci sai fare davvero.
Ascolta tesoro… io avrei fatto carte false per fare queste cose , per avere questi souvenir ma lui non vuole saperne, non ha mai voluto immortalarmi mentre facciamo sesso, non è che faccia il monaco ma non è da lui fare ste cose e mi dispiace un casino, sii invece contenta di poter fare questi giochi con lui… però cazzo… sei davvero zoccola!” e dicendo questo le amiche scoppiarono a ridere.
“Senti Lucia… se vuoi io ho la macchina fotografica digitale… sei ti fa piacere posso accontentarti io”
“Davvero Angela mi faresti questo?”
“Dai… vieni in camera mia”

Il girono seguente Lucia rinunciò alla pausa pranzo per stare da sola in ufficio e gustarsi sul monitor del suo pc le immagini realizzate con l’amica, quasi non riusciva a credere che fosse lei quella donna distesa sul letto a gambe divaricare con due magnifiche labbra flosce che palpitavano, pensava al pomeriggio precedente passato a casa di Angela a vomitare tutti i pensieri tenuti imprigionati per anni e mentre osservava le immagini la sua mente diceva: “sono ancora una gran figa”
Nello stesso tempo Angela sorrideva pensando alla sua amica che si era lasciata andare sul suo letto con i “giocattoli” che felicemente le aveva prestato per realizzare quel particolare servizio fotografico.
“Chissà…” pensava Angela “Chissà come sarebbe intrigante farsi riprendere con lei a fianco sul letto?…”

lunedì 21 marzo 2011

Varie ed eventuali


Mi sembra chiarire alcune questioni, spesso ricevo mail da lettrici e lettori di blog che pongono quesiti riguardo il sesso, il mio sesso, la mia vita quotidiana, tradimenti e quant’altro.

Sono felicemente sposata, amo la mia prole, lui è al corrente di tutto ciò che condivido sul blog, sa del rapporto che si è creato tra lei è me, ci considera amanti accanite ma ci sostiene, io non amo lei ma amo invece i giochi che con lei condivido, quando sono con lei il mio uomo si mette sempre in disparte, non interviene mai ne mai partecipa perché consapevole che in quei momenti sarebbe di troppo, perché ha compreso che quegli episodi intendo viverli solo con lei e non voglio condividere con nessuno la mia compagna di letto. Sarà egoismo? Forse, ma sta di fatto che se ci fosse lui presente non sarebbe più la stessa cosa. Quando lei ed io siamo insieme siamo completamente disinibite, questo sin dalla prima volta, non ci sono stati processi per arrivare a ciò; abbiamo aperto le gambe l’una davanti all’altra con disinvoltura sin dal primo momento, non succede sempre con le altre, dico altre perché ci sono state  altre opportunità con le mie simili e altre ce ne saranno forse in futuro.

Tutto succede in maniera naturale con lei, effusioni, scambio di baci, il desiderio sfrenato di veder godere una donna assaporando i suoi gemiti creati con le mie dita, con la mia lingua, siamo sgualdrine? Probabilmente sì ma ne andiamo fiere perché lo facciamo in maniera sempre pulita, solo per il piacere di amalgamarsi e diventare una cosa sola in quei momenti. Non esiste vergogna o soggezione, tutto è lecito, tutto viene apprezzato.

E quando torno da lui e racconto le avventure vissute lui ascolta, comprende e mi sorride compiaciuto.
Con lui sono donna, moglie e troia nello stesso tempo, troia perché è lui a permettermi di esserlo in quanto non c’è nulla che mi condizioni, se il sesso con lui fosse limitato, se quando faccio l’amore con lui esistessero catene invisibili a condizionarmi, a frenarmi… non sarebbe più amore ma solo qualche surrogato. Tra lui e me non esistono standard mentre godiamo, a seconda delle circostanze o delle situazioni abbiamo dentro quello spirito di adattamento che ci permettere di raggiungere sempre i nostri obiettivi.

