lunedì 30 agosto 2010

Come ai vecchi tempi

Ho scritto questo racconto pensando a mia nipote Veronica, della stessa età di quando vissi questo episodio:

Dario è ormai da anni che vive all’estero, laureato in ingegneria è diventato libero professionista e si è stabilito in Germania…
Ricordo ai tempi dell’infanzia quando vivevamo sullo stesso pianerottolo, spesso passavamo pomeriggi o in casa mia o nel suo alloggio, le nostre madri erano amiche, uscivano spesso insieme, organizzavano di tanto in tanto cene dove le nostre famiglie si univano.
Sua madre non mi era simpaticissima perché era spesso oggetto di discussione in quanto annunciava ogni momento a mia madre i buoni esiti a scuola del figlio e lei faceva sempre i confronti con me che non ero una cima a scuola.

Spesso andavamo al mare insieme, madri e figli mentre i padri lavoravano, giravamo in casa in slip senza inibizioni, giocavamo al dottore sul letto al pomeriggio dopo pranzo quando le mamme ritenevano facesse ancora troppo caldo per andare in spiaggia, ricordo quando mi calavo gli slip e lo lasciavo esplorare, a me piaceva che mi toccasse il basso ventre mentre lui preferiva giocare con i miei glutei facendomi sempre mettere a pancia in giù e visitandomi innocentemente con le sue manine, eravamo insomma come due fratelli di sangue.
Passarono gli anni e Dario ed io condividevamo i nostri pensieri, spesso anche il tempo libero, ricordo una giorno quando avevo circa 17 anni e lui 15… era un sabato estivo e le nostri madri annunciarono che sarebbero andate in centro, lui ed io saremmo andati al cinema.
Mamma era uscita ed io mi stavo preparando davanti allo specchio, papà non era in casa, io contemplavo il mio corpo osservando i miei seni, erano piccoli, una seconda scarsa, le areole erano rosa chiaro, i capezzoli introflessi, la mia preoccupazione erano i pelucchi che continuavano costantemente a crescere creando delle piccole corone intorno alle areole, erano soffici e chiari ma li odiavo comunque.

Presi come di consueto il padellino piccolo e ammaccato con dentro la cera verdognola che mia madre usava, lo misi sul fuoco lento per farla sciogliere, poi intinsi il cotton fioc per spalmare la cera calda sui peli, fatto questo i miei capezzoli erano diventati verdi, la cera si solidificò e io mi feci coraggio per strapparla… stavo tentennando per iniziare quando sentì dei passi fuori dal bagno.
“Sono io Dario! Ho preso la chiave dentro il portaombrelli e sono entrato… non aprivi” tenevamo sempre una chiave per le emergenze dentro il portaombrelli sul pianerottolo.
La porta del bagno era aperta e Dario si materializzò davanti a me, lo specchio e il lavandino erano i primi sanitari subito a sinistra dopo la porta, mi vide in quelle condizioni e rimase di stucco e il suo viso si fece di un pallore intenso, io sorrisi a quella situazione e lo fermai mentre stava girando i tacchi per allontanarsi, lo invitai a farmi compagnia dietro lo specchio, i pensieri nella mia mentre non erano del tutto innocenti e mi eccitava sapere di essere osservata senza veli.
“Senti Dario… io non ho il coraggio di strappare la cera… aiutami, fallo tu”
Lui non sapeva come comportarsi, era impacciato così lo tranquillizzai.
“Che problemi ti fai Dario? Non ricordi quando giocavamo al dottore?”
“Erano altri tempi dai… non è la stessa cosa”
“Allora mi vuoi aiutare o no? Altrimenti non usciamo più di questo passo” gli risposi io.
Mi chiese allora, sempre con gli occhi incollati sulle mie tette, come doveva fare, io gli spiegai di prendere un seno in mano e con l’altra staccarlo con decisione, lui esitava a toccarmi i seni allora gli dissi che l’avrei preso io in mano e lui avrebbe fatto il resto, con malizia presi ambedue i seni in mano stringendoli per metterli in evidenza, poi guardai Dario negli occhi incitandolo a proseguire.

