martedì 29 giugno 2010

We were soldiers



Estate 2002

I biglietti non erano numerati e noi eravamo liberi di scegliere le poltrone dove sedersi, lui in casual e io con gonna a balze e sandali ci accomodammo sull’ultima fila delle poltrone, era lo spettacolo delle 22.30 e il cinema era quasi deserto, si spensero le luci e iniziò prima la pubblicità dei film in uscita poi cominciò We were soldiers, andammo a vederlo più per lui che per me, non sono mai andata pazza per i film di guerra.

Come immaginavo il film non mi coinvolse più di tanto, lo guardavo ma senza entusiasmo, mi misi comoda togliendo i sandali e puntando i piedi sullo schienale davanti dal momento che la fila era vuota, la gonna scivolò sopra le ginocchia lasciandomi gustare il fresco sulle gambe, ricordo che con le unghie mi facevo solletico sulle cosce, le dita scorrevano sulle gambe creando la pelle d’oca e i brividi di tanto i tanto.

Le unghie però non vollero fermarsi alle cosce e coi minuti che passarono andarono a solleticare anche sopra gli slip, immancabilmente i polpastrelli esplorarono anche sotto gli orli dell’intimo permettendo così alle labbra di fare capolino.

Mentre mi massaggiavo spensieratamente la figa anche la sua mano si fece avanti accarezzandomi le cosce interne… era piacevole sentirla sulla pelle, sentire le sue ditta sull’inguine, anche l’altra mia mano allora iniziò a farsi strada andando a tastare il suo basso ventre, era sveglio e scalpitava per uscire, tirai giù lo zip ed ecco anche la sua verga fuori, calda che pulsava, lentamente lo masturbai, le nostre braccia adesso si incrociavano facendo ognuna il suo lavoro, intanto la battaglia in Vietnam era già iniziata, esplosioni e grida assordanti erano costanti sul film, tolsi la mia mano dalla figa e lascia spazio alla sua che mentre toreava il pollice sul clito rigonfio mi permetteva di succhiarmi i polpastrelli intrisi di umori, la mia nuca era posata completamente sullo schienale, i miei occhi chiusi, le mie labbra, tutte le mie labbra aperte, con le sue dita che stantuffavano nella vulva raggiunsi un orgasmo intenso sprigionando un urlo di piacere accompagnato alle grida dei soldati, il mio corpo era tutto convulso, sembrava che l’orgasmo non avesse mai fine, mi accorsi che le sue dita si stavano allontanando e per istinto le bloccai con la mano libera, le desideravo ancora dentro di me mentre ero ai postumi, mentre lui mi passava il dorso della mano tra le labbra dilatate per raccogliere i miei umori generosi diedi gli ultimi colpi di mano al suo uccello ed anche lui venne creando una parabola di sperma, il suo arcobaleno bianco e caldo andò ad infrangersi sulla poltrona davanti scavalcando lo schienale tanto i suoi getti erano potenti.

E mentre i nostri sessi respiravano ancora quell’atmosfera particolare che si era creata le nostre bocche si cercarono, le nostre lingue si congiunsero per strofinarsi e diventare una cosa sola, ci baciammo con passione mentre le nostre mani accarezzavano con grazia i sessi assopiti e inermi che avevano appena combattuto e vinto con onore la battaglia.

mercoledì 16 giugno 2010

La danza della pioggia


Finalmente dopo tanto tempo si era ripresentata l’occasione di una serata senza bambini, sarebbero andati a cena fuori in un ristorante sardo.. specialità pesce.
Lei era davanti allo specchio a fare la narcisista, la casacca bianca abbinata alle calze a rete e scarpe chiuse ci azzeccava, casacca decisamente sopra le ginocchia, aprì il cassettone per scegliere il reggiseno ma poi ci ripensò… perché metterlo?
Lui la sollecitò a finirsi di vestire e lei rispose che non intendeva aggiungere altro, gli occhi di lui la squadrarono da testa a piedi, pensando forse che avrebbe messo qualcosa sotto… lei voleva rimanere così e lui sorrise.

Non smetteva di piovere, parcheggiare la macchina è stato un delirio ma infine riuscirono a raggiungere il locale, erano le 20.00 passate, il locale era quasi sguarnito e tra i tavoli apparecchiati ce n’era uno con la candela accesa, lei scoprì che era il loro… Andreas aveva pensato davvero a tutto pensò soddisfatta.
Le tovaglie pendevano lunghe ai lati coprendo le gambe del tavolo, lei ogni tanto durante le portate sfilava il piede dalla scarpa e andava ad esplorare tre le gambe di lui, all’inizio solo sfiorandolo ma poi dopo alcuni bicchieri di Fermentino di Gallura il gioco diventò più serio, lei amava risvegliarlo, sentire le sue reazioni, accarezzarlo facendo piedino, lui stette al gioco e con disinvoltura aprì la patta facendogli fare capolino sotto il tavolo, le calze a rete di lei probabilmente sfrigolavano sulla cappella dando piacere al suo membro.