L’abbiamo fatto in spiaggia a pochi metri da altre persone, ai giardini, al cinema, su un calesse in Egitto mentre un ragazzo giovane ci portava nel deserto e ogni tanto si girava e sorrideva. Lo facciamo sul nostro letto quando i bambini sono nel mondo dei sogni, lo facciamo con passione perché siamo fatti l’uno per l’altra, amo guidarlo nei giochi ed essere guidata da lui. Lui è obbediente quando gli chiedo di venirmi sul viso, sui seni… nella figa quando non sono in ovulazione.

Amo quando lui mi coinvolge e mi fa sentire importante chiedendomi di prenderlo in bocca, quando mi monta dietro e mi devasta l’orifizio con colpi di reni penetrandomi completamente, ed è proprio in quei momenti che io racconto tutto a lui, mentre il suo sperma mi copre il viso che gli racconto di lei, di ciò che faccio quando giochiamo.

No amici miei, non è tradimento lesbicare con lei, lo tradisco di sicuro mentalmente con i pensieri, quando vedo un uomo che mi attrae e in quel turbinio di fantasie me lo scopo, ma d'altronde la stessa cosa succede anche nella sua mente quando passa una donna con delle belle curve davanti a lui… ma sono solo fantasie, guai sopprimerle.

Questo è il mio stadio attuale, forse nel futuro arriverò a fare anche incontri a quattro o similari, ma per il momento non sono programmati, succederà forse che un insieme di corpi nudi si intrecceranno sullo stesso letto come un nido di serpi, ma quando e se succederà è perché saremo “lui ed io” a desiderarlo… mai dire mai.

Vi lascio perché dopo queste parole desidero andare in bagno per soddisfare alcune faccende, lo farei qui in ufficio ma non mi è permesso.

venerdì 18 marzo 2011

Al parco


Le ombre nel parco continuavano ad allungarsi, i piccoli gruppi di mamme e bambini alla spicciolata stavano prendendo la strada di casa, un pensionato sulla panchina leggeva il giornale e coppiette qua e là sull’erba scambiavano silenziosamente effusioni.

Io stavo seduta a  cavalcioni di Andreas su una panchina dove mancava qualche doga, le mie gambe stringevano i suoi fianchi, tenevo il suo viso tra le mani e le nostre lingue non smettevano mai di accarezzarsi. Lui dava di schiena a una coppia di giovani seduti sull’erba, anche loro erano impegnati a trastullarsi strofinando i loro visi, le loro mani percorrevano lentamente le superfici del partner come farebbe un cieco sulle pareti di un labirinto.
Lei indossava un vestito smanicato e il suo ragazzo dopo le varie ispezioni sul suo corpo andava sempre a puntare sui seni palpeggiandoli con vigore.

La mano del ragazzo scomparì nella scollatura probabilmente per godersi tra le dita i sui capezzoli sicuramente turgidi, io per istinto feci comprimere i miei sul petto di Andreas, presi la sua mano e la posai sulle tette guidandola per invitarla a fare qualcosa di carino, lui comprese immediatamente i miei piaceri ed evase le mie richieste proma toccandomi i i seni poi pizzicandomi i capezzoli sotto il tessuto, li sentivo duri come bulloni.
Quando riaprì gli occhi mi accorsi che la coppietta aveva cambiato gioco, adesso la mano di lui aveva abbandonato le curve e si era fatta strada tra le cosce di lei.
Li osservai incuriosita mentre Andreas  continuava a baciarmi il collo, i movimenti particolari della mano del ragazzo non lasciavano dubbi, conoscevo troppo bene quel gioco. La stava masturbando.
Io posai la mano libera in mezzo ai nostri organi e mi alternavo facendo carezze ora sulla sua patta e ora sul mio inguine, lui rispose quasi subito con un’erezione, la persona anziana che leggeva il giornale aveva abbandonato la panchina, eravamo rimasti solo noi giovani. I miei occhi erano incollati sulla coppia, lei teneva gli occhi chiusi e si mordeva il labbro inferiore mentre lui andava ad intingere le sue dita dentro le labbra sicuramente umide.
Lei poi spalancò gli occhi all’improvviso, probabilmente per una mossa inaspettata del suo ragazzo, e vide me fissarla… capì immediatamente che avevo scoperto il loro gioco, il suo sguardo prima si fece serio quasi per rimproverarmi per non aver fatto i cazzi miei poi cambiò e mi sorrise quasi per vantarsi di avere una mano sulla sua figa.