Dario provò a prendere con i polpastrelli il lembo della ceretta ma gli riuscì difficile, provò allora a staccarlo con le unghie, io feci crollare le tette e lui per istinto ne prese una in mano per facilitare il lavoro, si rese conto solo in seguito cosa aveva fatto… si trovò con una tetta sul palmo della mano, sempre dietro le mie spalle prese dimestichezza e armeggiò per strappare le ceretta.
Passarono i minuti e io lo osservavo mentre trafficava, in lui non c’era più soggezione, mi eccitava sentire le sue mani sfiorare i miei seni… finito il suo lavoro presi nuovamente i seni in mano e iniziai a muovere i capezzoli per vedere i residui di colla, mi lavai le mammelle e poi rimanemmo uno davanti all’altra guardandoci in silenzio negli occhi.

“Grazie Dario… come ai vecchi tempi vero? Quando mi visitavi” poi presi la sua mano e la posai nuovamente sul seno, lui rimase immobile, io allora la feci strusciare sulle tette morbide e calde, lui le strinse dolcemente, mi avvicinai alla sua bocca e ci baciammo, le nostre lingue si congiunsero, erano baci passionali, caldi, salivosi.
Dario si allontanò dalla mia bocca e posò le sue labbra sui seni, li succhiava con dolcezza e mentre lo faceva io gli accarezzavo i capelli, lo presi per mano ed andammo ad accomodarci sul divano in salotto riprendendo così a baciarmi i seni, io misi la mano sulla sua patta, era duro, pronto per altri giochi, nuovi giochi che al dottore non avevamo ancora sperimentato, io in ginocchio davanti a lui seduto sul divano glielo tirai fuori, la sua asta era sottile e ricurva, la osservai con interessere liberando lentamente il prepuzio, poi cominciai a sbaciucchiarlo sulla punta, era tutto viscido.
Lo presi allora in bocca senza smettere di masturbarlo, lui posò la nuca sullo schienale e si lasciò andare, avevo una voglia matta di toccarmi la figa così feci scivolare i pantaloncini neri di nylon senza levarmi l’uccello di bocca, la figa era pronta a ricevere, le labbra erano decisamente umide e scivolose e la mano sinistra scomparve tra le cosce.

Confesso che era ancora vergine e non volevo perdere la mai virtù in quel momento, lui era al corrente della mia verginità e non forzò minimamente per ottenere un rapporto con me, lo feci invece coricare sul divano e facemmo un 69 con me sopra, al momento lui giocava con le mie labbra senza però baciarle o prenderle in bocca, presi allora l’iniziativa di posare la mia vulva sul suo viso e dopo qualche attimo lui rispose accarezzandomi con la lingua.
Dario venne per primo, eiaculò nella mia bocca mentre le accarezzavo i testicoli, trangugiai il suo sperma caldo e acidulo poi lo feci inginocchiare ai miei piedi mentre stavo seduta sul divano, lui mi tolse completamente i pantaloncini permettendomi così di allargare le cosce, la sua lingua giocò con la mia vagina portandomi al culmine della passione, venni anch’io comprimendogli il viso sulla mia figa, sentivo il suo naso dentro le mie labbra.
Al termine degli orgasmi mi sedetti vicino a lui abbracciandolo con dolcezza, rimanemmo così nel pieno silenzio per alcuni minuti, io continuavo ad accarezzargli il pene afflosciato e lui le mie labbra dilatate, poi ci ricomponemmo togliendo i residui dei nostri giochi.
“È stato molto più bello questo che il dottore” e dettomi questo mi sorrise ed uscimmo per fare quattro passi mano nella mano nel parco… quel giorno non andammo al cinema, nelle nostre teste c’era tutt’altro.

giovedì 19 agosto 2010

Giocando al solletico


Appena finito pranzo i bambini non esitarono a ritornare in spiaggia nonostante il solleone, gli uomini invece ci salutarono per andare a fare una camminata, Manuela ed io invece dopo aver gettato i piatti di plastica nei rifiuti ci stendemmo dentro la tenda per una piccola siesta, il materasso ad acqua da una piazza e mezza che avevo acquistato era davvero comodo, i nostri costumi erano stesi fuori ed io e lei avevamo addosso solamente i prendisole.
Iniziammo a chiacchierare guardando il soffitto della tenda, spesso per istinto quando sono rilassata inizio con le unghie a farmi solletico sulla pelle, lo faccio così involontariamente  che quasi non me ne accorgo, succede anche che mentre lo faccio mi vengono la pelle d’oca e i brividi e allora scatto come una molla.