Non esagerarono volutamente con le portate mangiando solamente antipasti sardi e in seguito crostacei, gamberoni, seppie alla griglia e granchi freschi, meringata col cioccolato caldo accompagnata dal limoncello e mirto… nessuno dei due voleva appesantirsi perché volevano godersi la serata speciale tanto attesa.
Uscirono dal locale, lei era brilla, la pioggia non aveva ancora dato tregua, i goccioloni cadevano incessantemente sul suo corpo difeso solo dalla casacca, i seni godevano ad ogni impatto con l’acqua che dopo pochi passi il tessuto bagnato lasciava trasparire i suoi capezzoli ben pronunciati.

Raggiunta la macchina si infilarono dentro e cominciarono a slinguare, lui accese il motore, lei l’aveva già tirato fuori iniziando a masturbarlo delicatamente, arrivati la parco di Miramare accostarono, lei fece uscire i seni dalla casacca e si dedicò a lui per un pompino, continuava a stantuffarlo leccando la corona del prepuzio, poi scendeva con la lingua arrivando a prendere i testicoli in bocca, poi ripercorreva la stessa strada per agguantare la cappella con le labbra, le mani di lui erano sotto i suoi seni, i polpastrelli solleticavano i capezzoli turgidi, lei chinata continuava il gioco… “sei deliziosa quando succhi” a quelle parole lei sincronizzò i movimenti delle mani e della sua lingua fino a ricevere i fiotti caldi direttamente sul palato. Lei non era mai andata pazza a trangugiare il suo seme ma sapeva in quel momento che lui desiderava che ingoiasse, lo fece raccogliendolo tutto e ripulendo l’uccello, lui allora la tirò verso di sé e ricominciarono a slinguare, lei amava farlo con la bocca ancora intrisa, amava condividerlo con lui, amava soprattutto lui che ha sempre accettato questo rituale finale.

Rimessisi a posto raggiunsero casa e appena entrati si spogliarono con frenesia seminando sotto il letto gli abiti, accesero la luce fioca delle applique e lei gli offrì le sue labbra bagnate e dilatate divaricando completamente le cosce, lui davanti a lei sul letto spingeva le ginocchia fino a toccare il materasso, quella posizione l’ha sempre messa in eccitazione, avere la figa completamente esposta la mandava in fibrillazione, il suo inguine colava i suoi umori mescolati alla saliva di lui, la sua lingua accarezzava senza tregua la vulva palpitante, le gambe di Chiara abbracciarono la sua testa piegando le ginocchia e spingendo il suo viso tra le cosce morbide e calde.

L’olio di mandorle era già sul comodino, Andreas lo versò sulle sue dita e cominciò a massaggiarle il solco del culetto, prima in superficie poi facendo pressione la penetrò con un dito, i tessuti stavano cedendo, il 2° canale si stava dilatando, lui continuava ad ungere l’orifizio, quando il secondo dito fece il suo ingresso lei iniziò a gemere, posò le gambe sulle spalle di lui in ginocchio e a quel puntò lui la invase con un colpo di reni, lei lo sentiva avanzare e poi retrocedere poi avanzare nuovamente, desiderava come non mai essere scopata nel culo, desiderava essere la sua concubina. Il ticchettio della pioggia accompagnava le loro danze, la verga di lui alloggiava completamente nel culetto di Chiara, la scopò ad intervalli mentre lei roteava il pollice sul suo clitoride.

Vennero come due animali in calore, lei mordendo le lenzuola e lui dandole i colpi finali per annaffiare le pareti del culetto devastato. Finito l’orgasmo si misero coricati ansimando e guardando il soffitto, lei poi si girò verso di lui e mettendosi a cavalcioni sulla sua pancia gli disse: “stanotte sei mio”.
Le danze ricominciarono, gli orgasmi non vennero mai meno, la loro passione continuò fino all’avvicinarsi dell’alba, alba di una giornata piovosa ma con il sole nei loro pensieri.

martedì 15 giugno 2010

Notte in ospedale


L’operazione andò bene e vidi Antonella uscire dalla sala operatoria, negli ultimi tempi la cisti si era sviluppata troppo alla vescica e i dolori erano costanti.
Mi offro di passare la notte con lei anche se il medico ha detto che non è necessario, lo faccio volentieri, passano le ore e lei è sempre con la flebo, parliamo, lei è lucida ma con una sorta di magone, la tranquillizzo e le dico di stare allegra che tutto è finito, l’aiuto a cenare e passano le infermiere per cambiare l’ultima flebo; si fa sera e poi notte, le luci sono soffuse in camera, la vedo riposare e allora leggo.