Le sorrisi anch’io per farle capire che approvavo il loro gioco, i nostri occhi non smettevano di comunicare.
Io intanto continuavo a strofinare l’uccello di Andreas con mano sulla patta, lo facevo quasi con violenza, lo volevo fuori ma non riuscivo in quella posizione a tirare giù lo zip, lei cambiò posizione e si accomodò completamente sull’erba posando i gomiti per terra, sussurrò qualcosa al compagno di fianco a lei poi prese un pacchetto di sigarette e ne accese una, mente lui non smetteva di masturbarla lei alzò la mano col pacchetto nella mia direzione come per offrirmene una, io fissandola feci cenno di sì con la testa.
“Vieni con me Andreas” dissi all’orecchio.
Lui mi chiede dove mentre ci alzavamo dalla panchina.
“Voglio godere… adesso… davanti a loro” gli dissi indicandoli con la testa, solo in quel momento si rese conto della situazione, vide lui impegnato con le mani sulla figa di lei, rimase come incantato e io lo tirai verso loro.
Ci sedemmo vicino a loro senza far parole, lei mi offrì la sigaretta e io la presi, poi mi girai verso il mio uomo e gli feci scendere lo zip dei pantaloni, lui mi bloccò la mano quando capì le mie intenzioni, io lo fulminai con lo sguardo facendogli capire che in quel momento ero io a decidere, feci un tiro con la sigaretta in mano e con il fumo ancora nei polmoni lo presi in bocca, lo succhiavo mentre il fumo mi usciva dalle narici. Lei mi sorrise poi posò la testa sul prato.
Non avevamo ancora scambiato una parola, non conoscevamo i loro nomi ma l’intesa di farlo gli uni davanti agli altri era stata spontanea.

Sentivo la cappella sul palato, i suoi testicoli erano nel palmo della mia mano, li palpeggiavo con dolcezza, i miei slip erano a metà delle cosce, ero consapevole che l’altra coppia poteva guardare la mia figa e questo mi eccitava maggiormente, lui armeggiava con le dita sulle mie labbra, socchiusi gli occhi e vidi che il ragazzo stava con il collo allungato per cercare di veder meglio mentre masturbava la sua ragazza.
E sia mi dissi nella mente, tolsi completamente una gamba dagli slip per poterle divaricare maggiormente, le mie gambe si piegarono, l’abito estivo scivolò fino in fondo mettendo in mostra le mie labbra che ospitavano la mano di Andreas, mentre continuavo a pomparlo iniziarono a prendere piede i gemiti di lei, stava cominciando a godere e il suo ansimare era sempre in crescendo, probabilmente li sentì anche Andreas e questo lo fece venire riempiendomi la bocca. Si distese sull’erba per ricaricarsi delle energie bruciate in quegli attimi, io seduta sull’erba con ancora la bocca che colava posai le dita sulle mie labbra dilatate e ripesi il lavoro da lui interrotto, lo facevo guardando lei. Venne anche lei, i suoi peli erano tutti incollati lasciando in evidenza le grandi labbra, io la seguì a ruota godendo anch’io.

L’unico a non godere fu il suo ragazzo perché in lontananza iniziarono ad abbaiare una coppia di cani al guinzaglio accompagnati dai loro padroni, senza dubbio se non ci fossero stati questi intrusi in fondo al sentiero lei si sarebbe dedicata al suo uomo.
In fretta e furia ci ricomponemmo, loro si alzarono e dopo pochi passi lei si girò verso noi, mi strizzò l’occhio dicendomi: “E’ stato bello…. piacere Mara” e così dicendo si avviarono per la loro strada.
Andreas sorridendomi mi disse quasi sconvolto: “A volte Chiara mi fai davvero paura”
 

mercoledì 9 marzo 2011

Pensieri folgoranti

Ieri 8 marzo era la Festa della Donna, io mi son rifiutata di partecipare perché non condivido questo una tantum annuale “oggi regine domani strumenti”, a me piacerebbe festeggiare la “Donna” in maniera diversa, metterla in rilievo magari creando un post dove tutte le lettrici e viandanti di questo blog sono invitate a lasciare un pensiero, quel tipo di pensiero che nasce mentre ci modelliamo le labbra con le dita, riflessioni che si materializzano quando tu donna ti lasci andare e ti dedichi completamente a te stessa, lo fai con dedizione e desiderio crescente, in quel momento non c’è spazio per altre persone perché la tua mente entra in quelle emozioni vorticose che ti accompagnano all’orgasmo facendo lacrimare di gioia le parti sensibili che tu hai appena accarezzato.