Dopo qualche scossone Manuela s’accorse del mio gioco, alzò la testa posando il gomito sul materasso e mi chiese se era tutto ok, poi gli occhi le caddero sui miei seni.
“Se continui così bucherai il tessuto” mi disse sorridendo, i miei capezzoli erano completamente turgidi, e così dicendo me li pizzicò delicatamente con il pollice e indice… saltai come una molla per come ero sensibile e mi massaggiai i seni.
Risposi a Manuela che anche i suoi sarebbero diventati così se le avessi fatto lo stesso trattamento e mentre glielo dicevo iniziai per gioco a farlo anche a lei, lei si rilassò posando la testa sul cuscino, io nel frattempo facevo scorrere le mie unghie sulla pancia e poi sulle gambe scoperte, iniziarono i brividi anche a lei e allora mi fermai.
“Mi piace, non ti fermare… dai continua” mi disse lei con gli occhi chiusi.

Le mie dita continuavano a scorrere, il suo respiro si fece più lungo e rumoroso, le sue cosce adesso non erano più vellutate ma tutte ruvide per la pelle d’oca.
La mia mano si alternava dalle cosce alla pancia, poi passava delicatamente sfiorando i suoi seni, anche i suoi capezzoli adesso erano irti, poi scendeva nuovamente scorrendo sul prendisole senza trovare ostacoli perché non c’era nulla sotto quell’indumento.
Manuela allargò le gambe probabilmente per lasciar scorrere la mia mano anche all’interno delle sue cosce e così feci, la sua carne era fresca ma man mano che salivo verso l’inguine diventava sempre più calda.

Io ero in ginocchio seduta sui talloni di fianco a lei, adesso le mie mani erano tutte impegnate su quel gioco che col passar dei minuti si faceva sempre meno innocente, la mano sinistra scorreva sulle gambe, quella destra sulla pancia e sui seni, passavo le mie dita di tanto in tanto anche i suoi capezzoli che puntavano adesso con fermezza sul tessuto, si piegavano come le spighe del grano in una giornata di vento per poi riprendere forma appena liberati dalla pressione delle mie dita.

Manuela sempre con gli occhi chiusi si mordicchiava il labbro inferiore e quando passai nuovamente all’interno delle sulle cosce lei… mise le sue gambe a rana piegando completamente i ginocchi, il suo vestito salì completamente, la sua vulva fece capolino, era ben curata, le sua labbra erano dischiuse, una riga sottile di peli disegnava il suo monte di venere, i segni rossastri lasciati dal sole facevano contrasto con la sua pelle bianco latte, la mia mano a quel punto non osò più avanzare e le mie dita fecero lentamente retromarcia verso il ginocchio, Manuela allora agguantò il mio polso sinistro e trascinò lentamente la mia mano verso l’inguine, le mie dita si fermarono sulla sua figa.

Sempre con il mio polso nella sua mano allora fece piccoli movimenti facendomi strusciare il dorso delle mie dita sulle sue labbra poi mollò la presa portandosi le nocche della sua mano in bocca, capì pienamente cosa frullava nei suoi pensieri e con dolcezza allora iniziai ad accarezzarle la figa, prima solo sfiorando con le unghie le sue labbra fredde in punta, poi massaggiandole con i polpastrelli… il mio medio infine venne accolto nell’umida caverna, sentivo il calore immenso che sprigionava la sua figa, prima il medio poi anche l’indice scomparvero nella sua vulva scivolando come anguille, era decisamente bagnata e ne approfittai per intingere il pollice e farlo ruotare in seguito sul suo clitoride rigonfio, passarono altri minuti e anch’io mi sentivo bagnata, avrei voluto impegnare la mia mano destra per assecondare le mie labbra che reclamavano coccole ma non mi era possibile perché non potevo interrompere quel trattamento sui suoi seni, sapevo che Manuela avrebbe apprezzato se io avessi continuato a tirarle i capezzoli mentre le massaggiavo il ventre dilatato.