Qualcosa mi distrae dalla lettura, la sento singhiozzare, alzo la testa dal libro e vedo i suoi occhi lucidi, le sorriso accarezzandole il viso, mi siedo sul letto vicino a lei per asciugarle le guance, le mi prende la mano e me la stringe, parliamo sussurrando ma lei non smette di magonare.
Continuo ad accarezzarla sul viso, sulle spalle, le liscio la camicia da notte con le mani, le lenzuola sono all’altezza dell’ombellico, con la mano ferma la mia mentre le metto a posto il colletto, la guida sui suoi seni e la stringe.

Li sento, sono morbidi, ha solo la camicia, lei continua a guidarmi la mano e con l’altra si slaccia nuovamente il fiocco, la guardo negli occhi, il suo sguardo muto e implorante mi fa capire cosa desidera, la mia mano allora s’infila sotto la camicia, i seni sono turgidi, li palpo, sento il loro calore.lei mi prende la mano libera e la me la bacia, mi morde le nocche, i suoi occhi sono chiusi.

“Non ti fermare ti prego”… le sue parole sono dolci, sincere, io continuo sui suoi seni fecendo scendere la camicia sotto le spalle, le tte sono scoperte, i capezzoli risaltano, sono davvero belli, mi libero anche l’altra mano e contemporaneamente prendo tra i polpastrelli i suoi capezzoli, li sfregolo, li tiro, li pizzico con dolcezza, li faccio vibrare sfiorandoli velocemente con le dita, vorrei scendere con la mano ma non posso, quella zona è inagibile a causa dell’operazione, allora mi rassegno e mi dedico alle sue protuberanze avvicinandomi con la bocca, li lecco con la punta della lingua per poi prenderli in bocca alternandomi, Antonella mi accarezza i capelli spingendo la mia bocca sui suoi seni, la mia lingua gioca sui suoi capezzoli flessibili, mi sento bagnata perché questo gioco innocente ha coinvolto i miei pensieri, vorrei toccarmi le labbra, vorrei che lo facesse lei ma ciò non avviene.

Passano ancora i minuti e il suo ansimare s’intensifica, i suoi gemiti mi avvisano che l’orgasmo si sta avvicinando, adesso anche lei gioca con i suoi seni, li stringe, li distorge, li modella.
Poi eccola dimenare fortemente la testa sul cuscino, la guardo e rimango appagata per il godimento inteso che sta vivendo, per il suo orgasmo mammellare che non sempre riesco a realizzare sulle mie tette.

L’urlo soffocato mi dice che è venuta, il suo respiro è affannoso, i suoi seni si gonfiano ancora ma tutto si sta placando, dalla sua bocca socchiusa scende un rivolo di saliva, lei apre gli occhi e mi sorride dicendomi “sei davvero un’amica Chia”.
La bacio sulla fronte, le rimetto a posto i seni e la camicia, le dico qualcosa di dolce ma lei non mi ascolta più perché è già entrata nel mondo dei sogni serenamente.
Mi alzo dal letto e mi rimetto sulla mia poltroncina, poso i piedi scalzi sul suo materasso e lascio divaricare le mie gambe per dedicarmi alle mie labbra ingelosite, ingelosite per non averle assecondate quando chiamavano.

lunedì 14 giugno 2010

Qualcosa di speciale




“Sarà qualcosa di davvero speciale” mi aveva annunciato, ieri è stato il nostro anniversario di matrimonio, non ha voluto sbottonarsi in questi giorni e sembrava goderci a lasciarmi sulle spine, siamo andati a mangiare al ristorante greco con tanto di candela, mi aspettavo qualcosa lì, forse un paio di pendenti e invece nulla, a tarda sera siamo tornati a casa, stavo per cambiarmi con gli abiti di casa ma lui mi disse di rimanere così.

Passano il minuto ed ecco che suona il campanello e lui mi dice di andare alla porta, è mezzanotte, mi chiedo chi possa essere a quest’ora, apro e una coppia di donne mi sorride, sono eleganti, calze a rete una e calze velatissime l’altra, abiti succinti, mi porgono una confezione regali e mi fanno gli auguri, io spiazzata guardo lui che mi sorride, “falle entrare dai” mi dice, si presentano: Anna over 40 e Lucia 20-22 anni.

