mercoledì 29 settembre 2010

I giochi di Morfeo

La bimba era molto raffreddata e ieri sera aveva chiesto di addormentarsi sul lettone, io leggevo ma gli occhi si stavano chiudendo, lui si era già inabissato nel mondo di Morfeo, non faceva più quel caldo tale da tenere le finestre aperte, io indossavo la camicia da notte corta di raso azzurra.

Chiusi il libro e contemplai il soffitto, sentivo le coscette calde e morbide di mia figlia, erano tenerissime, accarezzandole sentii anche le mie praticamente libere sotto le lenzuola, la camicia da notte corta copriva solamente i glutei e a letto non indosso mai nulla sotto.

La mia mani scivolarono dalle sue gambette alle mie, si fecero strada raggiungendo il basso ventre, lentamente le dita iniziarono a stimolare il clito ed esplorare le labbra che lentamente si irrorarono.

Mentre mi masturbavo guardavo il visino della bimba sul mio stesso cuscino donando dei piccoli baci sulle sue guance, lei continuava a dormire serena mentre la mamma si dedicava al suo corpo.

Non volevo venire subito, volevo solo eccitarmi per allungare e godere quei momenti, anche lui dormiva spensi la luce sul comodino e quindi mi spostai a gattoni tra lui e mia figlia, solo la luce verde dei caratteri della radiosveglia vicino a mio marito lasciavano un barlume di luminosità, scostai le lenzuola di lui contemplando i suoi boxer, le mie mani erano calde e feci uscire con delicatezza il suo pene, era inerme e non dava segni di vita, mi avvicinai e tenendolo in mano tutto ricurvo lo feci battere ripetutamente ma con delicatezza sulla mia bocca, sfoderai completamente il suo prepuzio davanti ai mie occhi e cominciai a sbaciucchiarlo con la punta delle labbra, sfiorandolo con la lingua, le mie labbra si dischiusero e la mia bocca umida accolse completamente il giocattolo fino in gola, lo succhiai con movimenti lentissimi, amo vedere la sua verga floscia e sentirla crescere in bocca, l’uccello rispose cominciando a pulsare, si mosse anche lui e le sue mani raggiunsero i miei capelli accarezzandoli.

Sentivo il respiro regolare e delicato della piccola a pochi centimetri dalla mamma che proponeva i giochi di Morfeo al suo uomo, giochi che prendono forma al calar della notte dentro le mura di molte case, dentro le automobili parcheggiate in strade buie, nelle camere dei motel.

Sapevo che se avessi continuato ancora per qualche minuto sarebbe inevitabilmente venuto, mi staccai dai lui e mi posai a cavalcioni sopra suo viso sul cuscino tenendo su la camicia, muovevo il ventre avanti e indietro sopra il suo naso, le mie labbra sfioravano il suo viso, sapevo che in quel momento stava assaporando la fragranza dei mie petali, scesi di qualche centimetro e continuando quella danza sul suo viso il suo naso adesso faceva da cuneo ed apriva le mie labbra bagnate al loro passaggio, lui posò allora le sue mani sui mie glutei, li palpava, li accarezzava e li apriva, sentivo il suo dito scorrere nel solco e fermarsi sull’orifizio, io mi rilassai i muscoli interpretando i suoi desideri di quel istante, sapevo che mi avrebbe fatto visita, come per incanto il suo dito iniziò a penetrarmi, io mi piegai maggiormente posando le mani sulla spalliera del letto, la sua lingua saettava adesso nella mia figa completamente lubrificata, come una ventosa la sua bocca risucchiava il mio pistillo.

Presi i suoi capelli come per strapparli e le mie mani fecero comprimere il suo viso sulla mia vulva continuando a strofinarla sul suo viso, tutti quei movimenti destarono la bimba che socchiuse gli occhi, tutto si bloccò e lei ci osservò con uno sguardo perso alzando di qualche centimetro la testa poi si addormentò nuovamente senza dire nulla.

