martedì 23 novembre 2010

Aspettando il domani

A.D. 1678

Suor Veronica, 19 anni, era venuta a far visita al convento per condividere alcune informazioni con Suor Monica, madre badessa, Veronica, figlia di una famiglia benestante aveva preso i voti contro la sua volontà ma era una consuetudine assegnare una delle tante figlie delle nobili famiglie alla volontà di Dio.
Veronica mentre attendeva seduta nell’anticamera si sentì girare la testa. Suor Agnese, novizia di 17 anni, si accorse e le chiese: “Stai bene suor Veronica?”
“Ho un po’ di nausea. Vorrei distendermi un attimo, se posso”
“Ma certo, vado a chiamare suor Monica”
Veronica si distese su uno dei letti, per qualche minuto si sentì meglio ma poi peggiorò, bevve qualche sorso d’acqua e vomitò, bevve nuovamente.. distesa ad occhi chiuse desiderava solo che il dolore se ne andasse, poi perse i sensi.
Finalmente si svegliò dopo un paio d’ore. Il dolore si era placato, lasciandole soltanto un gran mal di testa. All’improvviso le sembrò che qualcuno le stesse lavando le cosce. Si sollevò su un gomito.
Suor Agnese era china accanto al letto. La tonaca di Veronica era alzata sopra la vita e Agnese la stava lavando con una pezza imbevuta d’acqua calda.
Quando Agnese strizzò la pezza nel catino, Veronica si spaventò nel notare che l’acqua era rossa. “Sangue!” esclamò spaventata.
“Non ti preoccupare” le disse Agnate. “E’ soltanto il tuo ciclo mensile.”
Veronica era convinta di averlo finito il giorno prima ma probabilmente c’erano ancora i residui che facevano capolino, si rilassò sul letto e mentre fissava il soffitto notò con quale delicatezza Agnese le passava le mani sulle labbra.
Ripresasi Veronica consegnò a suor Monica l’epistola della sua madre superiora e visto che si era fatta sera decise di non riprendere il viaggio di ritorno al suo convento.
Chiese a suor Monica se poteva esserle d’aiuto e lei la invitò ad aiutare suor Agnese e finire l’inventario.

Veronica e Agnese lavoravano nella biblioteca, per terra erano posate varie pile di tomi da classificare.
“Sei molto bella Veronica sai? L’ho notato oggi mentre li lavavo le cosce… era ancora priva di sensi mentre ti lavavo e… ho scoperto che non sei più vergine, non ho resistito alla tentazione delle tue labbra deliziose così ti ho messo le dita dentro”

Agnese si alzò in piedi e sollevò la tonaca. Aveva lunghe gambe slanciate, velate di una finissima peluria bionda quasi invisibile. Sebbene fosse alta e snella, il corpo si allargava sui fianchi in modo deliziosamente femminile. Lo sguardo di Veronica si fermò sul delta del sesso. Lì i peli erano così chiari da permetterle di vedere il pallido rigonfiamento delle labbra e la delicata linea che le separava.
“Io come ti sembro suor Veronica?”
Veronica guardò Agnese negli occhi:”Alle suore è vietato desiderare sesso.”
“No Veronica, è vietato desiderare uomini ma non le donne” ribatté Agnese, che si fece avanti e baciò Veronica sulla bocca.
Veronica fu così sorpresa che per un secondo rimase pietrificata. Agnese continuò a baciarla. Il tocco delle labbra femminili era morbido, diverso dalla sensazione che le avevano dato anni fa quelle di Paolo, il suo ragazzo. Veronica era stupita, ma non inorridita. Erano passati anni dall’ultima volta che qualcuno l’aveva baciata e d’improvviso si rese conto quanto di quanto le mancasse. Sentirono suor Monica chiamarle dalle altre stanze e scattarono come molle abbandonando così quel gioco piacevole.

Veronica trascorse diverse ore pensando ad suor Agnese.
Era rimasta sbigottita da quel bacio, ma ancora più della propria reazione. L’aveva trovato eccitante. Fino ad allora non si era mai trovata attratta da una donna.
In effetti, c’era solo una persona che le aveva fatto desiderare di essere toccata, baciata e penetrata, e quella persona era Paolo.
L’unica mano che l’aveva sfiorata intimamente nella vita di convento era la sua, nel buio del dormitorio, quando le tornavano in mente i giorni di corteggiamento e affondava la faccia nel cuscino in modo che le altre monache non la sentissero ansimare, adorava mettere le dita dentro le sue labbra.

Il giorno terminò e dopo cena Veronica giaceva nella stanza degli ospiti che disponeva di un letto singolo, la notte era iniziata e la luce fioca della candela regalava giochi sui muri, sentì bussare la sua porta, si alzò per aprirla pensando fosse suor Monica.
Con sorpresa vide Agnese che si infilò subito nella stanza e chiuse la porta, Entrambe erano solo con la camicia bianca da notte in lino.
Agnese mise Veronica con le spalle al muro e la baciò con passione.
“Ricordi Veronica? Avevamo interrotto qualcosa”
Agnese infilò nuovamente la lingua nella bocca della consorella, lei non fece resistenza e l’accolse prendendo con le mani il suo viso.
Sempre con le bocche incollate si diressero sul letto di Veronica.
Si guardarono dolcemente negli occhi e Agnese le sorrise.