“Ti avevo detto che sarebbe stato qualcosa di speciale” mi dice lui sorridendo, Anna apre la sua borsetta e tira fuori un foulard di seta nero, mi benda, una mano femminile prende la mia e mi conduce da qualche parte, io sto al gioco, conosco quel percorso anche a occhi bendati, siamo nella nostra camera da letto, sento rumori che conosco, qualcuno si messo sul letto, fanno sedere anche me sul letto facendomi appoggiare la schiena sul petto di una donna, sento i suoi seni prosperosi e la riconosco… è Anna, si accende la musica, è un notturno di Chopin, da sopra le mie spalle passano le braccia di Anna, le sue mani con delicatezza mi accarezzano i seni, li palpano, i miei capezzoli rispondono e io mi agito, Anna mi fa appoggiare la testa sulla sua scapola, sento il suo profumo, nel frattempo le sue mani si infilano sotto la camicetta di raso, sono dentro il reggiseno a titillarmi, è tutto molto piacevole, non vedo nulla ma percepisco ogni movimento, ecco le mani di Lucia che avanzano sulle mie gambe, sono mani affusolate, delicate, unghie probabilmente finte, spingono la gonna continuando a massaggiarmi le cosce, le sue unghie mi fanno quel solletico che ti aiuta a rilassarti, non ho calze e il contatto con le sue mani morbide e calde mi eccita, ecco l’unghia di Lucia che passa ripetutamente sul perizoma andando a stimolare la mia figa, sento i suoi pollici sotto l’elastico del pube, adesso sono a contatto con le mie labbra, io ansimo, mia agito ma lei non sembra mollare, poi scivolano verso l’alto per prendere l’elastico alla mia vita e tirarli giù, io non faccio resistenza, mi piace, voglio che lo faccia, il perizoma scivola silenzioso arrivandomi ai piedi, ho ancora i sandali a tacco alto.

Lucia mi divarica le gambe piegate, mi sento vulnerabile con le figa scoperta, lei mi soffia sulle labbra allargandole con le dita, sento il suo alito caldo sul clitoride e poi… la sua lingua, mi sta leccando accarezzandomi le labbra con la punta della lingua, mi sento bagnata, so di esserlo, Lucia prende in bocca le mie labbra, succhiandole, mi massaggia il pube mentre Anna mi tira i capezzoli con la camicetta oramai completamente aperta, sento alcuni click con dei bagliori di luce, è lui con la macchina fotografica in mano che sta immortalando questi momenti, momenti che abbiamo sempre discusso per gioco ma mai realizzati, mai una donna ha giocato con la mia figa... fino a questo momento, di colpo tutto si ferma, Anna e Lucia scompaiono, non le sento più, solo movimenti sul letto, poi capisco che stanno cambiano posizione, Lucia mi fa posare la testa sul materasso e inizia a succhiarmi i seni, Anna invece lecca con ingordigia il mio inguine.
Mi sento troia ed è bellissimo, è bello sentire lingue femminili che apprezzano il mio corpo, non resisto più e mi tolgo il foulard, rimango estasiata a veder lavorare le mie nuove amiche di letto, Lucia mi sorride accarezzandomi i capelli, si avvicina e mi mette la lingua in bocca, io la lascio fare, slinguiamo per alcuni minuti che sembrano un’eternità mentre lui continua ad abbagliarmi con i flash.

Sento il bisogno di fare anch’io qualcosa, di avere qualcosa tra le mani, vorrei che si avvicinasse lui per succhiarlo, Lucia sembra percepire i miei pensieri e fa scivolare la sua gonna, è senza nulla sotto, le sue labbra lucide risplendono, si mette a cavalcioni sul mio viso e fa ondeggiare il suo bacino sopra di me, le sue labbra sfiorano il mio naso, sento l’odor di figa suo, simile al mio ma diverso, prendo il suo bacino vellutato e con le mani lo tiro sul mio viso, la sua figa è adesso su di me, il mio naso praticamente dentro le sue labbra, non respiro più, lei si struscia su di me ungendomi le guance e io per istinto lecco la sia vagina, dio se mi piace.
Ho l’orgasmo alle porte, Anna ne è consapevole e intensifica con la sua lingua sulla mia figa, vengo spingendo il suo viso sulle mie labbra, sento di perdere qualche piccolo schizzetto di pipì ma non mi vergogno, durante l’amore tutto è permesso.

Mi sento esausta e tremante, non riesco a tenere le gambe ferme che continuano a fare scatti arcuando la schiena, a questo punto Anna e Lucia si uniscono iniziando a slinguare con passione e finendo con un 69 sul mio letto, io le guardo mentre fanno l’amore, sono dolcissime, la loro femminilità sprizza da ogni poro, si avvicina anche lui posando la macchina sul comodino, il suo uccello è fuori e pronto a ricevere, lo prendo in bocca per completare l’opera, per fare qualcosa di davvero speciale come aveva annunciato lui.

