lunedì 30 agosto 2010

Come ai vecchi tempi

Ho scritto questo racconto pensando a mia nipote Veronica, della stessa età di quando vissi questo episodio:

Dario è ormai da anni che vive all’estero, laureato in ingegneria è diventato libero professionista e si è stabilito in Germania…
Ricordo ai tempi dell’infanzia quando vivevamo sullo stesso pianerottolo, spesso passavamo pomeriggi o in casa mia o nel suo alloggio, le nostre madri erano amiche, uscivano spesso insieme, organizzavano di tanto in tanto cene dove le nostre famiglie si univano.
Sua madre non mi era simpaticissima perché era spesso oggetto di discussione in quanto annunciava ogni momento a mia madre i buoni esiti a scuola del figlio e lei faceva sempre i confronti con me che non ero una cima a scuola.

Spesso andavamo al mare insieme, madri e figli mentre i padri lavoravano, giravamo in casa in slip senza inibizioni, giocavamo al dottore sul letto al pomeriggio dopo pranzo quando le mamme ritenevano facesse ancora troppo caldo per andare in spiaggia, ricordo quando mi calavo gli slip e lo lasciavo esplorare, a me piaceva che mi toccasse il basso ventre mentre lui preferiva giocare con i miei glutei facendomi sempre mettere a pancia in giù e visitandomi innocentemente con le sue manine, eravamo insomma come due fratelli di sangue.
Passarono gli anni e Dario ed io condividevamo i nostri pensieri, spesso anche il tempo libero, ricordo una giorno quando avevo circa 17 anni e lui 15… era un sabato estivo e le nostri madri annunciarono che sarebbero andate in centro, lui ed io saremmo andati al cinema.
Mamma era uscita ed io mi stavo preparando davanti allo specchio, papà non era in casa, io contemplavo il mio corpo osservando i miei seni, erano piccoli, una seconda scarsa, le areole erano rosa chiaro, i capezzoli introflessi, la mia preoccupazione erano i pelucchi che continuavano costantemente a crescere creando delle piccole corone intorno alle areole, erano soffici e chiari ma li odiavo comunque.

Presi come di consueto il padellino piccolo e ammaccato con dentro la cera verdognola che mia madre usava, lo misi sul fuoco lento per farla sciogliere, poi intinsi il cotton fioc per spalmare la cera calda sui peli, fatto questo i miei capezzoli erano diventati verdi, la cera si solidificò e io mi feci coraggio per strapparla… stavo tentennando per iniziare quando sentì dei passi fuori dal bagno.
“Sono io Dario! Ho preso la chiave dentro il portaombrelli e sono entrato… non aprivi” tenevamo sempre una chiave per le emergenze dentro il portaombrelli sul pianerottolo.
La porta del bagno era aperta e Dario si materializzò davanti a me, lo specchio e il lavandino erano i primi sanitari subito a sinistra dopo la porta, mi vide in quelle condizioni e rimase di stucco e il suo viso si fece di un pallore intenso, io sorrisi a quella situazione e lo fermai mentre stava girando i tacchi per allontanarsi, lo invitai a farmi compagnia dietro lo specchio, i pensieri nella mia mentre non erano del tutto innocenti e mi eccitava sapere di essere osservata senza veli.
“Senti Dario… io non ho il coraggio di strappare la cera… aiutami, fallo tu”
Lui non sapeva come comportarsi, era impacciato così lo tranquillizzai.
“Che problemi ti fai Dario? Non ricordi quando giocavamo al dottore?”
“Erano altri tempi dai… non è la stessa cosa”
“Allora mi vuoi aiutare o no? Altrimenti non usciamo più di questo passo” gli risposi io.
Mi chiese allora, sempre con gli occhi incollati sulle mie tette, come doveva fare, io gli spiegai di prendere un seno in mano e con l’altra staccarlo con decisione, lui esitava a toccarmi i seni allora gli dissi che l’avrei preso io in mano e lui avrebbe fatto il resto, con malizia presi ambedue i seni in mano stringendoli per metterli in evidenza, poi guardai Dario negli occhi incitandolo a proseguire.