Riprendemmo sapendo che gli orgasmi erano alle porte, cambiai posizione per un bel 69 stando attenta alla testolina di mia figlia, il suo pene era già fuori come l’avevo lasciato, lo ripresi in bocca succhiando avidamente massaggiandogli i testicoli, lui inarcò la schiena e i suoi fiotti caldi raggiunsero la mia gola, non volevo sporcare le lenzuola appena cambiate così accolsi completamente i suoi caldi liquidi nella mia bocca, sembrava che non volesse mai finire di zampillare la sua panna, eccitatissima venni anch’io in maniera spasmodica e convulsa, il letto ballava letteralmente ma la bambina non dava alcun segno forse perché i nostri orgasmi fungevano da ninna nanna facendo ballare il letto.

Esausta mi avvicinai a lui con la bocca ancora lucida, lui prese dolcemente la mia testa tra le mani e le nostre labbra si congiunsero, le nostre lingue si abbracciarono chiudendo in bellezza questo momento unico.

Mi rimisi al mio posto vicino alla piccola, l’abbracciai e chiusi anch’io gli occhi ringraziando Morfeo per i suoi giochi innocenti.

lunedì 13 settembre 2010

La febbre del sabato sera

Sabato sera finita cena salutai gli altri partecipanti alla formazione e mi allontanai da loro che stavano per uscire dall’albergo, rifiutai di passeggiare con loro perché c’erano altri programmi per me in serata, avevo dato appuntamento a lei alle 22.30, gli accordi erano che l’avrei aspettata in camera.
Avevo parlato diverse volte con lei in rete, avevamo condiviso alcune immagini ed opinioni, quando ebbi l’occasione di venire nella sua città le proposi di incontrarci per approfondire i nostri discorsi, da tempo lei voleva provare qualcosa di nuovo, di originale ed il momento era arrivato.
Mentre l’aspettavo in camera mi rifeci il trucco e rimasi con gli abiti che avevo usato a cena, gonna di maglina nera, camicetta sangallo e saldali aperti col tacco neri, stavo studiando come iniziare il tutto e mentre ero immersa sui quei pensieri sentì bussare e con il cuore in gola andai ad aprire.
Era come me l’aspettavo, sorridente e con un abbigliamento di classe, i suoi pantacollant neri disegnavano perfettamente i suoi glutei, anche i suoi sandali bianchi col cinturino erano di classe e facevano pendant con la camicetta.

“Finalmente… ciao Antonella, vieni” ci abbracciammo, i suoi seni comprimevano sui miei, erano sodi e caldi.
“Sei bella come sulle foto… sono contenta di essere venuta”
Ci sedemmo sul letto e le chiesi cosa potevo servirle, avevo fornito il minifrigo di lattine.
“Sai cosa voglio da te, sai perché son venuta”
“Allora non perdiamo tempo… apriamo i balli” e detto questo la baciai sulla bocca sfiorando le labbra, lei ripetè il mio gesto ma lasciando congiunte le labbra, feci allora il primo passo e la mia lingua iniziò a farsi strada entrando a cercare la sua che timida avanzò lentamente per poi slinguare con passione.
Antonella era coricata sul letto, io sopra di lei a braccia tese e rigide con le mani posate sul materasso, la sua lingua era fuori e io la succhiavo prendendola fra le mie labbra, mentre facevamo qual gioco innocente lei mi sbottonò i pusuar della camicetta e iniziò a palparmi i seni sopra il reggiseno, esitava quasi con timore a stringermi le mammelle, io le venni incontro liberandomi completamente da quel indumento di troppo, in ginocchio sopra di lei le aprii la camicetta, intromisi una mano nel reggiseno a mezza coppa e liberai facilmente prima un capezzolo poi l’altro, li contemplai sorridendo poi cominciai a pizzicarli con i polpastrelli.
“Iniziami ti prego… fai qualcosa” mi disse allora con un sussurro.

Io allora posai la mia bocca sui suoi capezzoli turgidi e feci ruotare la lingua intorno a loro alternandomi sui seni, lei mi abbracciò e con le mani dietro la schiena mi tolse il reggiseno, adesso eravamo con i seni scoperti, i miei piccoli, i suoi più prosperosi.
Ad ogni respiro gli si gonfiavano mettendo in evidenza la loro bellezza naturale, io presi l’elastico dei suoi pantacollant e li feci scendere, non mi stupii affatto di trovare subito le sue labbra libere senza perizoma, slacciai infine i suoi sandali per sfilarli del tutto.
La sua vulva non era rasata, i peli erano castani e morbidi, la sua carne calda, passai sull’inguine il palmo della mano più volte per accarezzare le labbra, per sentire la loro consistenza, quando ripassai per l’ennesima volta la mia mano si fermò sopra, il mio medio si piegò e trovò subito il suo percorso scomparendo nell’utero bollente e unto.