Manuela cominciò ad ansimare e a respirare solo con la bocca, i movimenti del suo corpo si fecero più bruschi, in cuor mio sapevo che l’orgasmo era alle porte e allora velocizzai i miei giochi di mano sulla sua figa, Manuela puntò allora i talloni sul materasso arcuando ripetutamente la schiena, i suoi mugolii erano musica per le mie orecchie, la figa era tutta irrorata… stava godendo.

Poi cedette di colpo come se qualcuno le avesse staccato la spina elettrica, era esausta e priva di energie, io tolsi la mia mano dalle sue cosce, i fili che si formavano mentre le mie dita si allontanavano dalle labbra sembravano non volersi mai rompere, aveva goduto decisamente e lo si capiva dall’abbondanza dei suoi umori, guardai le mie dita traslucide mentre lei apriva gli occhi poi le posai sulla sua bocca, Manuela prese la mia mano e succhiò le mie dita come un vitellino in cerca di latte.
Mi sorrise con sincera gratitudine facendomi comprendere cosa significhi essere amiche, veramente amiche, io mi rimisi coricata di fianco a lei e le accarezzai il naso col dito, in quel momento gli schiamazzi dei miei bambini che si stavano avvicinando alla tenda ruppero l’incantesimo.
Ma in fin dei conti Manuela ed io rimanemmo comunque serene, sapevamo che nei giorni successivi i nostri uomini avrebbero organizzato altre escursioni e i miei bambini come sempre avrebbero giocato con l’acqua del mare.

martedì 17 agosto 2010

Sii te stessa

Da giorni Giusy stava pensando che sarebbe arrivato finalmente il momento, aveva passato la settimana al mercato a vendere le sue cornici fotografiche a prezzi economici ma la sua testa era sempre su quella serata che stava nascendo, aveva sentito parlare di quel locale particolare dove tutto era lecito e desiderava passarci la serata, Giusy, 47 anni divorziata, si guardò allo specchio dopo essersi fatta il trucco, “sembri una troia patentata… sii te stessa Giusy” e così pensando si struccò nuovamente per rifarselo in maniera più tenue, era una donna in carne, piacevole, si riguardò i seni che nonostante fossero non del tutto rassodati non portavano tracce di smagliature, aveva speso non poco per il Rilastil che quotidianamente lo applicava sulle mammelle, sui capezzoli, constatò che i soldi li aveva spesi bene, erano seni davvero benfatti. Uscì di casa con lo spolverino, non voleva dare nell’occhio con il suo abbigliamento, camicetta bianco panna di raso attillata, minigonna nera, perizoma La Perla in tulle, autoreggenti a maglie larghe, tacco laminato e niente reggiseno perché voleva dare risalto ai suoi capezzoli.

Entrò nel locale, le luci erano soffuse e un lungo corridoio con applique la portò al piano bar, la sala era composta dal banco centrale illuminato dove servivano i drink ed un infinità di divanetti e poltrone ben distribuiti, la luce era decisamente rossa, passarono alcuni minuti prima che i suoi occhi sia adattassero.
Si sedette al banco per bere qualcosa, solo alcuni divanetti erano occupati da coppie, le donne erano vestite con abiti che non lasciano dubbi, quella sera desideravano mostrare il meglio di loro stesse, il tacco da 12 dominava, gli uomini sembravano tutti manichini con abiti firmati e camicia aperta.
Una voce maschile dietro alle sue spalle disse: “Posso farti compagnia?”
Lei si girò e vide un uomo sulla trentina vestito in maniera formale, portava una polo bianca e pantaloni neri, constatò che era l’unico senza giaccia.
“Dipende” rispose Giusy
“Dipende da cosa?”
“Dipende da quello che vai cercando… io voglio solo godermi la serata”
“Allora siamo in sintonia… ciao, mi chiamo Bruno”
“Giusy… piacere”
Prese da bere anche Bruno riferendo a Giusy che aveva trovato il locale su Internet, che l’avevano attirato i particolari descritti sulle informazioni.
“Però devo dire che non corrispondono affatto, diceva che era un locale con caratteristiche libertine ma non vedo nulla di particolare a parte gli abiti succinti delle donne” disse Bruno
“Anch’io mi aspettavo qualcosa di più originale, mi son quasi pentita di averci messo piede” rispose allora Giusy.

