giovedì 15 dicembre 2011

Una sola regola


Era l’una passata, la città era immersa nel sonno, solo qualche bagliore di luce  isolato qua e là mostrava segni di vita.
I bambini erano da ore sui letto a farsi sogni tranquilli, anche il bimbo piccolo degli ospiti giaceva sul lettino da campeggio blu con le sponde montato in soggiorno.
“Voi fatevi qualche birretta in soggiorno, vi chiameremo noi quando sarà ora”
Detto questo ai nostri uomini Anita ed io ci recammo in camera da letto.
Ci mettemmo comode sul letto, le scarpe volarono e i nostri piedi ripresero a respirare, indossavamo entrambi le autoreggenti e un gonnellino, lei aveva anche un perizoma bianco io… nulla.
“Anita… rilassati” le dissi sorridendo, poi spinsi con dolcezza le sue spalle sul cuscino.
“Chiara io…”
“Shhh… lascia fare a me” Mi misi dunque in ginocchio seduta sui talloni davanti alle sue gambe piegate, le divaricai spingendo le ginocchia e inizia a sfiorare con i polpastrelli la sua vulva velata, lei irrigidì nuovamente i muscoli.
“Così non va Anita… ti voglio molle molle, devi lasciarti andare”
Lei obbedì, non vedevo nulla ma percepivo il disegno delle sue labbra, sentivo la protuberanza del clito e il calore che emanava il suo inguine.

Le mie dita ripetevano dolcemente lo stesso percorso e ad ogni passaggio la pressione aumentava, la prima medaglietta fece capolino sul tessuto bianco, stava funzionando, la macchiolina di umori si fece largo aumentando il diametro, era il momento di aprire i balli.
Scostai quindi il perizoma osservando per la prima volta la sua figa, l’avevo vista nelle foto che aveva inviato via mail ma vista dal vivo rendeva giustizia.
Anche per Lisa era la prima volta che metteva sotto gli occhi estranei le sue labbra, ricordavo pienamente le sensazioni che si provano quando ti senti esposta, quando terze persone osservano e scrutano la tua carne, gli umori che si sprigionano.

Avvicinai il mio viso sentendo così l’essenza che emanava, con le dita accarezzai nuovamente le labbra ora libere, le allargai e senza preavviso posai la mia bocca.
La sua reazione fu quella di posare le sue mani sulla mia testa, io rimasi ferma in attesa di qualche messaggio, passarono i secondi e le sue mani iniziarono ad accarezzarmi i capelli, il messaggio era forte e chiaro. La mia lingua fece capolino serpeggiando nell’umida caverna, sentivo le sue labbra dilatarsi, i tessuti cedere.
Strofinai il mio viso su quelle meraviglie, sentivo i suoi liquidi sulla mia pelle, i suoi gemiti ci accentuarono e le sue unghie non smettevano di graffiare il mio cuoio capelluto. Non volevo che finisse subito il gioco, sapevo perfettamente che le prime volte che una donna veniva leccata godeva quasi subito.
Interruppi quindi il gioco mettendomi a gattoni sopra di lei, le mie mani erano ai suoi fianchi,  il mio viso sopra il suo, le nostre labbra si avvicinarono, feci sentire il suo profumo che aveva impregnato il mio viso poi la mia lingua aprì una breccia sulla sua bocca.
Ci baciammo prima lentamente poi la passione si accese, Anita prese il mio viso tra le mani comprimendolo sul suo, la mia mano sinistra intanto coccolava i suoi capezzoli turgidi.

Mi coricai affianco a lei dicendole”Fallo tu adesso” Anita mi guardava con aria interrogativa “Fai sulla mia figa gli stessi giochi che fai con le mani sulla tua”
Le mie gambe erano aperte e pronte ad accogliere la novizia, le labbra infradiciate lacrimavano generosamente forse immaginando già le prospettive di quella notte, Anita davanti a me posò le mani calde sulle mie cosce interne, i suoi occhi studiavano le mie labbra dilatate, lentamente poi posò le dita su di loro, i nostri occhi si incontrarono di nuovo e io le sorrisi annuendo, aprì e chiuse più volte la mia vulva indecisa sul da farsi.
“Entra Anita, entra con le dita”
Lei obbedì e due dita si fecero strada scomparendo del tutto, il pollice della stessa mano iniziò a lavorare sul clito rigonfio mentre l’altra mano accarezzava dolcemente le cosce interne e l’inguine. Lo faceva mordendosi il labbro inferiore.
“Sei brava Anita… ci sai fare”

Le sue dita oramai unte scorrevano dentro me, sentivo il suo respiro mentre mi masturbava, i suoi occhi erano fissi sulla vagina, passarono i minuti e le due dita cambiarono gioco arcuandosi per ottimizzare gli stimoli.
Io allora alzai il bacino avvicinando così la figa al suo viso, volevo disperatamente essere leccata, volevo sentire la sua lingua modellare le mie labbra, lei probabilmente capì il mio messaggio, la mia supplica, mi guardò negli occhi fermando le dita, io allora misi le mia dita dentro poi togliendole le posai sulle labbra della sua bocca, sempre guardandomi negli occhi subito non fece nulla poi lentamente la bocca si dischiuse e le mie dita scivolarono dentro.
Le succhiò tenendo la mia mano poi, una volta pulite abbassò il suo viso, il suo naso strofinò sulle mie labbra poi accadde.
Anita piegata come un islamico nella sua moschea succhiava voracemente la mia figa, mordeva le mie labbra, le masticava, lo faceva con passione e determinazione, sentivo la sua lingua penetrare e raccogliere gli umori, le sua mani continuavano a scorrere sul mio corpo senza veli.