Tutto si svolgeva nel completo silenzio, i nostri sguardi erano fissi, lei con la bocca socchiusa ogni tanto chiudeva gli occhi per godersi quei momenti poi li riapriva per sorridermi, io intanto continuavo a masturbare le sue labbra oramai dilatate.
Antonella tese la mano per toccare le mie gambe, riusciva solamente a sfiorare le mie cosce interne con le unghie, capì cosa cercava in quel momento, cosa desiderava provare, mi avvicinai allora a gattoni per permetterle di toccarmi le labbra, mi alzò la gonna liberando i glutei e cominciò ad accarezzarmeli poi prese con un dito piegato il cavallo del perizoma e lo tirò facendolo così sfilare fino alle ginocchia, senza levarmeli del tutto posò allora la mano sulle mie labbra palpandole con determinazione, le sue dita si bagnarono e allora le avvicinò alle sue narici.
“E’ diverso sai?... abbiamo odori diversi”, sentendo questo sorrisi, era la prima volta che lei toccava una figa non sua.
Ci mettemmo comode una di fianco all’altra, la mia gamba copriva la sua coscia, le nostre dita continuavano a masturbare le labbra dell’altra, i nostri movimenti erano femminili se così posso definirli perché sapevano come rendere omaggio alla compagna di letto di quella serata.
“Siamo fradice Antonella, lo sai vero?”
“L’ho visto fare tante volte nei video ma mai pensavo fosse una cosa così dolce, intensa”

Mi resi conto che eravamo nella situazione giusta per un gioco saffico particolare, i nostri clitoridi erano rigonfi e sensibilissimi, cambiai posizioni e scesa ai piedi del materasso incrociai le mie gambe con lei sue, subito lei non capì dove volessi arrivare ma poi comprese, le nostre labbra adesso si stavano toccando a forbice, iniziai con dei piccoli colpi di reni per farle aderire meglio, lei mi seguì e fece il mio stesso gioco, adesso le nostre fighe era come se slinguassero tra loro, si strusciavano quasi incollando le labbra, i clito si stimolavano l’un l’altro, il nostro ansimare era sempre in crescendo, l’orgasmo era alle porte, gli ultimi colpi erano quasi violenti ma servirono per lasciarsi andare completamente, per pochi secondi venne prima lei di me ma sentendo i suoi gemiti mi feci trascinare e con l’eccitazione alle stelle venni anch’io, fu un orgasmo intenso, gli umori colavano copiosamente dalle labbra, sul punto dove le nostre labbra giocavano si formò una macchia sulle lenzuola, rimanemmo a lungo con le labbra unite e scariche da ogni energia poi mi avvicinai nuovamente a lei e le accarezzai il viso.

Iniziammo nuovamente con le effusioni, le nostre mani non finivano mai di esplorare, di palpare, quando passavano dall’inguine scivolavano letteralmente per l’abbondanza di umori, mente ci baciavamo iniziammo a masturbarci per conto proprio con una mano mentre con l’altra giocavamo con il corpo dell’amica.
Venimmo nuovamente, i nostri corpi erano intrecciati come serpi, il nostro calore testimoniava i piaceri appena condivisi.
Esauste bevemmo qualcosa di ghiacciato per ricaricarci d’energia poi ci coricammo una vicina all’altra e felicemente abbracciate ci addormentammo.
La notte passò divinamente, lei dormiva e io mi godevo i suo respiro profondo e calmo pensando ai giochi compiuti la sera sul letto, avevo iniziato una donna a questi momenti paradisiaci dove un essere femminile sa donare se stessa per soddisfare un’amica.