Dario provò a prendere con i polpastrelli il lembo della ceretta ma gli riuscì difficile, provò allora a staccarlo con le unghie, io feci crollare le tette e lui per istinto ne prese una in mano per facilitare il lavoro, si rese conto solo in seguito cosa aveva fatto… si trovò con una tetta sul palmo della mano, sempre dietro le mie spalle prese dimestichezza e armeggiò per strappare le ceretta.
Passarono i minuti e io lo osservavo mentre trafficava, in lui non c’era più soggezione, mi eccitava sentire le sue mani sfiorare i miei seni… finito il suo lavoro presi nuovamente i seni in mano e iniziai a muovere i capezzoli per vedere i residui di colla, mi lavai le mammelle e poi rimanemmo uno davanti all’altra guardandoci in silenzio negli occhi.

“Grazie Dario… come ai vecchi tempi vero? Quando mi visitavi” poi presi la sua mano e la posai nuovamente sul seno, lui rimase immobile, io allora la feci strusciare sulle tette morbide e calde, lui le strinse dolcemente, mi avvicinai alla sua bocca e ci baciammo, le nostre lingue si congiunsero, erano baci passionali, caldi, salivosi.
Dario si allontanò dalla mia bocca e posò le sue labbra sui seni, li succhiava con dolcezza e mentre lo faceva io gli accarezzavo i capelli, lo presi per mano ed andammo ad accomodarci sul divano in salotto riprendendo così a baciarmi i seni, io misi la mano sulla sua patta, era duro, pronto per altri giochi, nuovi giochi che al dottore non avevamo ancora sperimentato, io in ginocchio davanti a lui seduto sul divano glielo tirai fuori, la sua asta era sottile e ricurva, la osservai con interessere liberando lentamente il prepuzio, poi cominciai a sbaciucchiarlo sulla punta, era tutto viscido.
Lo presi allora in bocca senza smettere di masturbarlo, lui posò la nuca sullo schienale e si lasciò andare, avevo una voglia matta di toccarmi la figa così feci scivolare i pantaloncini neri di nylon senza levarmi l’uccello di bocca, la figa era pronta a ricevere, le labbra erano decisamente umide e scivolose e la mano sinistra scomparve tra le cosce.

Confesso che era ancora vergine e non volevo perdere la mai virtù in quel momento, lui era al corrente della mia verginità e non forzò minimamente per ottenere un rapporto con me, lo feci invece coricare sul divano e facemmo un 69 con me sopra, al momento lui giocava con le mie labbra senza però baciarle o prenderle in bocca, presi allora l’iniziativa di posare la mia vulva sul suo viso e dopo qualche attimo lui rispose accarezzandomi con la lingua.
Dario venne per primo, eiaculò nella mia bocca mentre le accarezzavo i testicoli, trangugiai il suo sperma caldo e acidulo poi lo feci inginocchiare ai miei piedi mentre stavo seduta sul divano, lui mi tolse completamente i pantaloncini permettendomi così di allargare le cosce, la sua lingua giocò con la mia vagina portandomi al culmine della passione, venni anch’io comprimendogli il viso sulla mia figa, sentivo il suo naso dentro le mie labbra.
Al termine degli orgasmi mi sedetti vicino a lui abbracciandolo con dolcezza, rimanemmo così nel pieno silenzio per alcuni minuti, io continuavo ad accarezzargli il pene afflosciato e lui le mie labbra dilatate, poi ci ricomponemmo togliendo i residui dei nostri giochi.
“È stato molto più bello questo che il dottore” e dettomi questo mi sorrise ed uscimmo per fare quattro passi mano nella mano nel parco… quel giorno non andammo al cinema, nelle nostre teste c’era tutt’altro.

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