Sentivo l’orgasmo avvicinarsi e richiamai quindi la sua attenzione, le feci cenno ci cambiare posizione, di portare il suo bacino sul mio viso, lei si mise a cavallo della mia testa e iniziò un magnifico 69, volevo assolutamente venire insieme a lei ma soprattutto volevo che godessimo in presenza dei nostri uomini.
Tastai quindi il comodino in cerca del cellulare, premetti il tasto 2 per la chiamata veloce a mio marito e feci squillare il suo telefonino mentre osservavo il suo orifizio davanti il mio naso, era il segnale stabilito.
Silenziosamente gli uomini entrarono in camera, vidi il viso sorpreso ma poi compiaciuto del marito di Anita quando la vide all’opera con una donna, Anita alzò il viso dalla mia figa e sorrise compiaciuta a suo marito poi riprese con impegno il gioco iniziato con me.
Anita ed io venimmo quasi insieme, al culmine abbandonò le mie carni i suoi tremiti furono violenti, il suo corpo sobbalzò ripetutamente e ripetutamente le sue labbra strusciarono sul mio viso.

Lei rimase supina sul letto e io mi sedetti sul materasso squadrando gli uomini con un sorriso.
“Esiste ‘una sola regola’ in questo gioco. Tutto ciò che giace su questo letto è di tutti, ogni uomo è libero di fare sesso con le donne che sono su questo materasso e viceversa noi donne siamo libere di scegliere con chi giocare”
Anita e suo marito si guardarono poi i loro occhi si rivolsero a me e annuirono.
Nel men che non si dica gli uomini si liberarono senza cura del loro abbigliamento lasciando ai piedi del letto ogni indumento.
Il membro dell’ospite era già eretto ed io non esitai a prenderlo in bocca davanti a sua moglie, lei mi imitò facendo lo stesso con mio marito Andreas.
Come immaginai il marito di Anita venne quasi subito, venne egregiamente sui miei piccoli seni eiaculando senza sosta, lo ripulii e mi dedicai quindi ad Anita prendendo in mano la verga di Andreas mentre lei lo succhiava e accarezzando i capelli di lei.
Mentre facevo quello sentii l’amico posare l’uccello sui miei glutei, controllai che avesse messo il preservativo e a gattoni allargai le gambe, le mie labbra lo accolsero facendo colmare la mia vulva.

Venne anche Andreas direttamente nella bocca di Anita, lo sperma caldo colava dalle sue labbra e io la baciai, le nostre lingue miscelarono la panna calda fino a farla scomparire. La figa di Anita era rimasta ancora inevasa, misi il profilattico a mio marito mentre ancora venivo scopata dall’amico. Andreas montò Anita che nel frattempo stimolava i testicoli di suo marito prendendoli in bocca.
Il gioco si prolungò cambiando sempre posizioni e partner, guardai il lenzuolo inzaccherato in ogni dove, gli orgasmi quella notte si ripeterono senza sosta  e rimasi anche sorpresa nel vedere Anita farsi sbattere sa suo marito senza precauzioni immergendo il prepuzio ancora intriso di sperma nella figa.
A fine corsa i corpi femminili erano viscidi come una biscia, in ogni parte dove si guardava si notavano tracce di sperma, il pavimento ai piedi del letto era disseminato di profilattici e Kleenex usati.

Il mio orifizio era devastato e traslucido, provai a infilare un dito il quale mi diede conferma del lavoro fatto, non lo sentivo minimamente.
Solo sotto la doccia Anita mi confessò di aspettare un altro figlio, compresi solo allora perché lui non faceva uso di guanti.
Passammo due notti consecutive con giochi simili e pieni di iniziativa, quando Anita e il consorte lasciarono la nostra dimora dissi a lei con affetto:
“Conto allora di rivederti  quando la tua pancia sarà lievitata e i tuoi seni saranno prosperosi, sarebbe magnifico stare con te in quelle condizioni”
“Contaci Chiara… faccio un latte buono e mi piacerebbe che tu lo bevessi”

Quando la loro automobile diventò un puntino all’orizzonte Andreas e io ritornammo alla vita di ogni giorno, i bambini schiamazzavano ed io ero orgogliosa di essere la loro mamma.

lunedì 14 novembre 2011

Discorsi notturni

La lama di luce della porta socchiusa si faceva sempre più larga mentre Nadia entrava col passo felpato nella cameretta buia, scalza e in punta di piedi con le scarpe in mano accese l’applique sul uso letto.
“Era ora che arrivassi” fece Pina sotto le coperte.
“Dormi sorellina… cosa ci fai ancora sveglia?”
“Vedrai domani mamma come te la canterà… è tardissimo”
“Figurati Pina, sono lì nel mondo dei sogni, anche papà dormiva col libro sul naso, gli ho spento la luce”
“Dai racconta… com’è andata? Ci sapeva fare?”
“Ma che discorsi! Fatti gli affarucci tuoi ok?” rispose la sorella con un sorriso nascosto
Pina si mise seduta sul letto e con gli occhi socchiusi la squadrò.
“Tanto lo so che ve la siete spassata”
“Ma che fantasie Pina…”
“Fantasie? E allora che ci fai con quella roba nascosta nella tua collezione di dischi di vinile? L’altra settimana c’erano 7 preservativi e ieri sera 5” rispose Pina con aria di sfida.