La donna che desidera condividere un immagine amatoriale propria può inviarla a fotoperkiara@yahoo.com e io la pubblicherò… perché non mostrare ciò che la mente umana desidera nei pensieri quotidiani? A chi non piace sentirsi desiderata?
Propongo ciò senza malizia o secondi fini, solo per vivere quelle emozioni che tu donna puoi vivere quando ti senti osservata e vulnerabile, quando 1000 occhi indiscreti si deliziano le pupille guardando i tuoi gioielli.

Non è per cattiveria uomini ma in questo post voi sarete solo osservatori, non inviate immagini della vostra donna senza veli, che sia lei a farlo se lo desidera.
Non siamo strumenti… siamo donne.
È sottinteso che non condividerò ne i vostri indirizzi mail ne la vostra identità.

Un bacio caldo e salivoso a tutte le lettrici, quale esso sia il loro aspetto fisico, io non cerco la bellezza ma la femminilità.

Chiara
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 I pensieri che vagano nella mia mente in quei momenti sono fatte di immagini che corrono veloci, immagini che mi riesce difficile tramutare in parole.

Anna Paola

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Il lato negativo di questo gioco è che mi dura sempre pochissimo

Chicca
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Per quanto siano belli i film se visti assieme te li godi di più, quanti film abbiamo visto assieme Chiara?
Amo guardarti mentre vieni :-))

Antonella
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Che bello intingere le dita per poi bagnarsi le narici e respirare profondamente mentre le mani fanno il loro divino lavoro

Canthal
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Ti ho presa in parola Chiara, visto che non cerchi la bellezza
Marisa

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ho scoperto com'è meraviglioso farlo con uno specchietto sotto le labbra dove tu possa vedere ogni mossa delle tue dita.
Leslie
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trovo che quando è lui a titillarmi le labbra... è tutta un'altra cosa,
non sono freschissime ma reagiscono ancora alla grande :-))

Gianna
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il gioco più semplice e gratificante che la donna può svolgere
Tonia

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martedì 8 marzo 2011

Voglio guardare

Nel locale le luci erano soffuse come preannunciato, le fiammelle di una costellazione di candele profumate danzavano sui tavolini davanti ai divanetti occupati da coppie e non, era impossibile contarle.
Gianni aveva fatto i salti mortali per ottenere l’ingresso al quel privè e solo adesso ne comprendevo le ragioni, l’atmosfera era qualcosa si surreale, donne in abiti succinti dialogavano sorseggiando cocktail altre invece si dedicavano al partner donando effusioni, vedevo di tanto in tanto mani scorrere sui corpi per poi nascondersi sotto gonne o camicette decolleté.

Le mie scarpe tacco 10 comprate il giorno prima mi avevano messa alla gogna, erano nere in pelle con un richiamo arancione dietro, bella ma decisamente fastidiose, i piedi mi facevano un male cane.
Un fascio di luce si accese sulla pista e quattro cubiste si misero a ballare, due portavano scarpe e calze bianche le altre invece nere, a parte i brillantini sui capezzoli non portavano altro, le loro vagine erano ben disegnate, labbra ben pronunciate e mentre ballavano passavano le mani sulle loro parti sensibili con movimenti fluidi, la musica piano piano calò di volume e mentre il brano cambiava due ragazzi portarono un divanetto sulla pista.
Due delle quattro ballerine si accomodarono allora sul divano mettendo bene in mostra la figa, le altre invece si misero ai piedi, non avevo idea cosa ci stessero preservando.
Le tipe ai piedi iniziarono a masturbare le loro socie muovendo continuamente il palmo della mano sulle loro labbra elastiche, poi uno, due tre dita scomparvero nelle vagine, sembrava tutto sincronizzato, io continuavo ad allungare il collo per guardare meglio quel gioco, eravamo in seconda fila  e la coppia al tavolino davanti a noi impediva di veder bene.