Le isole formate dai divanetti intanto iniziarono a popolarsi, si vedevano donne con maglia a rete senza intimo sotto, coppie che slinguavano sui divani in maniera non del tutto innocente, altre coppie che dialogavano con sigle.
Arrivarono le 24.00 e proprio in quel momento si attenuarono le luci, si abbassarono e cambiarono colore passando dal rosso al violetto, qualcosa scattò perché le coppie si animarono sui divanetti, tutto divenne più passionale.
Una bionda seduta allargò le gambe mettendo così in mostra la sua figa senza slip, era rasata e con i brillantini sulla vulva, l’uomo le palpava i seni dopo averli liberati dalla camicetta, un’altra donna si sedette sui talloni davanti a una coppia e sbottono la patta dell’uomo, dava di spalle a loro ma le sue intenzioni non lasciavano dubbi.
Giusy e Bruno rimasero affascinati nel vedere tutto ciò, nella mente di Giusy le parole erano sempre le stesse “Sii te stessa Giusy, non sei qui per dar spettacolo, non devi dimostrare nulla… sii te stessa”.

Giusy lentamente sbottonò la sua camicetta e i suoi seni prosperosi traboccarono davanti a Bruno, lui rimase abbagliato da quella bellezza naturale, Giusy allora prese le sue mani e le posò sulle tette.
“Palpami Bruno, tirami i capezzoli”
Lui obbedì e cominciò a massaggiarli, erano morbidi e caldi, i capezzoli reagirono e si fecero turgidi, stava succedendo tutto sotto quel cono di luce, erano gli unici seduti agli sgabelli, Giusy si sentiva osservata e questo la eccitava non poco, si sentiva sotto i riflettori. Bruno prese dolcemente in bocca i seni di lei, lo faceva con grazia, era delicato nel muovere la lingua intorno ai capezzoli e questo Giusy l’apprezzò molto.

Sempre seduti sugli sgabelli lei allora mise le mani sulla patta di lui, sentì crescere quella protuberanza tra le mani, erano mesi che non faceva sesso e la sua astinenza era diventata intollerabile, scese dallo sgabello e liberò la verga di Bruno facendola strusciare sulle sue guance, la sentiva pulsare e farsi sempre più dura, poi con destrezza iniziò un pompino, lo fece lentamente perché voleva godersi quel momento, lui le palpava continuamente i seni facendo vibrare i capezzoli, le coppie sui divanetti li osservavano compiaciuti senza però distrarsi nei loro rapporti, un uomo venne e la donna dopo averlo masturbato si alzò dal divano e si avvicinò a Giusy e Bruno, era la bionda con i brillantini sulla figa, si mise dietro a Giusy che stava praticando sesso orale e cominciò ad accarezzarle i capelli, le tolse completamente la camicetta e accarezzò la schiena di Giusy, poi le mani della bionda finirono sotto la gonna, sull’inguine di Giusy ancora seduta sui talloni, subito Giusy s’irrigidì sentendo la mano di lei sulla figa ma poi le parole che l’avevano accompagnata per tutta la serata la convinsero a rilassarsi “Sii te stessa Giusy”.