Ci svegliammo all’alba consapevoli che ognuna avrebbe ripreso la propria strada, io avrei preso il treno per ritornare a casa e lei sarebbe ritornata alla vita di tutti i giorni, ci guardammo negli occhi ed annuimmo senza parlare, eravamo in sintonia e sapevamo come chiudere in bellezza, sempre nude ricominciammo i giochi della sera prima, li facemmo con frenesia e passione vera, le nostre dita andarono a visitare tutti gli orifizi, posammo le guance sui glutei e sui seni per godere il calore e la morbidezza delle nostre carni, il tutto senza ombra di malizia, al fianco del letto c’era un armadio a specchio, scivolammo ai piedi delle ante e ci sedemmo per terra davanti allo specchio divaricando le nostre gambe, allo specchio guardavamo estasiate i nostri giochi di dita mentre rapidamente gli orgasmi si facevano strada nelle nostre menti.
Proposi ad Antonella di fare qualche foto per immortalare quelle espressioni ma lei non le accettò, un vero peccato perché ne sarebbe valsa la pena… consapevole per esperienza che un giorno le avrebbe rimpiante.
Al momento di dividerci ci salutammo come due vere amiche, i nostri rapporti erano diventati profondi e intimi, quella notte eravamo diventate una cosa sola.

lunedì 6 settembre 2010

Piccole donne


Sorrisi mentre mettevo giù la cornetta, mia figlia Pina sarebbe arrivata domani a pranzo con forse un’altra ragazza che frequentava la sua stessa facoltà a Lucca, purtroppo fra un paio di giorni sarebbero ripartite per tornare al campus, mancavano pochi esami per laurearsi.
Feci come sempre la spesa necessaria per farle trovar pronto qualcosa mettere sotto i denti nei giorni che rimaneva nel suo alloggio, presi qualcosa di più del solito sapendo che la sua compagna di studi Paola sarebbe venuta con lei.

Tornando dal supermercato iniziai a metter nel frigo la così il giorno dopo quando sarebbe venuta per pranzo si sarebbe portata via il cibo per casa, fortunatamente il supermercato in questione faceva orario continuato fino alle 22.00 così me la presi comoda.
Mi resi però conto che difficilmente sarei riuscita a metter tutto in frigo così visto che non davano nulla di particolare in TV decisi di portare tutto direttamente nel suo frigo a pochi isolati da me, rifeci così le buste e misi tutto in macchina ricordandomi anche di prendere le sue chiavi di casa.
Parcheggiai davanti casa sua e portai tutto sul pianerottolo, aprii la porta per portare la roba in cucina, il corridoio era tutto buio ma alcune lame di luce filtravano dalla camera socchiusa di Pina, un po’ seccata posai le buste per terra e mi avvicinai per spegnere la luce che probabilmente era rimasta accesa in tutti questi giorni.
Man mano che avanzavo in corridoio sentivo voci, probabilmente delle televisione, subito immaginai che fosse arrivata prima del previsto ma trovai strano che non mi avesse accennato nulla, sarebbe dovuta arrivare domani in tarda mattinata.

Stavo posando la mano sulla maniglia della porta quando mi resi conto che le voci della TV erano particolari, molto particolari, non erano parole ma gemiti femminili, guardai dallo spiraglio della porta, la TV lcd era in fondo alla camera, ai piedi del letto, anche se il monitor era in diagonale si poteva veder bene la scena in corso, due ragazze si stavano masturbando o per meglio dire stavano facendo l’amore tra loro, il film era in italiano, le giovani attrici erano completamente nude e la bionda stava esplorando la vulva della compagna aprendole le labbra e leccandole il clito.
Ero senza parole, ai piedi del letto erano sparsi l’intimo di due donne, due reggiseni e una perizoma, non riuscivo a guardare chi c’era sul letto ma sentivo la voce di Pina che ansimava e una seconda voce femminile che non lasciava dubbi con le sue parole.
“Cielo Pina leccami… dai!”
“Non voglio farti godere subito Paola, non voglio che finisca tutto in fretta”
“Mmmmmm sì… dai, sei brava”
 E così via.