Gianni si stava ingrifando davanti a quel numerino, le sue mani erano sui miei seni e non smetteva di baciarmi sul collo.
“Voglio guadare… dai”
Mi resi conto che quelle ragazze mi stavano coinvolgendo non poco, qualcosa si stava svegliando in me, guardai intorno a me e vidi che i dialoghi erano terminati ed era iniziato qualcosa di serio, un paio di donne avevano liberato completamente i seni e li stavano offrendo al compagno, altre erano chine tra le gambe del loro uomo.
Comprendevo che anche Gianni avrebbe desiderato qualcosa di simile, continuava a toccarmi in mezzo alle gambe, a stuzzicarmi il clitoride.
“Gianni, voglio guardare”
Poi con sorpresa le ballerine che stavano masturbando fecero scomparire del tutto la mano nella figa dell’amica, di tanto in tanto il loro polso faceva capolino per poi rientrare, avevo visto diversi video di fisting ma vederlo in live era tutta un’altra cosa.
La coppia davanti a noi si alzò e scomparve, io presi subito il loro posto trascinando Gianni.
Le fighe delle tipe sedute che stavano incassando le mani erano come bocche di squalo che inghiottivano la loro preda.
Guardavo incantata e nel frattempo le mie mani andavano a tastare qua e là sul mio corpo, Gianni prese la mia mano e la posò sull’uccello completamente fuori dalla patta, iniziai a segarlo senza togliere gli occhi dalle tipe.

Oramai qualcosa era scattato nel locale, praticamente quasi tutte le persone si stavano impegnando per far sesso,
la ragazza con le calze e scarpe bianche che stava scopando con la mano la tipa sul divano sentì forse i miei gemiti e si volto verso di me, io le sorrisi mordendomi il labbro inferiore e lei vista forse il mio interesse mi fece cenno di avvicinarmi.
Io colta dal panico mi girai verso Gianni e i miei occhi chiesero a lui cosa fare.
“Dai vai, cosa aspetti?” rispose lui con aria accattivante.

Mi alzai dal tavolino e mi misi a fianco a lei, adesso vedevo completamente il loro gioco,  lei lentamente ritirò la sua mano facendola uscire da quelle labbra capaci, con la testa mi fece cenno di prendere il suo posto, io ero titubante così mi prese la mano e la posò sulla vagina completamente rasata.
Era la prima volta in vita mia che toccavo una figa non mia, la ragazza con pollice e indice allargò le labbra di lei, lo presi come un invito.
Mi impressionai per la facilità che ebbi nell’inserire la mano dentro, le sensazioni in quel momento erano particolari, non immaginavo che le vagine fossero così capienti, tutto era caldo e umido, mi tornò in mente lo straccio di pelle che Gianni usa per lavare la macchina, aveva la stessa consistenza.
Ero a gattoni e iniziai a masturbarla per non dire scoparla, sembrava di avere la mano in una ventosa, ogni secondo che passava mi piaceva sempre di più quel gioco, sentì una mano femminile accarezzarmi le cosce e i glutei, sentivo di aver il culo completamente scoperto e rimpiansi di aver indossato il tanga, la tipa dalle calze bianche scostò il mio perizoma e fece scorrere un dito tra le mie labbra, io subito strinsi le gambe per bloccarla ma poi l’eccitazione crescente in me fece invece allargare le cosce.

Il suo dito adesso era dentro ad esplorare, poi un altro, mi terrorizzò il pensiero che lei volesse fare la stessa cosa anche a me, la guardai con aria interrogativa e lei percepì il mio pensiero sussurrandomi all’orecchio di stare tranquilla, che per arrivare a ciò ci sarebbe voluta una preparazione non da poco.
“Tu pensa a giocare e io penserò a farti godere… lasciati andare, ci so fare con le fighe” e dettomi questo segui il suo consiglio dedicandomi alla donna ansimante davanti a me.
Non so dire se lei venne o meno ma io raggiunsi un orgasmo intenso, mentre godevo lei continuava a masturbarmi, dentro di me una molla continuava a scattare, dovetti fermarla io con la forza prendendo il suo polso altrimenti mi avrebbe devastata. 