Colta impreparata


diario … Giugno 1990

Erano le 2.00 passate della notte ma sentivo la necessità di un cucchiaio di Mallox per l’acidità di stomaco che dominava in me a causa delle pizze che mamma aveva sfornato, pizze con cipolle e formaggi.

Mi avviai verso la cucina per raggiungere il frigo e vidi la luce fioca in camera dei miei, probabilmente mamma che divorava ancora il libro di Hesse che leggeva senza tregua, mi avvicinai alla porta per salutarla, porta con il vetro smerigliato appena socchiusa, camminando a piedi scalzi notai invece in quella lama di luce qualcosa che catturò la mia attenzione, mamma in fondo al letto era seduta sui talloni che guardava papi coricato, la sua camicia da notte era aperta, da quello spiraglio notavo le gambe di papà dal ginocchio ai piedi, il piede destro di papi copriva parzialmente la coscia di mamma, la pianta del piede teneva indietro la camicia di mamma permettendo di esporre le sue natiche.

Rimasi ferma ad osservare per capire quella posizione insolita, poi appresi… anche se non si vedeva nulla dell’intimità di mamma, a parte i seni che facevano capolino, si notava la mano di mamma nascosta tra le cosce che si muoveva lentamente, sgranai maggiormente gli occhi per mettere a fuoco quel ritaglio l’immagine che si poteva vedere da quello spazio ridotto.

Rimasi impietrita e nello stesso tempo affascinata, mamma si stava masturbando davanti a lui, il silenzio era assoluto, io mi sentivo una ladra che andava a profanare senza permesso questi rapporti di coppia.
Mamma poi si rilassò completamente avanzando sul letto per poter posare la schiena sul materasso, rimase con le ginocchia piegate, divaricate, coricata e con le mani sui seni, se li palpava tirandosi i capezzoli ben pronunciati, papà scomparve del tutto ma dopo pochi secondi si materializzò la sua testa che si tuffava tra le cosce di mamma, sapevo per esperienza che dopo le coccole le labbra rimanevano ben imburrate e flosce, pronte ad accogliere una lingua desiderosa di completare l’opera. Papà esplorava con le mani, non si vedeva il suo viso nascosto dalla gamba di mamma, le mie fantasie non lasciavano dubbi, sapevo che stava assaporando la fig@ di mamma, mi diedero conferma quei suoni particolari che si emettono quando succhi qualcosa di umido e farcito.

Nella posizione che si erano messi mi sentivo decisamente a rischio, se solo mamma avesse girato la testa mi avrebbe visto dietro la porta, scappai in camera mia buttandomi sul letto, ero lì ma la mia testa, i miei pensieri erano ancora su loro due che facevano l’amore.

Come per incanto le mie dita si animarono, sapevo di essere bagnata, mi sfilai i calzoncini del pigiamino estivo e cominciai a toccarmi freneticamente, quasi con violenza, le mie dita si alternavano a colmare gli orifizi dilatati, la mia mente si era talmente immedesimata in quella di mamma che sospiravo e ansimavo immaginando papi succhiarle il clito e mamma prenderlo in bocca con amore, mamma che manovrava abilmente la verga di papà passeggiando con la lingua sulla sua pelle, succhiandogli le palle sensibilissime e posandolo infine tra i seni per stringerlo a se in attesa dei suoi caldi e densi doni.

Mamma e papi facevano sesso, io ero sul mio letto a masturbarmi, casa mia si era trasformata in un bordello, in una casa chiusa dove i letti erano coperti di persone in cerca di goduria, spesso mi frullano pensieri saffici mentre mi masturbo ma quella notte pensavo unicamente a loro che scopavano, a mamma che offriva il suo culetto senza ritegno e proprio mentre le mie fantasie vorticavano venni, la mia vagina colava letteralmente sulle mie dita che cercavano di salvare il salvabile per portarlo in bocca, mi sentivo perversa al massimo, se avessi potuto contorcermi mi sarei leccata da sola le mie parti intime. Non seppi mai come vennero i miei ma di sicuro godettero.
Dopo l’orgasmo mi addormentai e al risveglio mi ritrovai ancora senza nulla sotto e con le dita sulle labbra oramai asciutte.