Il panico in me stava diventando galoppante, volevo allontanarmi quanto prima da quella situazione particolare, il mio buon senso mi ripeteva di girare i tacchi e uscire da quell’alloggio, ma i miei pensieri andavano in contrasto perché le loro voci piano piano mi stavano coinvolgendo, ritornai con la mente indietro nel tempo quando da giovane mi masturbavo anch’io in compagnia di un’amica, ricordavo quei momenti culminanti quando venivo insieme a lei, lo facevo con disinvoltura e mi attizzava saper di essere osservata senza veli, mai e poi mai ero però arrivata al punto di lesbicare con la compagna, mai avevo leccato le labbra dell’amica. Invece Pina sembrava lo facesse senza pensarci e dalle voci che sentivo se la stavano godendo alla grande.

I giochi di luce e ombre continuavano, sentivo il materasso cigolare, sentivo muovere i loro corpi ignudi, la mia mano come per incanto iniziò a giocare sotto la gonna, mi sedetti sui talloni e divaricai le ginocchia per lasciare gioco alle mie dita, scostai gli slip umidi e feci uscire allo scoperto le mie labbra, le dita scivolavano deliziosamente nella figa intrisa di umori e mentre lo facevo guardavo la scena del film porno e ascoltavo in contemporanea i loro gemiti di piacere.
Si mossero nuovamente sul letto, Pina adesso si trovava sul fondo del materasso dandomi di spalle, vedevo solo metà del suo corpo, era a gattoni con le gambe divaricate, il culetto era rosa vellutato, la sua mano compariva in mezzo alle gambe, la mia fantasia mi suggeriva il gioco che probabilmente stava facendo con la lingua a Paola,  vedevo le sue dita entrare con determinazione dentro le labbra contornate di peli corvini per poi uscire nuovamente e infilarsi nell’ano dilatato, lo sciacquettio che produceva mi mandava in estasi, il mio origliare su una figlia che si masturba creava dei sensi di colpa però mi intrigava saper che stava godendo con una compagna.
Intanto le scene del film continuavano a scorrere, le ragazze stavano usando un vibratore di quelli complessi ma che non trovava difficoltà ad alloggiare nelle loro vagine, le loro simulazioni erano qualcosa che si avvicinava alla realtà, erano brave attrici.

Comparve poi Paola dietro Pina,  i suoi seni erano prosperosi, ben rassodati, anche lei a gattoni stava dietro mia figlia, posava le mani sui suoi glutei e li allargava con delicatezza, li contemplava per poi posare la bocca nel solco e leccarle il buchino.
Le osservavo con una punta d’invidia, ricordo di aver baciato il culetto di mia figlia solo quando le cambiavo i pannolini o nei primi anni dell’infanzia quando usciva dalla vasca da bagno e io l’asciugavo, adesso invece mi resi conto che era donna come me, la malizia aveva preso piede nei suoi pensieri e le passioni in lei si manifestavano in maniera accesa.

I movimenti di Pina erano fluidi, muoveva il culetto con grazia facendolo strusciare sul viso dell’amica poi venne, i suoi gesti si fecero violenti e convulsi e l’orgasmo si imbatte in pieno su di lei, finito quel momento crollò letteralmente con la schiena sul materasso e divaricò completamente le gambe piegate davanti a me.
La visone delle sue labbra completamente aperte davanti a me mi mandò in estasi, la sua vulva sembrava ancora palpitare, il clitoride rigonfio era traslucido… guardando quella scena venni anch’io mordendomi le nocche della mano per non urlare. Mi alzai barcollando e ripresi silenziosamente i sacchetti della spesa, mi voltai per l’ultima volta verso la loro porta e sussurrando dissi loro:”Buonanotte bambine”.

A casa mi misi sul letto e pensando a loro mi lasciai nuovamente andare, il dito scorreva lentamente sulla superficie delle mie labbra bagnate, immaginai Pina e Paola ancora sul letto a condividere i loro corpi, a diventare una cosa sola… raggiunsi nuovamente l’ennesimo orgasmo e mi addormentai senza veli sul corpo e con le mani a riposare sull’inguine.
Il campanello di casa suonò verso mezzogiorno, quando aprì la porta Pina mi abbraccio con calore, Paola si presentò sorridente, notai solo in quel momento una discreta differenza di età tra loro.
Dopo i convenevoli Pina allora mi confessò: ”Mamma…. Paola è della mia facoltà ma non è proprio una laureanda come me, Paola è la mia docente di Economia”