Dopo essermi ripresa vidi Gianni sorridente seduto ancora al tavolino a pochi passi da me, senza nemmeno alzarmi da terra mi avvicinai gattonando a lui e lo presi in bocca senza esitare, io succhiavo e lui mi accarezzava i capelli, lo feci con grazia e passione, nella mia mente c’era ancora la mia mano completamente dentro la figa di lei, la stessa mano che adesso aveva afferrato il suo uccello, mano ancora viscida e unta dagli umori femminili.
Sentivo le sue venature rigonfie mentre le mie dita scorrevano su quel pezzo di carne, le percepivo anche sulla lingua che non smetteva di accarezzare il prepuzio. Gianni venne quasi immediatamente, mentre eiaculava io non smisi di palpeggiare i testicoli fragili e vulnerabili, probabilmente non era stato con le mani nelle mani durante la ma esperienza appena vissuta.
Passai più volte il suo liquido sul palato prima di ingoiarlo, di norma non vado matta per mandarlo giù ma il quel momento lo adoravo, sentivo la sua essenza come un dono

“Prendimi Gianni, non importa come ma prendimi, voglio essere la tua sgualdrina per tutta la notte”
Mi tirò su da terra e mi accompagnò a un divanetto occupato a metà da una coppia, mi misi in ginocchio di fianco all’altra donna posai la guancia sulle braccia piegate sopra schienale, chiusi gli occhi lasciando che lui facesse il resto dentro di me.
Non mi interessava più guardare, volevo adesso sentire, sentire lui scalpitare dentro me e godere.

lunedì 7 marzo 2011

Lo spuntino

Catturai più volte il suo sguardo, prima furtivo poi determinato, i suoi occhi sembravano di cristallo, i giochi di luce che donavano erano davvero deliziosi, allo scalo di Francoforte mi fissò mentre scendeva dall’aereo, il suo sorriso la diceva lunga, ero tentata a demordere e abbassare gli occhi ma ci ripensai, volevo capire fin dove volesse arrivare.

Sull’aereo per Roma si sedette in fondo e si mise  a sfogliare svogliatamente il quotidiano mentre io facevo i lavori di routine parlando con tutti i viaggiatori accomodati sui sedili, avanzavo piano piano alternandomi sulle file, destra sinistra, destra sinistra…
Lui con il giornale in mano mi scandagliò tutta con gli occhi, mi piaceva il suo modo di fare, era un uomo che sapeva cosa voleva  e non nascondeva nulla.
Mentre mi avvicinavo a lui i motori rullarono più forti, io mi accovacciai sui talloni per parlare con un bambino seduto, lui aveva le sue armi pensai ma anch’io avevo le mie da giocare e detto questo nella mia mente allargai le gambe quel tanto da mettere in mostra ciò che la natura mi aveva donato.
Lui osservò le mie cosce e il sorriso si accese maggiormente poi i suoi occhi incontrarono i miei che silenziosamente gli fecero notare che io avevo fatto il mio passo ed adesso aspettavano il suo.

In piedi davanti a lui seduto gli chiesi cosa voleva come spuntino elencando una serie di dolci, lui sembrava ascoltare attentamente guardandomi negli occhi poi, quando smisi di descrivere i piatti lui posò lo sguardo sul mio basso ventre e gesticolando con la mano sinistra disse che voleva qualcosa di particolare, dolce e caldo.
I brividi in quel momento mi fecero tremare tutta, girai la testa per vedere se qualcuno ci stava osservando e quando mi resi conto che tutti erano indaffarati presi la sua mano e la posai sulla vagina, lui mosse abilmente le dita sui collant, sentivo le sue dita sulle mie labbra umide che nonostante gli slip erano diventate sveglissime e sensibili. Avrei voluto andare fino in fondo ma il rischio era troppo grande, gli sussurrai chinandomi al suo orecchio di raggiungermi alla cabina con la targhetta “privato”, a pochi passi dalla sua poltrone. Lui obbedì e abbandonò il mio sesso. Mi ricomposi con disinvoltura ed entrai nel posto stabilito.
Il mio cuore era in tumulto, ero eccitatissima, era già successo che durante i voli io accarezzassi le mie labbra facendole poi lacrimare di gioia ma mai e poi mai avevo avuto rapporti.