Il viso di Nadia si fece paonazzo, non immaginava che sua sorella di 16 anni andasse a ficcanasare nella sua roba.
Visto le espressioni di sua sorella Pina ebbe un po’ di timore e rimpianse subito di non essersi morsa la lingua.
“I cazzi tuoi mai vero? Non devo certo rendere conto a te cosa faccio quando esco” disse Nadia incazzata.
“Guarda che ho quasi 17 anni, non sono mica una stupida, piantala anche tu di trattarmi da bambina!”
“Per tua informazione ne hai appena fatti 16 la settimana scorsa ok?”
“Pace? Dai… non ti arrabbiare uffa, tu esci tutte le sere e io devi stare qui a rompermi… non è giusto”
Nadia si rese conto che Pina stava passando un periodo difficile, si ricordava anche lei che quando aveva quell’età era sempre in cerca di qualcosa.
Pina riprese a lagnarsi dei no continui di mamma e papà e mentre si sfogava Nadia iniziò a togliersi il vestito nero.
“Sei figa con le autoreggenti sai?” disse allora Pina guardandola davanti al suo letto, Nadia in quel momento indossava solo l’intimo di La Perla  e le calze velate.
“Ecco vedi per esempio?” riprese Pina “Ho chiesto a mamma se me le comprava e indovina cosa ha risposto?”
“Ok ok Pina… sei grande oramai, hai ragione, vorrà dire che te le presterò quando vorrai”.
A quelle parole Pina sorrise soddisfatta.

“Sei capace a mantenere segreti?” Pina annuì “Quindi te ne starai zitta con mamma vero?” aggiunse Nadia pensando ai suoi profilattici di scorta.
“Promesso sorellona… parola di scout!”
“Ti faccio vedere una cosa aspetta” e detto ciò Pina iniziò ad armeggiare con l’MP3 sul comodino, intanto Nadia liberò i seni iniziando il suo rituale quotidiano con il Rilastil, ogni sera prima di andare a letto lo spalmava sui seni per  rassodarli ed evitare smagliature.
“Guarda… fate anche voi così?” E dicendo questo le mostrò l’MP3.
Nadia sgranò gli occhi, sul piccolo monitor girava una scena di sesso, il ragazzo stava armeggiando con la figa rasata della compagna.
“Dove cazzo l’hai preso Pina?”
“E piantala… me l’ha passato Anna. Però non mi hai risposto, fate anche voi così?”
 “Non ti riguarda” rispose Nadia fissando la scena, in effetti facevano gli stessi giochi appena conclusi col suo ragazzo in macchina.
“Avevi detto che ti fidavi di me” disse Pina imbronciata, poi continuò ”anch’io la voglio così, come la tua”
“Spiegati” risposa la sorella.
“L’ho vista Nadia, ce l’hai liscia liscia da un po’ di tempo, anch’io voglio farla così ma mi cago addosso col rasoio, ho paura ad usarlo, non voglio tagliarmi lì”
A Nadia fecero tenerezza quelle parole e le sorrise “Non è ancora un po’ presto per queste cose? A chi devi mostrarla? Parlo sul serio Pina”
“A nessuno, è che mi piace così… fa stile. Guarda che non vado a letto con nessuno per il momento, anche se Carlo ci sta provando tutti i momenti… tu lo fai da sola? Sei capace ad usarlo?”
Quell’attimo di silenzio sembrò durare in eterno, Pina la guarda con un aria di supplica “Ti prego dai”
“Aspetta” rispose ad un certo punto Nadia e corse fuori dalla cameretta, passarono i minuti  e ritornò con un catino di acqua calda, infilatasi in cameretta  chiuse la porta con una mandata.

Pina la osservava con aria interrogativa “Allora… lo vuoi o no? Dai levati gli slip”
“Siiiiiiiii… ti adoro Nadia” e in un baleno si liberò delle mutandine
“Siediti in punta al letto e… allarga le gambe”
Nadia in ginocchio davanti a lei e bagnò il piccolo asciugamano che si era portato dietro iniziando a fare impacchi sui peli ispidi e corvini della sorella, i peli bagnati si incollarono subito mettendo in evidenza le labbra acerbe, Nadia notò che quelli della sorella erano più fitti dei suoi.
Pina osservava ogni movimento, era tesa.

