lunedì 14 giugno 2010

Un tocco da maestro


Il caldo torrido dell’estate non dava tregua sul pullman di linea che nonostante fosse munito di aria condizionata non riusciva a soddisfare le esigenze delle persone pigiate come sardine, lei… una ragazza di quelle normali, non decisamente in carne ma nemmeno snella, viaggiava in piedi rimanendo attaccata ai sostegni, la pertica fissata di fianco ad ogni sedile vicino ai finestrino, si teneva con la mano sinistra mentre con la destra teneva sul braccio lo spolverino, addosso aveva la classica gonna di maglina che a ogni movimento avanzava di qualche millimetro, la coscia era praticamente incollata al sostegno, seduto sul sedile sotto di lei c’era un ragazzo sui 25 anni, quel tipo di profilo che non dice nulla, che non crea emozioni, anche lui si teneva impugnando il sostegno con la mano destra, per forza di cose mano e coscia si incontravano continuamente, ambedue tiepide e morbide, la coscia strusciava sul dorso della mano, lei subito non ci fece caso ma poi percepì dei piccoli movimenti sulla sua pelle… il pollice di lui si era divaricato e le accarezzava la gamba in ogni occasione.

Lei quasi scocciata per le occasioni che non mancavano mai a questi individui di fare la classica mano morta stava per reagire ma poi constatò che lui lo faceva in maniera particolare, era delicato in quel gioco, i suoi polpastrelli non erano callosi ma ben curati, lo faceva con stile… in fin dei conti non le dispiaceva.
I semafori rossi, gli incroci e il traffico non finivano mai, la mano intanto aveva conquistato territorio e non si limitava più a farlo su quei pochi centimetri di carne, lei adorava quel solletico che creava e che faceva rilassare i muscoli.
Chiuse gli occhi e spostò lo spolverino sull’altro braccio coprendo così la mano dello sconosciuto… voleva vedere fin dove volesse arrivare. Viaggiava con gli occhi socchiusi tenendo acceso il cellulare per godersi la musica con l’auricolare.

La mano… accortasi si avere campo libero iniziò a fare dei veri e propri massaggi sulla coscia, s’infilava con destrezza sotto la gonna accarezzando tutta la zona, lei si stava davvero eccitando, non aveva mai vissuto quelle sensazioni… allargò quel tantino le gambe per facilitare il lavoro alla mano sconosciuta.
Le dita di lui avevano raggiunto l’inguine caldo e morbido, i suoi polpastrelli disegnavano linee lungo tutto il bordo dei perizoma, accarezzando anche i peli che facevano capolino sotto l’elastico.

Lei era consapevole di aver perso il controllo ma era eccitatissima perché stava succedendo sotto gli occhi di tutti, qualcuno stava accarezzando il tessuto sottile che copriva la vagina, sapeva di essere bagnata e quello la attizzava ancora di più.

Ad un certo punto, avendo gli auricolari lei simulò una risposta al cellulare rispondendo a voce alta:” grazie ancora.. è tutto ok, il tuo lavoro sta andando benissimo però non lasciarlo a metà, vorrei che tu lo finissi…. Come? Certo che vorrei venire adesso, mi piacerebbe davvero”
Tutti sentirono queste parole ma solo il padrone della mano registrò il messaggio, esitò un instante ma poi si fece strada scostando abilmente il perizoma e lasciando le sue labbra al vento, sempre con delicatezza accarezzo il monte di venere facendo anche scorrere le dita tra le labbra oramai dilatate, la figa era decisamente pronta a ricevere queste visite particolari, le dita scivolavano grazie agli umori gentilmente donati che fuoriuscivano, lui cominciò a scoparla con le dita, prima una poi due, sempre con la stessa delicatezza… era davvero bravo.

Lei era in estasi per il godimento che stava ricevendo, si sentiva sporca, sgualdrina e questo la eccitava ancora di più, per andare incontro alla mano faceva movimenti col bacino, piccoli sottili movimenti che nessuno avrebbe notato a causa dei continui strattoni. Ad un certo punto le dita si divaricarono e probabilmente l’indice, dico probabilmente perché non ne era certa si fece strada allargando l’orifizio del secondo canale, il pullman fece un’impennata e con l’occasione il dito la penetrò del tutto.
Lei perse completamente i comandi sentendosi le dita contemporaneamente nella figa e nel culo , l’orgasmo la raggiunse come per incanto e lei dovette soffrire per soffocare le grida di piacere, la figa colava il suo brodino sulla mano che oramai aveva ritirato le sue dita e che si limitava a massaggiarle le labbra completamente flosce.
Lei simulò col fiatone una seconda risposta al cellulare:” ciao.. stamattina sono venuta e sono davvero soddisfatta per il tuo lavoro… è stato un tocco da maestro, spero di rivederti a tempi brevi… grazie ancora”.

Il pullman si fermò, le porte dell’uscita si spalancarono e lei uscì barcollando vivendo ancora i postumi di quell’orgasmo originale, lui non battè ciglio ma quando il bus ripartì aveva stampato un sorriso sulla sua bocca.

5 commenti:

  1. e' una fantasia che è quasi una leggenda metropolitana..........l'hai riveduta e ampliata in modo originale ..bravissima
    salutoni luth

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  2. meraviglioso
    xamasi1@gmail.com

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  3. adoro viaggiare in qualche bus afffollato ... issfa@tiscali.it

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  4. spesso, tempo fa da pendolare, mi capitavo di vedere dei sconosciuti (o almeno lo sembravano) che, approfittando della calca della gente, si toccavano. Chi con discrezione e chi senza pudore. Sicuramente davano molto piacere a loro come a me che li stavo a guardare...
    Kiss
    D.

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  5. Letto questo racconto, in altro blog ( Gli orgasmi della terra ) e mi sembrava giusto passar direttamente alla fonte per far i compleminti a chi lo aveva scritto :)
    Bello e perchè no plausibile o meglio scritto così linearmente da sembrar di vedere la scena.

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