Entrata nella cabina posai la schiena al muro, non sapevo cosa fare, avrei voluto sfilarmi i collant e l’intimo ma se mi avessero chiamata si sarebbero resi conto che ero senza, strappai allora il cavallo sacrificando così le calze appena acquistate.
La maniglia cominciò a girare poi la porta si mosse, presi per la cravatta l’uomo che nemmeno conoscevo il nome e iniziai a baciarlo con passione, le nostre mani esploravano i nostri corpi.
“Dammelo… lo voglio” e detto questo gli aprì la patta dei pantaloni e presi senza esitare l’uccello in bocca, era caldo e lo sentivo pulsare, le sue mani erano sui miei capelli che guidavano la mia testa, poi scomparvero dentro il reggiseno a palpeggiare le tette, a pizzicare e tirare i capezzoli.
Le nuvole continuavano a passare davanti al vetro dell’oblò, lui mi stava letteralmente scopando la bocca, io ritenevo ai suoi glutei balestrati che sembravano scolpiti nel marmo, avevo finito il ciclo il giorno precedente e abbandonai quindi il suo sesso, mi misi in piedi con le gambe divaricate e posando le mani sulla parete lo supplicai di prendermi.

Lui quasi esitava dietro di me, io lo tranquillizzai che non ero in ovulazione: “Vienimi, vienimi dentro”
Mi prese quasi con violenza, lo sentivo avanzare dentro di me, il mio utero aderiva completamente creando quasi un risucchio, i miei seni erano fuori e sussultavano a ogni movimento, avrei voluto toccarmeli ma non ero in condizioni di farlo perché dovevo posare le mani davanti, lui quasi mi lesse nel pensiero e li prese in mano strizzandoli.
Poi venne ma, anche durante il suo orgasmo non smise di scoparmi, continuava a sbattermi e i suoi fiotti caldi dentro me sembravano non finire mai, questo fece venire anche me ma dovetti soffocare l’urlo posando la bocca sul mio braccio.
Finito tutto posammo insieme la schiena sulla parete, lui con l’uccello ancora fuori e io con i seni scoperti e la figa che colava copiosamente sui collant, ambedue avevamo il fiato corto.

Ci girammo l’uno verso l’altra e mentre ci baciammo lui accarezzò dolcemente i seni.
“Grazie… grazie per lo spuntino, lo apprezzato davvero” e mentre diceva questo si rimise a posto i pantaloni, aprì la porta della cabina e uscì.
Io ero ancora fuori di me, se qualcuno fosse entrato in quel momento non avrebbe avuto dubbi guardandomi in quelle condizioni, ciò mi riportò alla realtà e mi sistemai le tette nel reggiseno, bagnai qualche tovagliolo di carta e li passai sui collant per togliere le tracce, cancellai anche la pozza di panna calda che si era formata ai miei piedi e con innocenza uscì anch’io in corridoio.
I nostri sguardi si incrociarono nuovamente, i nostri sorrisi forse non furono compresi dagli altri passeggeri, la nostra non era allegria ma solo la soddisfazione di aver vissuto questi momenti all’insegna del sesso.

venerdì 4 marzo 2011

Emozioni condivise


Non lo so cosa mi sta succedendo, sembra che la sindrome dello scrittore si sia insinuata in me come un gatto randagio quando trova una porta aperta, e come un gatto si è nascosta da qualche parte e non riesco a scacciarla.
Sono consapevole di non aver più pubblicato nulla ma è un momento difficile per la mia mente. Storie in testa ne ho a iosa, le fantasie non mancano ma non riesco a decodificare i loro algoritmi in testo chiaro.