“Continua a bagnarti Pina mentre preparo il rasoio e rilassati, ti voglio molle molle” lo prese e lo bagnò nel catino, poi lentamente iniziò a passarlo sul monte di Venere della sorella tenendo le labbra tese con le dita.
“Sembriamo due lesbicotte vero? Ho visto dei video che facevano così” disse Pina ridendo
“Dei video? Tu ed io dovremo parlare di un sacco di faccende cara signorina”
Pina si mise rilassata sul letto, piegò le gambe puntando i piedi sul materasso e lentamente le divaricò, le sue cosce erano vellutate di quel rosa chiaro delicato tipico delle adolescenti.
La sorella si mise all’opera iniziando a tagliare i pelucchi corvini con le forbicine, inevitabilmente di tanto in tanto le sue mani sfioravano le labbra.
“Se solo accenni a mamma che ti ho fatto questo di faccio un faccione così” disse Nadia
“Figurati se dico a mamma che mi hai aggiustato la figa” rispose Pina guardando il soffitto
Sentendo quelle parole Nadia si mise le mani sui fianchi e disse: “Non mi piaci affatto quando sei così scurrile”
“Io scurrile? Però quando eri al telefono l’altra sera con chissà chi e continuavi a dire ‘Mi sto toccando la figa’ andava bene però” disse Pina difendendosi.
Il volto di Nadia si avvampò per la seconda volta quella sera, si rese conto solo adesso che la sorella era al corrente dei suoi giochi innocenti al telefono.
“Non lo fatto apposta Nadia, non ti stavo spiando… è che eri tutta eccitata… scusa” disse la più piccola per giustificarsi
“STOP Pina… cambiamo discorso, sono cose che non ti riguardano”
Pina invece non aveva nessuna intenzione di cambiare argomento e continuò dicendo: “Lo fai spesso Nadia? Non dico al telefono, cioè ti tocchi sempre? Guarda che piace anche a me farlo”

Nadia studiò bene le parole prima di rispondere e poi, sempre lavorando sulle labbra della sorella disse:”Ti rispondo solamente perché sto facendoti questo servizio… ok piace anche a me, ogni tanto mi lascio andare…. Soddisfatta?”
“E’ fighissimo vero? Solo che a me dura praticamente nulla” disse la sorella coricata sul letto
Nadia preferì non dare corda a quell’argomento: “Stai ferma… ho quasi finito” la vagina di Pina stava prendendo un’altra forma, faceva impressione a Nadia vederla così rasata.

Fece ancora alcuni impacchi seguiti da altri ritocchi col rasoio.
“Fatto Pina… come ti sembra?”
Pina si mise seduta e piegò la testa per guardarsi l’inguine, con sguardo serio provò a distanziare le labbra con le dita  per cercare qualche imperfezione poi sorrise soddisfatta.
“E’ figa Nadia, anzi è fantastica” disse continuando soddisfatta ad accarezzarsi le labbra con i polpastrelli.
“Sei carina Pina anche se non sono abituata a vederti così”
Pina abbracciò la sorella stringendosela forte forte: “Grazie sorellona”
Nadia diede di spalle alla sorella per prepararsi a mettersi sotto le coperte, tirò fuori da sotto il cuscino la camicia da notte, si voltò per salutare Pina e la trovò ancora nella stessa posizione, sdraiata sul letto con le gambe completamente aperte che la fissava.
“Cosa aspetti? Mettiti sotto le coperte dai”

Pina scosse lentamente la testa e mentre lo faceva la sua mano si posò sulle labbra appena rasate, le punte delle dita iniziarono a muoversi sul clito acerbo come per strimpellare le corde di una chitarra, Nadia la fissò silenziosa mentre, sempre fissandola negli occhi, si mordeva il labbro inferiore.
“Cosa c’è Pina?” disse, chinandosi su di lei, con un sussurro
“Nessuno mi ha mai guardata farlo, guardami Nadia, voglio toccarmi davanti a te” disse la piccola continuando con le sue dita
Nadia piegò la testa e le sorrise, le sue parole fecero tenerezza, capiva perfettamente quei momenti che prima aveva vissuto anche lei sempre in cerca di una complice per condividere quelle ansie.
Prese la sedia della scrivania e la avvicinò al letto di Pina, si sedette e le accarezzò i capelli osservando la mano di lei. Le sorelle si guardavano fisse negli occhi, Pina sorrideva silenziosamente, un sorriso che voleva dire “grazie” alla sua amica intima del momento.
Sempre china sulla sorella Nadia continuava ad accarezzarle il viso, i suoi seni liberi pendevano come due orecchini, Pina osservava i capezzoli rosa a pochi centimetri dai suoi occhi.

“Fallo anche tu Nadia” disse all’improvviso mentre con la mano libera toccava i capezzoli della sorella, erano turgidi… forse non solo per il freddo che sentivano.
Senza dire nulla Nadia si sfilò il tanga La Perla tenendo solamente le autoreggenti, posò i piedi sul letto della sorella e i suoi muscoli cedettero facendo così divaricare le gambe, anche la sua figa era bagnata.
Iniziò a penetrasi ripetutamente con le dita, Pina la osservava e lei ne era consapevole, i loro occhi si incontrarono e la piccola sorrise, lei rispose alla stessa maniera.