La bionda, sempre con le dita sulle labbra di Giusy, le avvicinò il suo viso mentre stava succhiando, vedendola affianco capì le sue intenzioni e le permise di prenderlo in bocca, Giusy continuava a stantuffarlo e lei ad avvolgerlo con la sua bocca, Bruno eiaculò senza ritegno tenendo tra le mani la testa della bionda, lo sperma venne raccolto nella bocca della sconosciuta che senza preavviso congiunse le sue labbra a quelle di Giusy per condividere la panna di Bruno, lo spema tracimava dalle loro bocche colando infine sui seni, le donne slinguarono fino al consumo completo; sempre in silenzio la bionda prese per mano Giusy e l’accompagnò sul divanetto, Giusy si sedette e posando la schiena chiuse gli occhi, la bionda allora sfilò il perizoma a Giusy e con dolcezza le allargò le gambe, la sua figa non aveva bisogno di brillantini per luccicare, era completamente bagnata.
Giusy era in estasi, la bionda stava giocando con le sue labbra, l’uomo sul divano che prima aveva eiaculato posò l’uccello sulla bocca di Giusy, lei sempre con gli occhi chiusi lo percepì e lo accolse, Bruno intanto si era ripreso e si avvicinò alla bionda che in ginocchio stava trafficando sulla vulva di Giusy, con uno sguardo d’intesa la fece alzare e cominciò a scoparle il lato B tenendole in aria le gambe, la bionda sostenne Bruno e si mise alle spalle del divano tirando le gambe di Giusy sotto le ginocchia, il culo di Giusy era completamente in evidenza, i tessuti si erano dilatati e la cappella di Bruno era scomparsa dentro, i due uomini come se avessero sincronizzato i giochi vennero insieme, uno in bocca a Giusy e Bruno dietro.

Alla fine del gioco Giusy provò ad alzarsi ma appena in piedi iniziò a barcollare, si sentiva completamente devastata, tutto le duoleva ma mai come in quel momento si sentiva se stessa.