Mi rimisi a posto ed andai in cucina per far colazione, mamma era già davanti ai fornelli per riscaldare il latte, era ancora con la sua camicia da notte però stavolta chiusa, mi sentivo imbarazzata e mamma ruppe il silenzio dicendomi che aveva passato una notte insonne perché non era riuscita a digerire ciò che aveva mandato giù quella sera, istintivamente mi venne da sorridere perché non capivo se mamma asseriva alle pizze o alla panna calda che papà le aveva donato.

alla scrivania


Quando iniziano a frullarti certi pensieri su momenti vissuti e sei al lavoro, vorresti soddisfare la tua mente ma sei impedita da occhi indiscreti che non ti permettono di compiere certi giochi allora cerchi soluzioni, alternative… e nel frattempo le pulsazioni si intensificano, senti quasi palpitare tra le tue gambe che sotto la scrivania scalpitano, si stringono facendo movimenti mirati, il tuo monte di Venere è paragonabile ad un vulcano che apparentemente è calmo e innocuo ma dentro c’è il magma incandescente, i suoi lapilli trovano barriera sul perizoma, si abbattono creando insignificanti macchioline.

Anch’io in questo momento sto vivendo quelle sensazioni, la mia penna con aria innocente va a stuzzicare i capezzoli sulla camicetta che prontamente rispondono, il reggiseno è di tulle, sottile, quasi inconsistente, eccoli che si fanno turgidi come bulloni, puntano, cerco di distrarmi scrivendo queste parole, le mie dita battono sulla tastiera poi si fermano per dar sollievo sotto la scrivania, la mia vagina è in fibrillazione, vuole giocare, lo pretende, vuole essere seguita, guidata dalla mie dita, riesco a fare qualcosa di superficiale sopra il tessuto bagnato, le labbra sono sensibilissime, il polpastrello forma piccoli cerchi sul clitoride rigonfio, tutto pulsa, le gambe si stringono, i muscoli si contraggono.

Vedo di fronte a me Manuela che traffica su alcuni documenti, la immagino lasciarsi andare sul letto, le sue labbra dilatate, flosce, le sue dita esplorare, i suoi seni mi hanno sempre fatto invidia per come sono modellati, quante volte lo pensata le mie fantasie si sprigionano facendosi strada, continuo a battere sulla tastiera mordendomi il labbro inferiore, sento che il culmine è dietro le porte, sento che sto per perdere i comandi e allora abbandono la mia postazione (…) sono appena ritornata dal bagno, mi sento priva di energie quando dopo aver chiuso la porta e appoggiato un piede sul copriasse ho scostato il perizoma, le mie labbra hanno fatto subito capolino pigolando come pulcini in attesa di cibo, le ho consolate accarezzandole fino a farle piangere dalla gioia, sono venuta divinamente portando infine le mie dita in bocca per assaporarne il miele, non mi sono lavata le mani e ancora adesso mentre sto battendo le mie ultime parole avvicino i polpastrelli alle mie narici per sentire il suo profumo.

Sono queste piccole cose a lasciar la giornata più colorata.

Caro vecchio divano


Scritta con mani tremanti e senza veli sul mio divano:






Caro vecchio divano
Compagno fedele dei miei dolci momenti
Quante ne hai viste, quante ne hai vissute
Se la tua pelle potesse parlare
Se i tuoi cuscini potessero esprimersi
Quante le fiabe che potrebbero narrare.

Conosci i miei movimenti
Conosci le mie posizioni
Attendi paziente i miei glutei sopra i cuscini
E osservi le scene ogni volta simili ma ogni volta diverse.

Capisci i miei versi, le mie grida di piacere
Quando al culmine dei giochi
Firmo con le mie gocce sulla tua pelle
Suggellando così questi attimi goduti insieme a te.

E attendi paziente il nuovo giorno
Il nuovo gioco che si ripeterà all’infinito nei miei giorni

Caro vecchio divano

Un tocco da maestro


Il caldo torrido dell’estate non dava tregua sul pullman di linea che nonostante fosse munito di aria condizionata non riusciva a soddisfare le esigenze delle persone pigiate come sardine, lei… una ragazza di quelle normali, non decisamente in carne ma nemmeno snella, viaggiava in piedi rimanendo attaccata ai sostegni, la pertica fissata di fianco ad ogni sedile vicino ai finestrino, si teneva con la mano sinistra mentre con la destra teneva sul braccio lo spolverino, addosso aveva la classica gonna di maglina che a ogni movimento avanzava di qualche millimetro, la coscia era praticamente incollata al sostegno, seduto sul sedile sotto di lei c’era un ragazzo sui 25 anni, quel tipo di profilo che non dice nulla, che non crea emozioni, anche lui si teneva impugnando il sostegno con la mano destra, per forza di cose mano e coscia si incontravano continuamente, ambedue tiepide e morbide, la coscia strusciava sul dorso della mano, lei subito non ci fece caso ma poi percepì dei piccoli movimenti sulla sua pelle… il pollice di lui si era divaricato e le accarezzava la gamba in ogni occasione.