“Non essere così violenta Pina, quando senti che sei vicina all’orgasmo fermati, conta fino a 10 e poi riprendi, altrimenti vieni subito e finisce tutto”
Pina annuì senza smettere di masturbarsi, nel silenzio assoluto si sentiva solo la musica che inevitabilmente le loro dita in movimento producevano nelle fighe fradice, musica accompagnata da gemiti e ansimi che man mano si intensificavano.
“Sto venendo Nadia… guardami” disse Pina quasi mangiandosi le parole.
Il bacino iniziò ad alzarsi arcuando la schiena, i movimenti delle dita si fecero più veloci, i versi di lei erano incomprensibili da un lato ma forti e chiari dall’altro, stava godendo per la prima volta davanti a una sua simile.
“Vieni tesoro dai” continuava a sussurrare Nadia all’orecchio.
Pina si mise il pugno in bocca per soffocare le grida, la testa si dimenava, Nadia era eccitatissima.
Poi crollò sul letto come quando stacchi la spina a un pupazzo alimentato dalla corrente, passarono pochi secondi e Pina si girò verso la sorella ancora seduta di fianco a lei.

“Vieni anche tu, voglio guardarti”
Nadia obbedì alle parole della sorella, si rimise all’opera per guadagnare quota, i suoi movimenti circolari sul clito erano regolari, le gambe continuavano ad aprirsi e chiudersi.
Pina la accarezzò nelle cosce interne facendo scorrere la mano sul nylon delle calze, la sua carne era bollente, poi posò la mano su quella della sorella e la guidò per aiutarla a venire.
Venne anche la maggiorenne pizzicandosi i seni, le labbra ricche di umori colavano letteralmente, la sua carne traslucida metteva in evidenza il risultato dei loro giochi.

Rotto l’incantesimo si abbracciarono nuovamente, i seni strusciavano tra loro, i loro battiti in quel momento erano come tamburi di guerra.
“Lo rifaremo vero Nadia? Dimmi di sì ti prego”
Nadia sorrise e annuì senza dire una parola, non si riconosceva più in quel momento.
Le luci si spensero, le lenzuola strusciarono e i corpi esausti delle sorelle si rilassarono per poter sognare finalmente ad occhi chiusi.

“Buonanotte Nadia”
“Buonanotte a te piccola grande donna”

mercoledì 9 novembre 2011

Speriamo siano "Non solo fantasie"

A dicembre nelle migliori sale cinematografiche

venerdì 28 ottobre 2011

Il gioco dei sensi


Le narici di Gianni si dilatarono di colpo, avevano percepito nuovamente quell’odore particolare.
Lui, ragazzo non vedente di 24 anni e seduto sul bus davanti alle porte di uscita fece u respiro profondo per inalare maggiormente quel profumo che da tempo lo eccitava.

Aveva perso la vista da ragazzino e da quel momento gli altri sensi si svilupparono maggiormente in lui, in particolar modo l’olfatto, negli ultimi anni poi, da quando gli ormoni erano saliti alle stelle era diventata una tortura per lui stare seduto sul bus attorniato da persone sconosciute, sul sedile con il suo naso all’altezza degli inguini delle persone che stavano in piedi viveva in un mondo di odori, a volte si sentiva un animale, comprendeva chi, vicino a  lui in quel momento, si era fatto il bidet o a quale detergente aveva usato per l’igiene intima.
“Ciao Lucia” disse Gianni con gli occhi azzurro mare che guardavano nel vuoto.
“Sei terribile, mi hai di nuovo beccata, non ti si può nascondere nulla” rispose lei, ragazza di 20 anni, appena salita sul pullman.
Lucia e Gianni avevano attaccato bottone col passare del tempo, spesso si ritrovavano sullo stesso mezzo in quanto lei usciva dal corso serale di danza nel momento che lui finiva il 2° turno lavorando al call center.
“Noi non vedenti sappiamo vedere meglio di voi in certi aspetti mia cara Lucia” rispose Gianni pensando a quell’odore intenso di secrezioni, ne aveva sentiti tanti ma quello era sublime, lo eccitava da morire.

Lucia era rimasta subito disinibita con lui, forse dal fatto che lui non poteva conoscere la sua identità, per lei parlare con Gianni era come chattare con uno sconosciuto, si sentiva tranquilla e sicura. Di conseguenza aveva confessato a lui storie vissute che forse mai e poi mai avrebbe confessato alle amiche, gli raccontava quando faceva l’amore col suo ragazzo e altre cose simili, lui ascoltava sempre annuendo di tanto in tanto, a volte le rivolgeva domande delicate che però lei rispondeva senza esitare. Si era creata insomma una confidenza particolare.
“Ti sei rifatto i capelli vero?” e dicendo quello gli alzò il mento con la mano, lui non rispose  e fece invece un altro respiro profondo, poi prese delicatamente la sua mano sotto il mento e se la portò sotto il naso, fece qualche respiro e poi sorrise maliziosamente.
“E’ stato bello?” disse poi.
“Bello cosa Gianni?” chiese Lucia
“Le tue dita affusolate hanno fatto qualcosina di delizioso nell’ultima ora vero?” disse lui in maniera agitata.
Lucia subito non capì ma poi il suo viso diventò paonazzo ricordandosi in quell’istante che mentre aspettava il bus seduta alla panchina aveva passato ripetutamente le dita sulle labbra mascherate dal borsone appoggiato sulle gambe, ringraziò il cielo che lui non potesse guardarla talmente era rossa sul viso.

