martedì 28 dicembre 2010

Disperse tra i piaceri


27 dicembre 2010

Ti sento alle spalle mentre sto battendo i tasti, io seduta al monitor e tu in piedi dietro di me, ambedue senza veli,  le tue mani scivolano sulle mie spalle e raggiungono i miei seni, continuo a battere i tasti mentre tu li palpeggi, sento i tuoi capezzoli graffiare la mia  schiena.
Voglio continuare a scrivere questo momento particolare che sto vivendo con te, siamo appena venute ma siamo insaziabili, forse per l’attesa troppo lunga e sospirata che abbiamo convissuto lontane tra noi.

Le tue mani ruotano sui miei seni, il torpore del tuo corpo mi manda in estasi quando sfiori la mia schiena, so che stai leggendo quello che scrivo, il silenzio è quasi assoluto, ora sei appoggiata sulle mie spalle e mi stai leccando il collo, mi piace da morire per come lo fai, le tue mani scendono sui miei fianchi, sono sulle mie cosce, io allargo le gambe per farti spazio, tu mi torturi facendo scorrere le mani sull’inguine bollente senza però entrare, ti voglio dentro, "leggimi, leggi quello che sto scrivendo Antonella".

Hai appreso ed esaudisci i miei desideri, sento le tue dita sulle labbra che aprono il solco viscido, sussulto quando il tuo polpastrello si posa sul mio clito vigile, il tuo dito picchetta sopra  e io ansimo, mi giro e le nostre lingue s’incontrano (…), amo i tuoi seni generosi e vellutati, mordo i tuoi capezzoli turgidi, li succhio posando il viso sui tuoi seni caldi e morbidi (…).

Sei nuovamente in piedi alle mie spalle, riprendo a battere i tasti, la tua mano s’incunea tra i miei glutei e la sedia, alzo il bacino ma non smetto di scrivere, le tue dita vanno ad intingere dentro la mia figa completamente irrorata, li sento scivolare dentro poi uscire, la tua unghia nuova con i brillantini stuzzica il mio orifizio, lo unge, io rilasso i muscoli per darle il benvenuto, lei coglie il mio messaggio e mi penetra, eccola… continui a spingere il dito uncinato, sento entrare il polpastrello, poi la falange, la mia schiena si incolla ai tuoi seni (…), sento l’odore forte che emana il mio bacino, odore che non mi mette a disagio ma mi eccita maggiormente, sporgo maggiormente il culo, il tuo dito è scomparso completamente, eccolo uscire e poi rientrare e poi uscire, i tuoi movimenti sono fluidi, il mio sfintere è completamente dilatato.
Tu continui a penetrarmi e io impegno la mia mano sulla vulva, sopra, dentro, solo un membrana sottile della mia pelle impedisce di far incrociare le nostre dita, sento il tuo dito nel bacino, percepisco la sua forma (…).

Mi sto masturbando sempre rimanendo in piedi, la mia posizione è scomoda, i muscoli delle gambe sono contratti, mi fanno male ma non voglio smettere (…) , sto per venire, tu lo sai e sfili il dito dal culetto posandolo sotto il mio naso, io aspiro il suo odore, con le mie mani imprigiono la tua davanti la mia bocca, respiro profondamente, la tua mano libera prende il posto della mia tra le cosce e mi stimoli il clito, mi masturbi con determinazione (…) non riesco più a scrivere sul pc (…). Vengo come una cagna, sono completamente convulsa, ho perso i comandi, il mio corpo scatta come una molla, ripetutamente, tu mi abbracci senza però togliere la mano dalla figa, io continuo a gemere e tu mi succhi la lingua, mi baci violentemente.