Lei quasi scocciata per le occasioni che non mancavano mai a questi individui di fare la classica mano morta stava per reagire ma poi constatò che lui lo faceva in maniera particolare, era delicato in quel gioco, i suoi polpastrelli non erano callosi ma ben curati, lo faceva con stile… in fin dei conti non le dispiaceva.
I semafori rossi, gli incroci e il traffico non finivano mai, la mano intanto aveva conquistato territorio e non si limitava più a farlo su quei pochi centimetri di carne, lei adorava quel solletico che creava e che faceva rilassare i muscoli.
Chiuse gli occhi e spostò lo spolverino sull’altro braccio coprendo così la mano dello sconosciuto… voleva vedere fin dove volesse arrivare. Viaggiava con gli occhi socchiusi tenendo acceso il cellulare per godersi la musica con l’auricolare.

La mano… accortasi si avere campo libero iniziò a fare dei veri e propri massaggi sulla coscia, s’infilava con destrezza sotto la gonna accarezzando tutta la zona, lei si stava davvero eccitando, non aveva mai vissuto quelle sensazioni… allargò quel tantino le gambe per facilitare il lavoro alla mano sconosciuta.
Le dita di lui avevano raggiunto l’inguine caldo e morbido, i suoi polpastrelli disegnavano linee lungo tutto il bordo dei perizoma, accarezzando anche i peli che facevano capolino sotto l’elastico.

Lei era consapevole di aver perso il controllo ma era eccitatissima perché stava succedendo sotto gli occhi di tutti, qualcuno stava accarezzando il tessuto sottile che copriva la vagina, sapeva di essere bagnata e quello la attizzava ancora di più.

Ad un certo punto, avendo gli auricolari lei simulò una risposta al cellulare rispondendo a voce alta:” grazie ancora.. è tutto ok, il tuo lavoro sta andando benissimo però non lasciarlo a metà, vorrei che tu lo finissi…. Come? Certo che vorrei venire adesso, mi piacerebbe davvero”
Tutti sentirono queste parole ma solo il padrone della mano registrò il messaggio, esitò un instante ma poi si fece strada scostando abilmente il perizoma e lasciando le sue labbra al vento, sempre con delicatezza accarezzo il monte di venere facendo anche scorrere le dita tra le labbra oramai dilatate, la figa era decisamente pronta a ricevere queste visite particolari, le dita scivolavano grazie agli umori gentilmente donati che fuoriuscivano, lui cominciò a scoparla con le dita, prima una poi due, sempre con la stessa delicatezza… era davvero bravo.

Lei era in estasi per il godimento che stava ricevendo, si sentiva sporca, sgualdrina e questo la eccitava ancora di più, per andare incontro alla mano faceva movimenti col bacino, piccoli sottili movimenti che nessuno avrebbe notato a causa dei continui strattoni. Ad un certo punto le dita si divaricarono e probabilmente l’indice, dico probabilmente perché non ne era certa si fece strada allargando l’orifizio del secondo canale, il pullman fece un’impennata e con l’occasione il dito la penetrò del tutto.
Lei perse completamente i comandi sentendosi le dita contemporaneamente nella figa e nel culo , l’orgasmo la raggiunse come per incanto e lei dovette soffrire per soffocare le grida di piacere, la figa colava il suo brodino sulla mano che oramai aveva ritirato le sue dita e che si limitava a massaggiarle le labbra completamente flosce.
Lei simulò col fiatone una seconda risposta al cellulare:” ciao.. stamattina sono venuta e sono davvero soddisfatta per il tuo lavoro… è stato un tocco da maestro, spero di rivederti a tempi brevi… grazie ancora”.

Il pullman si fermò, le porte dell’uscita si spalancarono e lei uscì barcollando vivendo ancora i postumi di quell’orgasmo originale, lui non battè ciglio ma quando il bus ripartì aveva stampato un sorriso sulla sua bocca.

Seduta in metrò


Mercoledì 4 giugno 2008

La giornata è iniziata in maniera particolare, ero seduta in metro a leggere svogliatamente il libro di Follett, la carrozza era quasi vuota, una ragazza sui 23-25 sedeva di fronte a me a qualche metro di distanza, quando ho alzato la testa dal libro lei muovendosi ha allargato le gambe e in quel decimo di secondo sono comparse le sue labbra senza veli, se avessi alzo il viso un attimo prima o dopo non avrei visto nulla, subito non ci stavo credendo ma poi mi sono resa conto che non è stata un’illusione ottica, lei sotto la gonna a ruota non portava nulla, sono rimasta prima scossa ma poi affascinata.