Dopo quel lungo silenzio Gianni cercò di sdrammatizzare la situazione “Te l’ho detto Lucia che noi vediamo meglio di voi, comunque hai fatto la cosa che in quel momento desideravi, non è affatto un reato toccarsi, chi non lo fa Lucia?”
“Si sente davvero così tanto Gianni? Io non mi rendo conto, non sento nulla se le annuso”
“Lucia… il mio olfatto non è il tuo, la natura mi permette di integrare i sensi che ho perso, sento diversamente da te, mi accorgo per esempio quando ti arrivano perché il tuo… il suo odore cambia e si fa più acre”
Lucia per istinto si passò la mano sulla figa e mentre lo faceva disse: “Mi dispiace che tu sia in quelle condizioni, che tu viva diversamente da noi… davvero Gianni”
“Non è affatto una brutta vita, credimi, io la definisco normalissima, è solamente che non ti puoi permettere certe cose”
“Certe cose tipo?”
Lui studiò bene le parole prima di esprimersi cercando di trovare quelle giuste: “Per esempio gli odori femminili mi eccitano non poco ma nonostante quello non so che forma precisa abbia una vagina, mi son fatto una vaga idea ma non potendo guardarle non saprei definire i particolari, una volta ho provato a tastare un manichino al supermercato ma era tutto liscio in quel punto, non aveva disegno… mi capisci? E nonostante ciò quando sento il tuo odore mi dà alla testa”
Quelle parole fecero tenerezza a Lucia, si rese conto che a differenza di lei Gianni non poteva andare a sfogliare pornazzi o guardare video hard sui siti.
Dopo un lungo silenzio di riflessioni Gianni riportò alla realtà Lucia annunciando che doveva scendere alla prossima.

Lucia senza rifletterci rispose: “Perché non mi offri qualcosa? Non mi hai mai invitato a casa tua. Prendiamo qualcosa insieme e poi scappo a casa”
Gianni non sapeva cosa rispondere ma poi visto che la sua fermata era giunta tagliò corto dicendo: “Ok Lucia, ho della panna cotta che ha fatto mia madre… se ti va”.
Lucia sorrise pur sapendo che lui non poteva vederla, scesero insieme e sotto braccetto arrivarono a casa di lui, entrarono e Gianni la fece accomodare sul divano.
“Vado a prendere la panna cotta, aspettami che arrivo subito”

Lucia notò che nonostante la patologia di Gianni tutto era in ordine, sapeva che viveva sola da qualche tempo.
Silenziosamente si tolse le scarpe e il pantacollant, non sapeva nemmeno lei perché stava facendo quelle mosse ma sta di fatto che si sentiva eccitatissima.
Gianni tornò in soggiorno con i piattini di panna cotta, li posò sul tavolino, lei gli prese la mano e lo fece sedere vicino a lei.
Accarezzandogli il viso disse: “Gianni… non voglio la panna cotta di tua madre… voglio la tua panna calda”
Gianni con lo sguardo rivolto al nulla rispose: “Non capisco Lucia, non ho la panna calda…”
“Sì che ce l’hai” e detto ciò posò la mano sulla patta iniziando ad accarezzare, Gianni si irrigidì e nello stesso tempo si agitò.
Lucia poi disse sussurrando mentre palpeggiava l’asta che andava svegliandosi: “Tu con l’olfatto hai profanato la mia intimità, anch’io ho gli stessi diritti tuoi”
“Adesso faremo un gioco, prendi la mia sciarpa e mettimela sugli occhi”
“Perché Lucia?”
“Perché voglio inibire il senso che manca anche a te e esaltare gli altri”
Gianni obbedì timoroso
“Ecco Gianni, adesso siamo uguali io e te, non vediamo”
Prese la mano di lui e la posò sulle cosce calde, Gianni si rese conto in quel momento che si era svestita, facendo pressione Lucia condusse la mano di lui in mezzo alle gambe incrociate sul divano.
“Ecco il disegno che non conoscevi, toccami, senti la sua forma”
Lentamente Gianni passò più volte i polpastrelli sul perizoma, lei allora si tolse completamente l’intimo di sotto.
Gianni rimase con la mano a mezz’aria, Lucia allora disse: “Adesso usiamo il tatto Gianni, toccami, palpami, senti com’è fatta”
Gianni lentamente avvicinò la mano alla figa, lei allora la accompagnò.