La mano di Veronica era sempre sul fianco, vicina a dove Agnese voleva che la toccasse.
Agnese prese la mano e gliela guidò: “Suor Maria ha due seni come questi” disse, sempre mormorando. Veronica gemette. Agnese sentì la sua mano stringere delicatamente un seno, poi l’altro.
“E ha i peli laggiù come questi” disse, spostandole di nuovo la mano. Il respiro di Veronica si fece più ansante. Lasciandole la mano dov’era, Agnese le esplorò il corpo sotto la camicia e sentì che era bagnata. “E le sue mani danno questa sensazione” disse palpandole le labbra dilatate.
Veronica iniziò a muovere aritmicamente i fianchi.
All’improvviso Agnese temette che l’atto finisse prima ancora di essere consumato. Non voleva che accadesse. Doveva essere tutto o niente. La fece stendere sulla schiena, si sollevò in fretta e le si mise a cavalcioni sopra. “Dentro e calda e bagnata” le disse, e si abbassò su di lei, avvicinò il viso a quello di lei mentre la penetrava con le dita e le baciò nuovamente la bocca.
Lei le afferrò il viso e ricambiò il bacio.
“Ho giaciuto con suor Maria e lei mi ha sbattuto le sue grosse tette sotto il naso, una volta abbiamo fatto il bagno in uno stagno della foresta e dopo lei mi ha leccata… laggiù”
“E com’è stato?”
“Bello. È piaciuto anche a lei”
“E tu le hai fatto la stessa cosa?”
“Sì.”
“E Maria è…?”
Agnese annuì. “Nella mia bocca. Il sapore era diverso dal mio ma è così eccitante quando succede. E a lei è piaciuto moltissimo.”
Veronica era scioccata ma anche intrigata.
Gli occhi le luccicavano di desiderio, il respiro era un po’ più affannoso, la bocca socchiusa, le labbra bagnate.
Veronica si sfilò la camicia e la lasciò sul pavimento.

Anche Agnese si tolse la camicia. Veronica non aveva mai visto Agnese nuda. Il corpo della consorella la lasciò senza fiato. La pelle di Agnese riluceva come una perla rosata. Aveva il seno generoso, con i capezzoli chiari da ragazzina, e un rigoglioso cespuglietto di peli pubici chiari.
Le fece passare la punta delle dita sulle sue labbra, Agnese aprì le gambe e allargò la vagina con le dita.
Veronica allora puntò i gomiti sul materasso e prese ad accarezzarla sull’inguine, prima solo superficialmente poi si lasciò andare e prese a leccarle la vulva fradicia.
Cambiarono varie volte posizioni fino ad arrivare ad un 69, i gemiti delle sorelle accompagnavano i giochi innocenti che stavano compiendo.
Nel frattempo suor Monica avanzava sul corridoio con una brocca di sidro da condividere con suo Veronica, stava per bussare quando sentì suoni particolari, la sua mano si arrestò davanti all’uscio. Sgattaiolò nella stanza di fianco che fungeva da studio.
Madre badessa estrasse la pietra vicino ad un dipinto murale della crocifissione, attenta a non fare rumore, aveva creato quello spioncino per osservare la stanza degli ospiti, vide Agnese e Veronica.
Erano sdraiate fianco a fianco sul letto. Suor Agnese la baciava e le parlava all’orecchio; un sorriso di piacere trionfava sulle sue labbra carnose. Le gambe erano bellissime, lunghe e candide. Agnese le teneva tra le cosce una mano, che muoveva con esercitazione e maestria.
Pur non avendo esperienza di donne madre badessa comprese cosa stava facendo. Veronica la fissava con occhi adoranti, la bocca socchiusa, e ansimava eccitata, il viso acceso di passione.

Suor Monica le fissò piena di orrore per il momento, poi, quando suor Agnese tolse la mano, scorse il triangolo di peli ispidi tra le cosce di Veronica, chiaro come le sopraciglia contro la pelle bianca. Si affrettò a togliere lo sguardo pensando a come procedere.
I gemiti andavano facendosi sempre più sonori, suor Monica spiò nuovamente le consorelle, Veronica stava masturbando Agnese donandole i suoi seni da succhiare.
La mano di suor Monica iniziò ad animarsi, a prendere vita, si tirò su la tonaca e iniziò ad accarezzarsi l’inguine, le dita saettavano nella vagina e titillavano il clitoride, i suoi occhi erano sempre incollati alle due giovani monache che si lasciavano andare con passione.
Agnese e Veronica vennero come due adolescenti, finito l’orgasmo ripresero a baciarsi, a toccarsi, a tirarsi i capezzoli turgidi.
Suor Monica si morse la mano libera per non strillare mentre l’altra stava soddisfando i suoi piaceri carnali, la sua vulva fu generosa durante l’orgasmo, sulle sue cosce si facevano strada rivoli di umori. In quel momento avrebbe desiderato di avere ai suoi piedi le giovani donne della stanza accanto per essere pulita e asciugata dalle loro lingue.

Suor Monica ritornò nella sua stanza e si distese sul letto riflettendo sulle scene che aveva assistito, sapeva che si sarebbero ripetute nel corso del tempo, sapeva che avevano già avuto luogo in precendenza.
Sapeva che le consorelle di tanto in tanto si sarebbero lasciate andare dopo i vespri, al calar della notte, sognando così momenti di passione che la vita non aveva permesso... dedicandosi a se stesse e aspettando il domani.

1 commento:

  1. molto bello e stimolante come tutti i tuoi scritti.

    bravissima
    kirk71

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