Sono crollata sul letto davanti il pc, l’orgasmo è stato intenso, era inevitabile, i miei arti privi di energie non rispondono, apro gli occhi e tu sei davanti a me ad accarezzarmi il viso, i capelli, sei davanti a me e con lo sguardo dolce mi doni il tuo sorriso ingenuo e maledettamente erotico.
La notte è appena iniziata, lui non c’è, i bambini dormono sonni tranquilli, abbandonerò il pc dopo aver pubblicato le mie parole, parole scritte e vissute… e mi dedicherò al tuo fragile corpo serafico che ho ricevuto in dono.

mercoledì 22 dicembre 2010

I lapilli sotto il gelo d'inverno

 
Eravamo appena usciti dalla discoteca dove mia nipote aveva fatto il saggio di danza, si erano fatte le 23.00 e fuori la temperatura era gelida, raggiungemmo la vettura parcheggiata in centro città, i vetri erano ghiacciati.
Avevo messo la gonna e le parigine e sentivo gelarmi i glutei appena mi accomodai sui sedili, fuori non si vedeva nulla, lui subito accese il motore e mi osservava mentre cercavo di tirarmi ancora più le calze, lo spense e si avvicinò a me.
Cominciò a baciarmi e a prendere in bocca il lobo del mio orecchio sinistro, le sue mani mi accarezzavano le gambe, poi le cosce e lentamente esploravano l’inguine, erano gelide.

Allargai le gambe per fargli spazio, sentì subito le sue dita passare sotto l’elastico del tanga, mentre mi toccava feci scendere lo schienale per stare più comoda, le sue dita adesso erano dentro la mia vulva, esploravano e stimolavano il clito, feci scivolare il mio tanga, la gonna era completamente alzata. Vedevo le sagome delle persone che passeggiavano sul marciapiede, nulla di nitido perché il ghiaccio sui vetri impediva di mettere a fuoco, passavano a pochi centimetri da me, inconsapevoli che sotto il loro naso una donna stava accogliendo nelle sue labbra aperte le dita del marito.
Iniziai anch’io a palpeggiare tra le sue gambe, lo sentivo che andava svegliandosi, gli aprì la patta e presi in mano la verga bollente, lentamente il suo prepuzio faceva capolino poi andava nuovamente a nascondersi e poi di nuovo fuori.

Il nostro fiato aveva fatto appannare completamente i vetri, io puntai i piedi sul cruscotto, lui mi stava masturbando con grazia e io cercavo disperatamente i mie capezzoli con la mano destra ancora libera. Li pizzicavo, li distorcevo, erano sensibilissimi al punto da farmi venire i brividi quando li accarezzavo, le tette erano completamente libere dal reggiseno, protette solo dalla maglia nera in cachemire.

Sapevo che mancava poco al piano godimento, i miei occhi erano socchiusi, visi all’improvviso un bagliore fuori dal finestrino, una persona si era accesa la sigaretta davanti alla portiera, si erano fermati proprio davanti noi a chiacchierare, questo mi faceva eccitare maggiormente, sentivo quasi l’impulso di far scendere il cristallo per deliziare le loro pupille con le mie labbra dilatate. Piccole scosse mi attraversarono la schiena, poi si accentuarono, persi il controllo dei nervi e venni convulsamente mordendomi le nocche della mano per soffocare un grido.

Fu un orgasmo più intenso del solito, le scariche sembravano non finire, la sua mano sulla figa era quasi insopportabile, non sapevo quanto avrei ancora resistito ma gli ero grata per questo, la bloccai mettendo la mia mano sulla sua e stringendo le gambe. Ero venuta divinamente.
Lentamente mi ripresi rimanendo con l’inguine scoperto, il suo uccello aveva perso quota ed era ritornato quasi a riposo, lo presi in bocca col piacere di sentirlo crescere mentre lo succhiavo, i miei desideri furono esauditi, la verga rispose prontamente facendosi rigida, godevo il suo calore quando me la passavo sulle guance fredde per poi riprenderla e modellarla con la mia bocca, fuori dalla vettura la gente parlava e rideva.

Venne anche lui con i mie seni mano, i suoi fiotti in bocca erano copiosi, esitai ad ingoiare ma l’eiaculazione sembrava non aver mai fine, la bocca colma mi costrinse a mandar giù la sua essenza, lucidai infine il prepuzio prima di posare la nuca sul poggiatesta, i capezzoli mi facevano male ma erano soddisfatti dei giochi condivisi con loro. Lui si mise sopra di me, mi sorrise guardandomi negli occhi e le nostre bocce si congiunsero per esprimere soddisfazione sul nostro rapporto.

Misi il tanga nella borsetta e lui accese le luci e il motore, il riscaldamento tolse l’appannaggio ai vetri e io potei vedere il mondo intorno a noi, persone come sentinelle ignare intorno alla nostra vettura mentre lui mi faceva sentire donna.