Chissà quante donne si vestono quotidianamente in questa maniera e noi ignare ci sediamo vicino, perché no le colleghe oppure le mamme che accompagnano i bambini all’asilo e che tutte le mattine incrocio. Avessi avuto il tempo di contemplarla scriverei adesso i suoi particolari ma non mi è stato possibile, ciò che posso invece confermare è che era veramente intrigante.

Sono consapevole che mostrare i propri “gioielli” rende appagata una donna, spero solo di avere l’occasione di ritrovarla nei prossimi giorni e magari attaccar bottone con lei per avvicinarmi all’argomento e farle sinceramente i complimenti per il suo fascino e la sua disinvoltura magari proponendole di fare insieme la stessa cosa il giorno dopo…. oppure perché no, fare io la stessa cosa domani e in seguito fino ad incontrala, mostrarle le mie proprietà se le condizioni me lo permettono e vedere le sue reazioni. Sono quasi certa che mi risponderà con un sorriso.

Ciao caro diario

Sul balcone


Venerdì 10 luglio 2009

Sono letteralmente stravolta, la giornata è stata movimentata, i bimbi sono sul letto rilassati che fanno sogni tranquilli, lui ha già chiuso gli occhi e discute con Morfeo, vorrei farlo anch’io ma non posso tralasciare questi momenti e voglio suggellare i momenti vissuti stasera con lui sul balcone perché so che se lo facessi domani sarebbe diverso, le immagini sono ancora nitide nella mia mente e domani prenderebbero altre sfumature…

È tarda sera, lui esce dalla doccia con l’accappatoio aperto e viene sul balcone con me, i piccoli sono sprofondati sui letti decisamente scomodi di questo albergo, dormono tranquilli dopo tutte quelle energie bruciate.

Dal balcone si vede il mare, le spiagge sono deserte, lui si mette sulla sedia di plastica, gli scivola ai fianchi l’accappatoio aperto, lo guardo in mezzo alle gambe e lo vedo inerme e afflosciato, accendo una Diana e gliela passo, lui sembra riflettere in silenzio, vorrei leggergli il pensiero ma non è possibile, si sta davvero godendo questi attimi di pace, c’è solo il vetro smerigliato che ci divide dal modi, sul balcone a fianco vedo sagome di persone che parlano, lui da di spalle al vetro, sento che sto per accendermi, mi avvicino a lui e mi metto ai suoi piedi inginocchiata, sento le piastrelle ancora tiepide che trasmettono calore, gli accarezzo i fianchi, le natiche, le mia mani scompaiono sotto il suo accappatoio, sento i suoi muscoli rilassarsi, ce l’ho davanti al viso, lo contemplo e glielo bacio strusciandolo sulle mie guance, è caldo al punto giusto… dio come mi piace quand’è così.

Sempre accarezzandogli i fianchi e le cosce lo prendo in bocca senza usare le mani, mi eccita il fatto che dietro quel vetro ci siano persone che parlano allegramente… ignare che a pochi metri da loro io stia succhiando il mio uomo, sento che si sta svegliando, sta crescendo nella mia bocca, percepisco le sue pulsazioni.

Lui si china e mi accarezza dolcemente i capelli, sento lacrimare nel mio inguine…. è cosa buona, le mie parti sensibili sollecitano carezze, le cercano disperatamente, sempre tenendolo in bocca mi sfilo il perizoma verde acqua rimanendo in ginocchio, le labbra sono dischiuse, lucide, le mie dita perlustrano dolcemente la loro fedele compagna di giochi innocenti e appaganti, si nascondono dentro di lei per godersi il calore e gli inguenti che sa donare, ho il clito rigonfio e sensibilissimo che risponde alle mie carezze, farò di tutto per venire insieme a lui.

Sento che l’orgasmo è alle porte, lui inizia a contrarre i muscoli, si agita allora gli prendo la palle in bocca, le modello con la lingua, le succhio, so che apprezza questo gesto ed ecco che una copiosa pioggia di latte caldo si sprigiona, i suoi fiotti saettano verso l’alto precipitando poi sul mio viso, mentre li ricevo godo anch’io, le scosse mi attraversano tutta la schiena arrivando al cervello, non posso urlare perché il balcone di fianco ospita ancora gente ma mi eccita il fatto che sono venuta sotto il loro naso.

Raccolgo con la lingua i residui sul suo prepuzio, ho le guance che colano, i capelli imbrattati ma sono felicissima di essere stata nuovamente donna.
Lui scende dalla sedia e si inginocchia davanti a me, mi mette la lingua in bocca consapevole di condividere la sua panna… dio quanto la amo.

Adesso vado a letto, non so se conserverò questi scritti, forse domani strapperò questa pagina e la metterò in una bottiglia in balìa delle onde, chi lo sa, forse un giorno qualcuno la leggerà.

Buonanotte diario