Le labbra erano bollenti e umide, Gianni con una delicatezza fuori dal normale piegava le dita sul monte di Venere infilava le dita tra le labbra calde.
“E’ la prima vagina che tocco, perché mi fai fare questo?”
“Si chiama figa Gianni, figa” Man mano che lui passava le dita lei descriveva il suo intimo.” Toccami ancora.. ecco queste sono le grandi labbra, questo il clitoride, queste solo le labbra piccole… le senti?”
Gianni continuava ad annuire silenziosamente.
Mentre Gianni la toccava lei sorrideva con dolcezza e gli accarezzava il viso, aveva una voglia matta di vedere le sue espressioni ma voleva stare al gioco con le sue regole quindi non si tolse la sciarpa.
“Ecco Gianni, ora giocheremo con gli altri sensi... togli le dita dalla figa e annusale”
Gianni obbedì. “Lo conosco ma è molto più intenso…. È delizioso”
“Mettile in bocca Gianni, scoprì il suo sapore”
Gianni lo fece con esitazione, chiuse la bocca quando le dita erano entrate, sembrava un sommeiller che degustava il vino pregiato.
“Mi stai facendo morire Lucia”
“Pensi solo tu di essere animale? Non credi che anch’io possa vivere emozioni? Leccami Gianni, leccami la figa, metti la lingua dentro” e detto questo guidò con le mani la sua testa. Gianni posò la bocca sulle grandi labbra, Lucia le dischiuse con una mano e con l’altra spinse il viso sulla figa.

Passarono i minuti nell’assoluto silenzio poi Lucia iniziò ad animarsi e a gemere, i suoi versi si intensificavano massaggiando l’arrivo prossimo dell’orgasmo. Gianni sentendo il suo ansimare rallentò.
“Sto godendo Gianni, sto venendo… non ti fermare”
Le urla di lei lacerarono il silenzio, l’orgasmo era stato più violento del solito, i rivoli di miele colavano copiosamente dall’inguine.
Lucia eccitatissima si mise in ginocchio ai suoi piedi e sbottonò maldestramente i pantaloni, li tirò giù e passando le mani sul ventre di lui si accorse che la cappella era fuori dai boxer, prese in mano l’uccello avvicinandolo al viso, bendata non poteva vederlo ma lo annuso come una cagna notando l’igiene impeccabile di lui, inizio a masturbarlo con dolcezza lasciando piccoli baci superficiali poi la sua bocca si aprì e l’accolse, la lingua abbracciò il glande mentre le sue mani accarezzavano i testicoli.

Gianni per intinto chiuse gli occhi, sapeva che in quei momenti magici poteva veder meglio ad occhi chiusi, lei succhiava con passione strofinandosi l’uccello sul viso di tanto in tanto, era caldo e pulsante, profumava e la pelle sembrava vellutata.
Mille volte Gianni aveva immaginato quel gioco mentre si masturbava nelle serate solitarie ma mai avrebbe pensato a qualcosa di simile, eccitato com’era ci mise poco a venire, ai limiti spinse il viso di lei per staccarla.
“Sto venendo Lucia, togliti.. ti prego”
Lucia per dispetto serrò maggiormente la mani sull’uccello “No Gianni, voglio la tua panna calda, vienimi sul viso, la voglio”
I fiotti centrarono il naso e la bocca di Lucia, lei non poteva vedere nulla ma li sentiva apprezzandoli non poco, bevve con gusto la sborra delicata di lui poi dopo averlo pulito con la bocca si alzò e a tastoni le loro bocche si incontrarono.

Ambedue non vedenti iniziarono a slinguare senza sosta, lei guidò le mani di lui sui seni chiedendogli di stringerli di farle male.
Esausti si sederono uno a fianco all’altro sul divano, lei a gambe aperte giocherellava svogliatamente toccandosi le labbra, il pene di Gianni era riverso sulla coscia.
“Non ho nulla dietro Gianni, vorrei andare oltre ma non ho preservativi, mangiamo la panna anche la prossima volta?”

Lui annuì sorridendo mentre lei tolta la sciarpa dagli occhi si rimetteva i vestiti, mamma e papà sicuramente erano in pensiero per lei, si sarebbe giustificata in seguito dicendo loro che quella sera le danze erano state speciali.

giovedì 27 ottobre 2011

Belen


Ho visto e rivisto il video di 20 minuti della fanciulla, devo ammettere che fisicamente è una gran figa però... non ci siamo davvero, le questioni sono 2: o è lei a essere sotto gli standard oppure io fuori, non ci sa fare davvero, bella figa (tra l'altro mi ero fissata che la portasse selvaggia... non so perchè), seni da urlo, culo scolpito ma avete presente i ghiaccioli alla menta del gelataio? Stessa temperatura quando scopa.

Certo che fisicamente la invidio ma sessualmente sono felicissima di esser come sono.

























lunedì 24 ottobre 2011

Ho fatto 100!!

 Ho fatto 100!!
Alcune foto particolari per festeggiare con le 100 persone che seguono i miei racconti.



lunedì 17 ottobre 2011

Emozioni autunnali

Finito di gustare la panna cotta con la coppia irregolare ci fu un attimo di silenzio assoluto, entrambi i presenti sapevano che era arrivato il momento particolare, il motivo della loro visita, lei Pina, single di 19 anni e Franco sposato di 31 si guardarono negli occhi quasi con timore come per chiedersi quale sarebbe stato il passo successivo,  era la prima volta per loro, non avevano mai condiviso i loro giochi intimi.
La padrona di casa intervenne sorridendo loro e dicendo a Pina di mettersi più comoda con la sua minigonna, Pina quasi smarrita guardò ancora il suo amante e lui fece cenno di alzarla.