martedì 10 agosto 2010

Enzo


Spolverando le pagine del mio diario... ero alle superiori

Enzo da tempo era diventato lo zimbello della scuola, è timidissimo, quando si agita balbetta, non ci sa fare con le ragazze e loro fanno le stronzette continuando a illuderlo, l'8 marzo quando ero andata a casa sua per ritirare un libro in prestito mi aveva regalato con gran sorpresa un mazzo di mimose, era stato l'unico della classe a fare questo gesto e io l'ho apprezzato molto, in quel momento mi ha fatto davvero tenerezza e gli ho voluto regalare un segone coi fiocchi, sono passati i giorni e lui adesso non smette di ringraziarmi per quel gioco, venerdì sono ritornata a casa sua, eravamo soli...
Abbiamo attaccato bottone spettegolando un po su tutti arrivando a chiedergli se aveva avuto già ragazze.
- no Chiara, cioè sì, una è stata con me per una settimana...
- ok ma ... te l'ha data?
- naaaa figurati
- allora non hai mai visto una figa, non sai com'è fatta?
-si beh nei video, nelle foto
- vatti a lavare le mani col sapone e porta un rotolo di carta igienica
- perchè?
- fallo e basta ok?
quando ritornò in camera alzai lentamente la gonna, gli presi la mano e la feci infilare nei collant, lui rimase quasi ipnotizzato
- dai Enzo toccami, struscia con la mano
passavano i secondi e lui non parlava, si sentiva solo la sua mano accarezzarmi le labbra sul perizoma rosso e quasi trasparente che mi avevano regalato a capodanno
- ma ce l'hai liscia! come quelle delle pornostar!
- ti piace?
e intanto allargavo un pochino le cosce
- è bellissima, è morbida
- la vuoi vedere?
lui annuì senza parlare
- Dai... calami i collant e il perizoma
- davvero me lo lasci fare? Perchè Chiara?
- perchè mi va ok?
mi tolsi le scarpe e la gonna di maglina, lui mi tirò giù prima i collant, rimase qualche secondo a guardarmi la fighetta velata poi mi tolse anche il perizoma.
- cazzo che bella! è... è grossa!
- carina vero?
e mentre gli rispondevo mi sedetti sul letto piegai le ginocchia e misi le gambe a mezzaria, la mia mano prese a muoversi facendo scorrere il dito sullo spacco, lui continuava a fissarmi alternandosi dalla figa ai miei occhi.
- dai cosa aspetti? toccala
- davvero posso? lui fece il mio stesso gesto di prima col dito, io allargai le labbra con le dita, dentro era traslucida, ero bagnata.
-Enzo... l'altra volta ti ho fatto venire io, fammi venire tu adesso
lui mi guardò con uno sguardo triste e angosciato
- non sono capace Chiara, non so come si fa
- allora... questo è il clitoride, devi titillarmi qui senza forzare troppo, fallo ruotando il pollice sopra e con due dita dentro, fai come faccio io, e così misi due dita dentro per dargli l'esempio, poi le tolsi e lui mi imitò.
- sei fradicia Chiara, fradicia e calda
- dai continua Enzo... e così mi rilassai sul letto. Lui continuava a toccarmi, poi toglieva le dita e le rimetteva.
- leccale se vuoi, vedrai che è buono... lo fece
- mmm dolce!
- vero? dai continua
- la lezione continuava e lui adesso con l'altra mano mi accarezzava le cosce e il culetto stringendomi i glutei ogni tanto
- anche il culetto è bellissimo sai? davvero Chiara, sei bellissima, mi piaci.
lui era in ginocchio davanti a me e trafficava con le mani, notai che ogni tanto si passava anche la mano sulla patta
- levati i pantaloni dai ... almeno puoi toccarti meglio
nel mentre che si toglieva i pantaloni io mi sfilai il maglioncino e tirai su il reggiseno fecendo uscire le tette da sotto, i capezzoli erano irti, sveglissimi... iniziai a tirarmeli.
lui oramai si era liberato l'uccello, era completamente drizzato con la cappella che faceva capolino.
- posso toccarti i seni?
- si Enzo, toccameli e segati
lui obbedì... si mise in ginocchio sul letto, mi palpava i seni e smanettava il cazzo, io mi strimpellavo il clito con una mano e con l'altra gli accarezzavo le palle sfiorandole.
- posso leccarti Chiara?
- non mi va Enzo, voglio solo masturbarmi con te a basta
- nemmeno le tette?
- vabbè quelle sì
si mise a stringermi i seni con tutte due le mani e a succhiarmi i capezzoli, la mia mano prese il posto della sua sull'uccello
- fa piano Enzo! mi fai male così, me li stai staccando! devi essere più delicato con le tette
- scusami Chiara, scusami... così vado bene? ti piace?
- mmmm sì
oramai si era rotto definitivamente il ghiaccio tra noi, man mano che passavano i minuti ci lasciavamo andare sempre di più senza esitazione, senza vergognarci di emettere i gemiti di quando ci si sente al 7° cielo
- voglio imparare tutto da te, mi insegnerai tutto vero Chiara?
- non pensare di scopare con me oggi ok?
-no no, faccio solo quello che vuoi tu... non arrabbiarti però. Sto per venire sai?
- anchi'io Enzo, cerchiamo di venire insieme.
- non voglio venire qui Chiara, altrimenti faccio i disastri
- useremo la carta igienica Enzo, staccane un pezzo lungo e mettitelo intorno la cappella
-fammelo tu Chiara, mi piace di più
- no Enzo, voglio guardarti mentre lo fai, voglio guardarti mentre vieni
non passò molto tempo, forse furono le mie parole a eccitarlo ma mentre ci masturbavamo lui si irrigiì spalancando gli occhi e la carta igienica intorno l'uccello si macchiò, io sentì subito le scosse attraversarmi la schiena e venni con le dita ancora nella figa.
Tutto finì, eravamo col fiatone, ci guardammo negli occhi e ci mettemmo a sorridere sottisfatti.
gli misi sotto il naso le mie dita intrise di umori, lui le annusò e io gliele spinsi in bocca per lasciargli assaporare il mio miele.
Enzo mi chiese di regalargli il perizoma ma gli risposi di no, era un regalo ma gli promisi di procurargliene un'altro "usato"
Prima di vestirmi gli diedi qualche dritta sulle fighe, gli mostrai le piccole labbra, quelle grandi e tutte le altri parti, lui rimase affascinato da questa lezione particolare, io in cuor mio mi sentivo contentissima di averlo aiutato perchè aveva un gran bisogno di queste sensazioni e io di sentirmi desiderata.