Storie nate mentre rilassata sul letto le mie mani accarezzano con dolcezza le parti in me che reclamano effusioni, i polpastrelli stuzzicano le labbra afflosciate e titillano il clito che prontamente risponde… io allora in posizione di missionario carico la dinamo che da vita alle mie sinapsi muovendo con gesti fluidi le dita, spesso lui è davanti a me che mi osserva compiaciuto, guarda le mie labbra dilatarsi e sorride quando i rivoli di umori iniziano a scorrere sul mio inguine. Ed è proprio in quei momenti magici che si materializzano in me quei pensieri che costruiscono i racconti disinibiti, a volte con un pizzico di perversione.
Ho messo giù tante pagine nei giorni precedenti ma tutte hanno seguito lo stesso destino perché c’era qualcosa che non mi soddisfava; le ho scritte con passione s’intende ma questo non è bastato. Scrivo in questo momento mentre l’ufficio è vuoto e i colleghi sono in pausa pranzo, la mano destra si muove sulla tastiera alternandosi dentro la camicetta sui miei piccoli seni, i capezzoli sono turgidi, irti, amo sentirli tra le dita, sentire la loro consistenza e sensibilità.
In cuor mio farei anche altro in questo momento ma so di non potermelo permettere perché troppo rischioso. Ricordo anni fa quando ero alle prime armi in questo ufficio e avevo subito trovato feeling con il mio collega S. arrivando a condividere piccoli video hard scaricati dalla rete, li guardavamo e a volte li discutevamo dicendo la nostra opinione sulle scene.

Un pomeriggio mentre eravamo soli al lavoro perché gli altri colleghi partecipavano ad una formazione S. mi fece vedere un video amatoriale di pochissimi minuti, la donna era coricata sul letto, le gambe aperte e la figa decisamente bagnata con tutti i peli incollati, il viso non si vedeva e si masturbava con vigore emettendo quei suoni originali che nessuno strumento musicale sarebbe in grado di realizzare. Lo sciacquettio della vagina mi eccitò non poco e rimasi affascinata quando lei venne, durante l’irgasmo puntò i piedi sul materasso e arcuando la schiena mise in primo piano la sua figa tutta goduta.
Finito il video rimanemmo in silenzio poi io lo ruppi dicendogli che l’avevo apprezzato perchè era molto reale e lei era brava a giocare.
Lui sorrise soddisfatto poi mi disse: “E’ mia moglie sai?”

Quelle parole mi spiazzarono ma mai ho stimato una persona come S. in quel momento, aveva condiviso con me qualcosa a lui sacro, capì solo in quell’istante quanto era grande la sua fiducia in me. Gli dissi che aveva davvero una moglie meravigliosa sul sesso, che la sua sensualità non aveva eguali.
Lui mi sorrise compiaciuto dicendomi, forse scherzando ma non so fino a che punto, che avrebbe fatto carte false per vedere me nella stessa situazione.
Ci guardammo negli occhi poi io gli sorrisi, l’atmosfera che si era creata in quel momento fece sì che mie mani iniziarono a muoversi, sempre nel più assoluto silenzio alzai la gonna e portai i collant alle ginocchia senza smettere di guardarlo negli occhi, seduta davanti a lui che in quel momento stava ammirando le mie gambe scostai gli slip con una mano e con l’altra inizia a masturbarmi, le mie dita si piegavano ed entravano in continuazione nella figa, roteavano sul clito e massaggiavano le labbra.
Lui era silenzioso con lo sguardo fisso sul mio inguine, non era per nulla ingrifato, mi osservò estasiato fino a quando raggiunsi l’orgasmo, solo quando venni il suo sguardo cambiò direzione e i suoi occhi si posarono sul mio viso, forse per guardare le mie espressioni.

Quando le convulsioni finirono tolsi la mano bagnata e mi leccai le dita.
Tutto durò pochissimi minuti ma sembrò che il tempo si fosse fermato.
Mi ricomposi e lui mi disse: “Grazie Chiara… grazie davvero, ti sono debitore” o qualcosa di simile.
Avevamo condiviso emozioni serafiche e ne eravamo consapevoli di essere artefici e protagonisti... fautori di qualcosa di "pulito dentro".
Quel episodio non si ripetè più anche se le occasioni non mancarono in seguito, io non lo proposi più ne lui lo reclamò.
Adesso S. non lavora più da noi, spesso mi viene da pensare a lui quando sono da sola a finire i lavori e vedo la sua scrivania di fianco a me.
Spero non avervi annoiato con questi pensieri carissimi lettori e lettrici, sappiate solamente che tutto è successo senza secondi fini ma solamente per regalare emozioni nuove a una persona cara e leale.
S. TVB

Chiara