Sotto non portava nulla, la peluria soffice e rada metteva in risalto le sue labbra che sebbene giovani ben sviluppate, sorrise impacciata anche Pina consapevole che tutti i presenti stavano osservando la sua figa.
L’altra donna presente allora le andò incontro sfilandosi la gonna di maglina e sbottonandosi la camicetta bianca, anche lei non portava nulla sotto, seduta a sua volta sulla sedia aprì le gambe e iniziò a titillarsi il clito.

Adesso anche Pina teneva gli occhi fissi su di lei, probabilmente aveva avuto occasione di vedere dei video a luce rossa ma vedere dal vivo una donna masturbarsi era tutt’altra cosa.
“Dai … facciamolo insieme … ti piacerà” disse la padrona di casa.
Pina silenziosa iniziò ad armeggiare sull’inguine, Franco alle sue spalle fece scivolare le mani nei seni, Pina quindi si rilassò appoggiando la testa su Franco.
Tutto era partito bene, spesso succede che le coppie novizie all’ultimo momento ci ripensino e facciano marcia indietro, loro invece avevano accettato subito aprendosi con l’altra coppia.

La padrona di casa si rese conto che nonostante filasse il gioco, tutto stava succedendo senza coinvolgimenti, fece così cenno a Franco di avvicinarsi, lui abbandono con riluttanza i seni dell’amica e si mise davanti all’altra donna.
“Fammelo tu dai, mettimi le dita, sai come fare no?”
Franco guardò Pina e lei annuì, contemplò così la figa oramai bagnata della nuova amica poi con dolcezza la penetrò con le dita, gli umori aiutarono notevolmente a far scivolare bene le dita, il clito rigonfio e sensibile rispondeva soddisfatto ogni volta che veniva sfiorato.

Anche il padrone di casa, che fino a quel momento era rimasto in disparte, liberò la verga dai pantaloni e la offrì a Pina seduta sulla sedia, lei lo prese in mano delicatamente, lo palpeggiò e liberò il prepuzio lucido, l’uccello era sopra la sua spalla destra e lei iniziò a masturbarlo mentre con l’altra mano affogava le dita nella vulva, passarono i minuti accompagnati solo dai mugolii e i gemiti che man mano si facevano più accesi.
Ad un certo punto Pina girò completamente il viso e prese in bocca il bastone di carne tenendolo con entrambe le mani, lui mise la mano sulla figa facendo movimenti circolari e decisi. Anche Franco stava assaporando il miele dell’amica tenendo distanziate le labbra con le dita, la sua lingua continuava a saettare dentro la vulva. Lei venne stringendo la testa di lui tra le cosce bollenti, si sentiva in fibrillazione e trascinò l’amico sul letto trapuntato, piegò così le gambe divaricate invitandolo a scoparla.

Pina continuava a succhiare con grazia ed a un certo punto il partner le sussurrò: ”Sto per venire Pina, decidi tu”, voleva lasciare a lei la decisione se ricevere o meno lo sperma, lei quasi si bloccò poi riprese a succhiare ancora con più voga, lui capì le sue decisioni e soddisfatto si lasciò andare completamente, la bocca di lei iniziò a sgorgare copiosamente lo sperma mentre lui le teneva la testa tra le mani.
Come per intesa si accomodarono sul divano del soggiorno e i loro organi finalmente si conobbero, la figa bollente lo accolse senza esitare, scoparono divinamente mentre lei graffiava di tanto intanto la sua schiena.

Godette anche l’altra coppia sul letto, Franco annaffiò i piccoli seni di lei, limonarono morbosamente mordendo di tanto in tanto i capezzoli irti e intrisi.
Pina sul divano stava ancora godendosi l’uccello stantuffare nella vulva quando una bocca femminile si posò sulla sua, lei aprì gli occhi ritrovandosi davanti quelli dell’amica che la fissava, dischiuse allora anche lei le labbra e permise alla lingua ancora sconosciuta di fare capolino nella sua bocca.

I sapori simili ma nello stesso tempo diversi dello sperma si miscelarono nelle loro bocche, venne anche Pina strozzando un urlo e abbracciandosi all’amica su di lei, amica che non perse però l’occasione di recuperare la panna calda del marito mentre eiaculava per la seconda volta.
Con i visi ancora imbrattati le due nuove amiche si guardarono negli occhi e sorrisero, Pina si rivolse al suo amante dicendogli: “Grazie Franco” poi prese dolcemente tra le mani il viso di lei dicendo: “Grazie anche a voi … è stato bellissimo”

A notte fonda, dopo una doccia veloce, gli ospiti ritornarono privi di energie nelle proprie case, Pina dai suoi e Franco alla sua dimora dove avrebbe annunciato a suo moglie il giorno dopo che la cena di lavoro era andata divinamente, anche i padroni di casa si misero senza veli sotto le coperte per godersi le poche ore che rimanevano prima dell’alba, ore fresche dell’autunno che era appena iniziato.